E allora che chiacchiere siano: ecco le pagelle degli US Open.
JMDP, 10 e lode. GianMartino lo aveva anche ammesso; il torneo major, la città di New York, il cemento come superficie, tutti ingredienti per una ricetta perfetta. Il ragazzo di Tandil ha vinto con pieno merito il suo primo Slam battendo il n.2, Nadal, e il n.1, Federer (e se Murray non si fosse eliminato da solo, JMDP avrebbe fatto fuori anche il n.3 della classifica ATP). Al di là delle considerazioni tecnico-tattiche (a proposito, se non lo avete ancora fatto, andate a leggere l’analisi di Jacopo Lo Monaco sul suo blog) il ‘vero’ segreto del successo argentino sono i suoi piedi. Yes, avete letto bene, JMDP è alto due metri ma ha i piedi di uno alto 15 cm meno di lui. Decisamente un bel vantaggio.
Rogerio, 8. Federer ha illuso tutti noi a Cincinnati e anche nel corso dello Slam (almeno a tratti) con il suo gioco, con la sua intensità, con la sua capacità di variare, con il suo essere il più di tutti. Però ci ha illusi e forse si è illuso anche lui stesso. Un’ora, un’ora e mezzo di prestazioni galattiche bastano contro molti avversari, magari contro quelli sui quali esercita una certa pressione psicologica (penso a quelli con cui ha vinto 8-10 volte o più, tipo Roddick, Gonzalez, Soderling, Djokovic, per esempio). Ha perso la finale che ha certamente sentito di aver vinto almeno 3 volte nel corso della stessa. Un peccato di supponenza?
Nadal, 8. L’ho scritto a commento della sconfitta contro Del Potro. Rafa è tornato dopo un’assenza prolungata dal circuito, ha affrontato la superficie meno gradita e raggiunto, uguagliandolo, il suo miglior risultato (semifinale, mica 3rd round). C’è tantissimo per cui sentirsi soddisfatti.
Djokovic, 6. Ha raggiunto la semifinale nello Slam, risultato che ormai gli è abiutale a New York come negli altri major. Ma nel suo caso, a differenza di Nadal, non basta. Novak non dà più l’impressione di essere competitivo per la vittoria finale. E, forse la cosa peggiore, lo crede lui stesso. Pare rassegnato ad una mediocrità di alto livello.
Cilic, 7. Marin è un 1988 ed è stato capace di raggiungere per la prima volta un quarto di finale in uno dei tornei che contano davvero. E’ stato il primo quarto e non sarà l’ultimo. Il mio giudizio sul croato non è cambiato però: ha un servizio mediocre, un dritto ballerino e, a differenza del ‘gemello’ JMDP (stessa età e, in pratica, stessa altezza), ha dei piedi enormi.
Roddick, 6. A-Rod non è stato fortunato nel match contro Isner (voto 7, il gigante sta mostrando di essere cresciuto nei colpi da fondo e adesso vale tutta la posizione che occupa nel ranking). Sì forse, un paio di punti potevano girargli a favore invece che dirgli male. Ma non cambia la sostanza: Roddick avrà pure migliorato il rovescio, ma il suo dritto è un colpo tra i più involuti di tutto il circuito e il servizio tiene per un’ora e mezza ma poi cala. Se fosse un ciclista, direi che Andy è ormai uno buono per una classica del Nord ma non è più competitivo per una grande corsa a tappe. L’ultima chance l’ha avuta, Wimbledon, ma sappiamo bene come è andata (aaaaaahhhhh quella volee nel tiebreak!!!).
Verdasco e Soderling, 7. Li accoppio perché ai miei occhi sono i due giocatori che nel 2009, anche in momenti diversi, hanno fatto il salto di qualità. Li vedo come due top 10, parte bassa della classifica certo, ma lo spagnolo e lo svedese hanno maturato quella solidità che dovrebbe garantire loro un posto negli ‘ultimi otto’ di ciascuna prova dello Slam dei prossimi tre anni.
Monfils, 6. Lo segnalo perché, imo, esce con le ossa rotta dal match con Nadal. Con il maiorchino può perdere chiunque, certo, ma il francese ha dimostrato una certa ottusità sportiva. Al limite del ridicolo i suoi monologhi ‘pugilistici’ quando ormai a tutti era evidente quanto Nadal lo avesse suonato.
Blake e Wawrinka, 5. Tennisti alla frutta: l’americano per logorio più fisico che psichico, mentre per lo svizzero (il voto è mooolto generoso) si tratta di calo mentale bello e buono. Per i loro tifosi è iniziata la stagione delle sorprese, in negativo però.
Gasquet, 3. Il voto non può essere il riflesso del risultato (come detto, contro Nadal può perdere chiunque). Il voto è il riflesso del modo in cui il risultato è arrivato. Gasquet è parso molle e senza la motivazione che i miracolati dimostrano quando si stanno giocando la seconda chance della vita. E invece il fighetta francese se ne frega, forse pensando che le carte false fatte dalla sua federazione sono un atto dovuto.
Italiani, 1. Come il numero di set conquistati complessivamente nel tabellone principale. Mamma mia.


















