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31 dicembre 2009

TENNISTI ITALIANI: IL PAGELLONE DEL 2009

Fabio Fognini - Foto Andrea Gabrielli

In compagnia di Fabio Colangelo, ex giocatore professionista di ottimo livello, ed ora opinionista per SPAZIO TENNIS, il blog dell'amico Alessandro Nizegorodcew, ho tracciato il bilancio dei tennisti italiani della stagione appena conclusasi. Non sono stati inseriti dei voti veri e propri, quanto piuttosto dei giudizi sull’andamento del 2009, accompagnati dagli immancabili aggettivi alla Ziliani, uno dei 'punti di forza' del grande Fabio. Il pezzo è disponibile, ovviamente, anche sul sito di SPAZIO TENNIS, l'unica (e ottima) radiotrasmissione nazionale interamente dedicata al nostro favoloso sport.

(di Marco Caldara e Fabio Colangelo)

ANDREAS SEPPI: LEGGERMENTE NEGAT
IVO
In questo 2009 la sorte non è certo stata dalla sua parte, opponendolo (fra primo e secondo turno dei vari tornei) per quattro volte a F
ederer, e due a Murray, Verdasco e Nadal. Almeno in un’occasione ha fatto match pari con tutti, ma ogni volta è mancato l’acuto. Ha preso parte ad un solo Challenger e, pur con qualche difficoltà, l’ha vinto, dimostrando di essere di un livello superiore. Ha salvato per pochissime posizioni il ‘trono’ di numero uno d’Italia, e con qualche aggiustamento tecnico, ma soprattutto tattico, nella prossima stagione potrà avvicinare il suo best ranking; ma il 2009, sul piano dei risultati, non è stato soddisfacente.
FORTUNATO IN AMORE

FABIO FOGNINI: POSITIVO
Si contende con Lorenzi lo scettro di miglior azzurro della stagione; ma il suo 2009 è stato senza dubbio più qualitativo che quantitativo
(a differenza di Paolo), e per questo merita qualcosa in più. Pochi Challengers (2) e una programmazione ambiziosa, che l’ha visto recarsi pure in Asia, hanno portato buoni risultati, con una semifinale a Stoccarda e un quarto a Bucarest come migliori; e vittorie su Davydenko, Almagro, Cilic e Berdych (terra) e Gulbis e Golubev (veloce). Sul piano del gioco è quasi completo (il servizio può crescere) e se riuscisse a progredire ancora mentalmente, potrà puntare in alto.
IN MATURAZIONE

POTITO STARACE: NEUTRO
Un quarto a Monaco come miglior risultato ATP, e vari piazzamenti, fra cui la vittoria a Torino, nei Challengers. Ha dimostrato di potersela c
avare anche sull’erba, portando al quinto set Radek Stepanek (non proprio uno ‘di passaggio’); mentre continua a evitare, o quasi, il cemento; sul quale, ad opinione di tutti, potrebbe tranquillamente far bene (e l’ha dimostrato più di una volta). A livello di gioco è in continuo miglioramento, e nel 2010, con una programmazione un po’ più coraggiosa, potremmo ritrovarlo in posizioni che contano.
PIGRONE

PAOLO LORENZI: MOLTO POSITIVO

Stagione entusiasmante. Chi se lo sarebbe aspettato? Ad inizio anno ha preso parte addirittura a due Futures, vincendone uno, ed oggi lo troviamo numer
o 84 del mondo, con un posto di diritto all’ Open d’Australia ed in quasi tutti i tornei ATP successivi. Quattro vittorie e due finali Challenger l’hanno spinto nell’elite del tennis, a dimostrazione che il sacrificio e l’allenamento pagano, e non poco. La stagione in arrivo si prospetta per lui piuttosto difficile, in quanto a livello ATP non ha praticamente mai giocato; ma dopo un 2009 simile è lecito attendersi di tutto. Bravo Paolino!
PIACEVOLE SORPRESA

SIMONE BOLELLI: NEGATIVO
Vuoi per vari problemi di natura fisica, vuoi per il mat
rimonio (che per quanto piacevole possa essere, un po’ distoglie sicuramente dall’attività), la stagione del tennista di Budrio è stata senza dubbio negativa. Oltre 50 le posizioni perse da inizio anno, e una serie di otto sconfitte consecutive (Davis compresa) da New Haven in poi. Il cambio di coach, per ora, non gli ha affatto giovato, e per uno con i suoi mezzi (tecnici e non) essere di poco dentro ai top100 non è sufficiente. Solo tre volte nel corso dell’anno ha saputo vincere due match consecutivi nello stesso torneo, raggiungendo i quarti una sola volta (Umago). Può, e DEVE, fare di più.
SMARRITO

(Simone Bolelli - Foto Antonio Costantini)

FLAVIO CIPOLLA: POSITIVO
Il suo 2009 è partito benissimo, con i secondi turni r
aggiunti a Chennai e agli Aussie Open (sempre partendo dalle qualificazioni), con vittorie su giocatori del calibro di Tursunov e la ‘vendetta’ su Wawrinka. Qualche altro buon risultato, come i quarti a Belgrado e la qualificazione a Montecarlo (con vittime come Nieminen e Starace) l’hanno portato per la prima volta in carriera nei top100; e senza gli infortuni che ne hanno rovinato la seconda metà di stagione, probabilmente vi sarebbe ancora ‘dentro’. Un grosso in bocca al lupo a Flavione nazionale!
TALENTO SFORTUNATO

ANDREA STOPPINI: POSITIVO
Anche per lui vale lo stesso discorso fatto per Cipolla. Stagione iniziata nel migliore dei modi, con la qualificazione agli Australian Open e a San Jose (perse 7-6 7-6 da Del Potro); proseguita con la vittoria del primo Challenger in carriera (Smirne, 75.000$) e il nuovo best ranking (166); e terminata decisamente male. Il trentino è calato nel periodo estivo, sul cemento americano, la superficie che gli si addice di più. La trasferta USA è iniziata con due amare sconfitte per 7-6 al terzo, e Andrea non si è più ripreso, scivolando fuori dai 200. A 29 anni ha ancora tanta voglia di mettersi in gioco, ed è già in Australia, pronto per una nuova stagione, che dire, la determinazione non gli manca di certo.
DISCONTINUO


FILIPPO VOLANDRI: NEGATIVO
E’ stato per molte stagioni il numero uno azzurro, e se
nza dubbio il miglior italiano dell’ultimo decennio, quindi da lui ci si aspetta certamente di più di quanto fatto vedere nel corso dell’anno. Bisogna però tener conto anche dell’assurda squalifica per doping (poi revocata, ma poco prima del termine), che ha a mio modo di vedere influito notevolmente sul piano morale. Vederlo fuori dai 200, e con una finale Challenger come ‘season best’, è un po’ triste, ma il tennis di Filippo è sempre quello d’un tempo, e con le giuste motivazioni potrebbe recuperare molto terreno.
SFIDUCIATO

MARCO CRUGNOLA: POSITIVO (MA DEVE ESSERE UN PUNTO DI PARTENZA)
Molto (forse troppo) spazio alla terra, e poco al c
emento. Ottiene il nuovo best ranking, dei buoni risultati: quattro quarti di finale Challenger e una semi (Roma-Rai), ed anche delle ottime vittorie (Golubev, Navarro, Di Mauro e Maxi Gonzalez su tutte); ma dal suo tennis ci si attende senza dubbio di più. La ciliegina sulla torta è stata la qualificazione per il Master 1000 di Madrid, dove la tensione (più che altro) l’ha poi messo K.O. con Wawrinka. Per la seconda volta gli sfugge la qualificazione a Wimbledon nel turno decisivo (idem nei tornei ATP di Stoccolma e Monaco); a segno che manca ancora qualcosa, a livello psicologico, per fare il definitivo, e tanto atteso, salto di qualità.
INCOMPIUTO

ALESSIO DI MAURO: NEUTRO
Il miglior risultato del suo 2009 arriva al Challenger di Milano, dove, dopo l’inaspettato successo del primo turno sulla wild card Fabio Colangelo acquisisce una grande dose di fiducia, che lo porta alla vittoria finale. A quel punto la stagione, che gli aveva sin li regalato 3 quarti di finale, subisce una brutta involuzione, co
n Alessio che rimedia sette sconfitte consecutive nei successivi tornei. Si riprende a Cordenons, dove torna a vincere un match, e supera poi un turno (ma solo uno) anche nei successivi quattro appuntamenti, salvo poi rimediare altri due miseri primi turni. A 32 anni suonati ha già raggiunto l’apice della sua carriera (fu numero 68 due anni or sono), ma se il fisico lo supporterà, e l’ha sempre fatto, a livello Challenger potrà ancora dire la sua.
IMMORTALE

(Fabio Colangelo - Foto Paolo Cresta)

ANDREA ARNABOLDI: POSITIVO
Oltre 100 posizioni scalate in questa stagione, e il
nuovo best ranking a ridosso dei primi 200 implicano positività, e Andrea pare inoltre cresciuto anche sul piano mentale. Ha dimostrato di poter competere con avversari spesso superiori, e nonostante sul duro abbia ancora ampi margini di miglioramento, in Serie A si è tolto delle buone soddisfazioni (battuti Vanni sulla moquette e Starace nella finale di Bra). Nel 2010 ci si attende la sua esplosione, e il canturino, pur essendo (forse) ancora un po’ troppo leggero, ha le qualità per poter emergere.
(SEMPRE PIU’) SPAGNO
LO

RICCARDO GHEDIN: POSITIVO
Il suo obiettivo per la stagione era quello di mantenere la classifica di fine 2008, e l’ha fatto. Ha confermato anche la finale di Cali, arrivando all’ultimo atto a Bogotà. Grandissimo risultato è stata la qualificazione per il torneo di Wimbledon,
nel quale ha vinto due ottimi match (con il russo Kudryavtsev, e con Crugnola) prima di cedere dignitosamente a Gulbis. Sulla terra può crescere notevolmente, e sul duro deve solo trovare continuità. Quando questa arriverà, i risultati ne saranno una conseguenza.
STUPEFACENTE

FEDERICO GAIO: POSITIVO

Sicuramente il giovane più promettente di casa nostra, ha raggiunto la finale nel torneo Bonfiglio (gli Internazionali d’Italia Under18) per poi dedicarsi quasi interamente ai tornei Futures, che gli hanno regalato qualche buona soddisfazio
ne, su tutte la semifinale nel 10.000$ di Palazzolo sull’Oglio, la vittoria su Matteo Viola, e i buoni match con i veterani Piccari e Ianni. Se Federico farà tutto nella maniera giusta (e le prospettive non sono affatto negative) ha la strada spianata verso il tennis che conta, ma non sempre tutto va per il verso giusto. Forza e coraggio.
PROMESSA

MATTEO TREVISAN: NEGATIVO (LUI CENTRA POCO)
Stagione negativa, ma non per colpa del giocatore stesso. Raggiunge il suo nuovo best ranking (635) proprio nella classifica di fine anno, e lo fa co
n soli nove (!) tornei ‘contabili’. Ha preso infatti parte a soli 19 tornei, ed in 10 non è riuscito ad andare a punti. La sua miglior settimana è coincisa con il 100.000$ di Torino, dove ha battuto il francese Recouderc, e battagliato per tre set con il tedesco Simon Greul, dimostrando che, se a posto fisicamente, può andare davvero lontano. Se libero dagli infortuni (e con qualche progresso psicologico), il 2010 potrebbe essere il suo anno.
GODOT


STEFANO IANNI: INDESCRIVIBILE
Come giustamente sottolineato da Fabio, quando si parla di tennisti italiani non ci si può dimenticare del buon Stefano Ianni, ed ecco quindi una valutazione anche alla sua stagione. Parte malino, rallentato anche da problemi di salute, e
fino a Maggio vince poco. Pur giocando male raccoglie una semifinale e un quarto Futures negli States e poi torna in Italia. Si lancia nei Challenger, ma con scarsi risultati, ed arriva quasi all’esasperazione. Riprende ad allenarsi seriamente e bene, e complice il cambio di racchetta, infila due qualificazioni consecutive a Trani e Manerbio. A fine anno centra poi la vittoria nei 10.000$ sul cemento di Napoli, e inizia la lunga preparazione per il 2010. La sua ambizione/certezza è quella di tornare fra i primi 300 giocatori del mondo, e non possiamo fare altro che augurarglielo di cuore.
APPUNTAMENTO A NEW YORK

Lo staff di TENNIS MASCHILE.com coglie l'occasione per porgervi i più sentiti auguri di buon anno, e per comunicarvi che nella nuova stagione Alessio Baldi non sarà più dei nostri. Alessio ha scelto di abbandonare, questa volta definitivamente, il nostro sito, per dedicarsi ad un altro. Non ci rimane quindi che augurargli tanta fortuna nella sua nuova esperienza, ringraziandolo per il sostegno portato a TENNIS MASCHILE.com. Buon 2010 ragazzi!

29 dicembre 2009

UNO SGUARDO AL 2009: ALESSIO DI MAURO

Foto Antonio Costantini

Si conclude con Alessio Di Mauro la serie di articoli del nostro Roberto che, con cadenza settimanale, analizza per TENNIS MASCHILE.com le stagioni dei primi 10 giocatori azzurri nella classifica mondiale. Vi avvisiamo però che la nostra analisi sul 2009 tennistico non si concluderà qui.


(di Roberto Bontempi)

Con Alessio Di Mauro chiudiamo la carrellata sulla stagione dei primi dieci italiani nel ranking ATP. Tra questi, il tennista siracusano è il più “anziano” avendo compiuto i trentadue anni in agosto.

Di Mauro, che un paio di stagioni fa era stato anche numero 68 del mondo, era partito al numero 240 ed ha finito al numero 229, segno di un’annata complessivamente accettabile, articolata in 28 tornei (24 challenger), tutti sulla terra battuta, con 26 incontri vinti su 52 disputati. In realtà, come molti suoi colleghi azzurri e non solo, Alessio ha concentrato gran parte dei suoi successi nel primo semestre del 2009 (addirittura 21 dei 26 match ottenuti), raccogliendo, invece, pochissimo nella seconda metà dell’anno, durante la quale, in tredici tornei, ha superato solo 5 volte un turno.

Il crollo di Di Mauro è iniziato subito dopo il suo acuto più importante di questo 2009: la vittoria nel 30.000$ di Milano in finale sul francese Millot, il sesto successo challenger della sua più che decennale carriera (il primo lo aveva conquistato a Campinas, nel 2001). Nel capoluogo lombardo Alessio aveva superato Volandri in semifinale e, nei quarti, era stato uno degli ultimi avversari di Mathieu Montcourt, numero 108, pochi giorni prima che un male terribile stroncasse improvvisamente la vita del giovane tennista transalpino.

Prima nella vittoria milanese il siciliano aveva ottenuto altri discreti piazzamenti nei tornei challenger: una semifinale a Monza e tre quarti di finale a Bucaramanga, Meknes e Barletta, dove, tra gli altri, era stato in grado di battere il top-100 Marcos Daniel.

Difficile fare previsioni per il 2010 di Di Mauro. L’unica cosa da dire è che Alessio, un po’ come sta accadendo a Lorenzi, disponendo di qualità tecniche buone ma non straordinarie, è riuscito, grazie ad una mentalità dedita al lavoro e al sacrificio, a costruirsi una carriera di tutto rispetto che può tranquillamente fare invidia a tanti altri colleghi italiani, magari in possesso di un gioco più spettacolare, ma che hanno ottenuto meno della metà dei suoi successi. Quindi grande stima e tanti complimenti a Di Mauro che, a trentadue anni, ha ancora tanta voglia di impegnarsi nello sport che ama e che, usando una frase fatta ma mai così appropriata, rappresenta davvero un esempio per i giovani, magari già un po’ “montatelli”, che hanno il desiderio di intraprendere la carriera da professionista.

CHI VOLESSE LEGGERE TUTTI I DIECI PROFILI TRACCIATI DA ROBERTO A FINE STAGIONE LI PUÒ TROVARE A QUESTO INDIRIZZO.

27 dicembre 2009

UNO SGUARDO AL 2009: MARCO CRUGNOLA

Foto Gabriele Acquistapace

Continua con Marco Crugnola la serie di articoli del nostro Roberto che, con cadenza settimanale, analizza per TENNIS MASCHILE.com le stagioni dei primi 10 giocatori azzurri nella classifica mondiale.


(di Roberto Bontempi)

Il numero 9 d’Italia per le ultime classifiche internazionali dell’ATP è Marco Crugnola, 224 del mondo. Quasi sconosciuto al grande pubblico, Marco è un ventiseienne ragazzo di Varese che si allena a Milano con Corrado Borroni e che a tennis gioca parecchio bene: buoni fondamentali, buon servizio e una certa propensione al gioco offensivo fanno di Marco uno dei tanti tennisti azzurri che si fa guardare volentieri.

Fino a questo 2009 i suoi risultati erano stati piuttosto deludenti ma, proprio in questa stagione, Marco ha finalmente avuto occasione di assaggiare il circuito dei grandi tornei, mostrare il suo valore ad una platea più vasta ed accumulare esperienze certamente preziose per il futuro.

Ben 34 tornei disputati, la stragrande maggioranza Challenger, ma anche le qualificazioni tentate nei quattro Slam e in una mezza dozzina di ATP, per un totale di 36 match vinti e 34 persi, Crugnola ha come migliori piazzamenti le semifinali nel Challenger di Roma-Rai e quattro quarti di finale sempre in appuntamenti del circuito minore in Italia (Bergamo, Alessandria, Trani e Como), ma il risultato più importante l’ha raggiunto nel Master 1000 di Madrid: nella capitale spagnola, infatti, Crugnola ha superato per la prima e unica volta dell’anno le qualificazioni in un torneo del tour maggiore, battendo due solidi top-100 come Maximo Gonzalez e Navarro, ed ha avuto la possibilità di giocare su un campo importante contro l’ex top-10 Wawrinka.

Nel corso dell’anno l'allievo di Borroni ha avuto modo di superare altri tennisti di un certo livello come il brasiliano Bellucci (a Torino), Andrey Golubev (sul veloce di Bergamo) e Alessio Di Mauro (sulla terra di Trani).

Anche questi successi hanno permesso al tennista varesino di conquistare, all’indomani dello sfortunato torneo di Wimbledon in cui è stato sconfitto nell’ultimo turno di quali dall’altro azzurro Riccardo Ghedin, il suo best ranking, numero 165.

Non c’è dubbio che dal talento di Marco si possano pretendere risultati ancora più importanti. E’ possibile che l’anno prossimo Crugnola si programmi ancora più coraggiosamente da giocatore vero, provando ancor più di frequente di quanto non abbia già fatto quest’anno le qualificazioni dei tornei maggiori. Solo confrontandosi regolarmente con giocatori più forti, infatti, il tennista azzurro potrà testare il suo reale livello di gioco e la propria tenuta fisica e mentale ad un certo standard, e provare a migliorare ancora tutte queste caratteristiche. E solo così, rischiando, potrà evitare di avere rimpianti ed evitare anche a noi appassionati che lo seguiamo con affetto di pronunciare, tra qualche anno, amaramente il solito ritornello: “però, peccato, quel Crugnola giocava proprio bene, poteva diventare più forte di quanto non sia stato!”. Mi sono stancato di ripetere questa frase e confido nel fatto che anche Marco non vorrà sentirsela ripetere.

CHI VOLESSE LEGGEREI GLI OTTO PRECEDENTI PROFILI TRACCIATI DA ROBERTO LI PUÒ TROVARE A QUESTO INDIRIZZO.

22 dicembre 2009

UNO SGUARDO AL 2009: FILIPPO VOLANDRI

Foto Edoardo De Campora

Continua con Filippo Volandri la serie di articoli del nostro Roberto che, con cadenza settimanale, analizza per TENNIS MASCHILE.com le stagioni dei primi 10 giocatori azzurri nella classifica mondiale.


(di Roberto Bontempi)

Per analizzare l’annata non proprio esaltante del tennista italiano più forte del decennio che sta per concludersi, non si può non tener conto del burrascoso avvio del 2009 di Volandri che, il 15 gennaio, era stato squalificato per tre mesi per doping dalla Federazione internazionale per via del valore anomalo di salbutamolo, sostanza contenuta in un farmaco usato per curare l’asma, di cui Filippo soffre da anni, trovato nelle sue analisi in un test effettuato ad Indian Wells nel 2008. Solo a metà aprile, quando la squalifica era ormai quasi terminata, il Tribunale d’appello dello sport di Losanna ha accolto il ricorso dell’azzurro cancellando la squalifica e restituendo a Volandri soldi e punti ATP da lui conquistati nell’estate 2008.

Capìte bene che, iniziare una stagione così non deve essere il massimo per un atleta che, proprio sul finire del 2008, superato un fastidioso infortunio al ginocchio che aveva tormentato gran parte della sua stagione più delicata, con tanti punti pesanti da difendere, era riuscito a rimettersi prepotentemente in carreggiata giungendo molto vicino ai primi cento.

Filippo, però, non si è mai davvero ripreso e raramente lo si è visto giocare ai suoi straordinari livelli nel corso di questa sua stagione “a metà”.

Solo 20 tornei disputati, tutti sulla amata terra battuta e tutti Challenger (gran parte dei quali disputati in Italia) ad eccezione del Master 1000 di Roma (disputato grazie ad una wild card), le qualificazioni (non superate) a Parigi, e gli ATP 250 di Bucarest e Umago. Migliori risultati: una finale a Trani, sconfitto dal rissoso Koellerer (sua bestia nera) dopo aver superato anche il numero 60 del mondo, Christophe Rochus, e tre semifinali a Roma, Milano e Cordenons. Davvero pochino. Si spiega così il numero 218 ATP, una posizione non semplice da gestire per un ragazzo che sulla terra ha battuto tanti tennisti fortissimi (Federer su tutti…) e che era abituato, nelle ultime 4-5 stagioni, a calcare ben altri palcoscenici.

Lasciato ormai alle spalle questo annus horribilis, il nostro Filo potrebbe ricominciare a crederci davvero nel 2010. A Volandri, nonostante i limiti tecnici al servizio a tutti noti, almeno un posto nei primi 50 giocatori del mondo sulla terra spetta quasi di diritto. Anche se gli anni passano ci auguriamo tutti che i guai fisici lascino in pace il nostro tennista che, se avrà il coraggio di rischiare una programmazione da grande giocatore qual è, potrà regalarsi e regalare ai suoi sostenitori altre stagioni piene di bei risultati.

CHI VOLESSE LEGGERE I SETTE PRECEDENTI PROFILI TRACCIATI DA ROBERTO LI PUÒ TROVARE A QUESTO INDIRIZZO.

21 dicembre 2009

UNO SGUARDO AL 2009: ANDREA STOPPINI


Continua con Andrea Stoppini la serie di articoli del nostro Roberto che, con cadenza settimanale, analizza per TENNIS MASCHILE.com le stagioni dei primi 10 giocatori azzurri nella classifica mondiale.

(di Roberto Bontempi)

Nonostante una seconda parte avara di successi, quella che si è da poco conclusa è stata certamente la migliore stagione della carriera per Andrea Stoppini.

Accusato spesso di pigrizia in passato, il talentuoso tennista di Riva del Garda quest’anno ha girato il mondo in lungo e in largo e, a ventinove anni, si è tolto delle belle soddisfazioni: ha raggiunto, a metà luglio, il suo best-ranking, numero 161, ha giocato, a Melbourne, per la prima volta nel main draw in un Grande Slam e, sul cemento all’aperto di Smirne, si è aggiudicato il suo primo titolo challenger in carriera.

Ventinove tornei disputati (19 dei quali challenger), gran parte dei quali sul veloce, da sempre il suo terreno preferito, Andrea ha dato il meglio di sé nella prima metà dell’anno (20 dei 29 match vinti, sono stati portati a casa da gennaio a maggio). Nei primi mesi del 2009 ha superato due volte le quali in un torneo ATP: la prima volta proprio all’Australian Open di Melbourne, dove ha avuto occasione di incontrare al primo turno Nole Djokovic sul centrale disputando una buona partita; la seconda a San Josè dove ha tenuto testa in modo ancor più sorprendente al futuro vincitore dello Us Open, Del Potro, capace di imporsi solo con due tie-break. Sempre in Australia, nelle qualificazioni di Brisbane, Stoppini era stato capace di superare giocatori di livello come Isner e Bellucci che, insieme a Stakhovsky (battuto sia a Smirne che nelle quali di Wimbledon) rappresentano i suoi scalpi più prestigiosi nel 2009. Oltre alla vittoria conquistata, in maggio, nel challenger turco sul padrone di casa Ilhan, Andrea ha come miglior piazzamento la semifinale colta, in marzo, nel challenger di St. Brieuc, dove è stato superato dal francese Josselin Ouanna.

Proprio dopo il successo a Smirne, però, il rendimento di “Stoppo” è decisamente sceso: solo 8 incontri vinti nei 15 tornei giocati da quel momento fino al termine della stagione indicano chiaramente una forte flessione e motivano il calo in classifica che oggi vede Stoppini al numero 215.

Cosa aspettarsi dal 2010 di Andrea? Molto dipenderà dalle sue motivazioni. Dal punto di vista tennistico Stoppini è un giocatore di ottimo livello che potrebbe certamente competere a livello di circuito maggiore come ha già dimostrato in alcune occasioni. Bisognerà vedere quanta voglia avrà ancora di girare il mondo e di lottare contro le nuove leve del circuito a trent’anni.

In attesa, in bocca al lupo!

CHI VOLESSE LEGGERE I SEI PRECEDENTI PROFILI TRACCIATI DA ROBERTO LI PUÒ TROVARE A QUESTO INDIRIZZO.

I '30 SCAMBI' (VERSIONE VIDEO) RELIZZATI CON IL GIOCATORE AZZURRO SONO INVECE DISPONIBILI A QUESTO INDIRIZZO.

15 dicembre 2009

UNO SGUARDO AL 2009: FLAVIO CIPOLLA


Continua con Flavio Cipolla la serie di articoli del nostro Roberto Bontempi che, con cadenza settimanale, analizza per TENNIS MASCHILE.com le stagioni dei primi 10 giocatori azzurri nella classifica mondiale.

(di Roberto Bontempi)

Ricapitolare il rendimento complessivo nel 2009 di Flavio Cipolla, senza dubbio il tennista italiano più divertente da veder giocare, è praticamente impossibile: bisogna dividere la stagione quasi perfettamente in due semestri.

Nei primi sei mesi dell’anno, infatti, Flavio ha seguito una programmazione da giocatore vero, impostata sui grandi tornei su tutte le superfici, ed è riuscito spesso e volentieri ad esprimere il suo grande tennis e a migliorare la sua classifica fino a scavalcare, seppur per una sola settimana, il fatidico muro dei top-100; nel secondo semestre, invece, essenzialmente a causa di una condizione fisica precaria (prima problemi al polso, poi a un adduttore), Cipolla è stato costretto a ripiegare principalmente sui Challenger italiani sulla terra, e non è stato in grado di dare continuità ai risultati di inizio stagione, né di conservare il ranking, sceso oggi al numero 161.

Davvero un peccato per Flavio che ha comunque dimostrato con i fatti di poter giocare ad un livello molto alto e si è tolto delle belle soddisfazioni.

Cipolla ha preso parte a 29 tornei (Tutti gli Slam, 5 Master 1000, 10 ATP e 10 challenger) disputando complessivamente 58 incontri con un bilancio di 31 vittorie (22 delle quali ottenute nei tabelloni di qualificazione, per ben sei volte superate dall’allievo di papà Quirino!) e 27 sconfitte; in più, il venticinquenne tennista romano si è tolto lo sfizio dell’esordio in Coppa Davis nella sfida di Cagliari contro la Slovacchia, esordio peraltro piuttosto positivo (sconfitta al quinto set in doppio insieme a Potito Starace e vittoria a risultato acquisito su Lacko).

Il miglior piazzamento in un torneo del circuito maggiore, Cipolla lo ha ottenuto in primavera nell’ATP 250 di Belgrado torneo in cui, partendo dalle qualificazioni, ha raggiunto i quarti di finale superando Baghdatis (87) e Clement (57), prima di cedere al bombardiere Karlovic (21). Forse però il suo miglior tennis Cipolla lo aveva espresso nelle primissime settimane della stagione prima a Chennai dove, superate le qualificazioni, aveva dominato, sul veloce, il numero 16 del mondo Wawrinka, vendicando la sconfitta subita qualche mese prima allo US Open, poi nello Slam australiano quando, passate di nuovo le quali, aveva sconfitto al primo turno il numero 30 del mondo Tursunov.

Dopo i quarti al Challenger di Reggio Emilia e la posizione numero 99 nel ranking ATP conquistata a fine luglio, però, i problemi al polso destro hanno condizionato terribilmente la stagione del tennista romano che, fermato al secondo turno delle quali di Wimbledon, ha perso per ben otto volte di fila al primo turno. Il digiuno di vittorie è stato interrotto, peraltro brevemente, solo a Palermo alla fine di settembre. Proprio nel capoluogo siciliano, però, Flavio ha accusato un problema agli adduttori che, di fatto, ha posto fine alla sua stagione.

Nonostante ciò, però, il 2009 di Cipolla va considerato certamente in modo positivo soprattutto se pensiamo al modo in cui il tennista romano ha saputo costruire tutta la propria carriera: cesellato puntando tutto sulla tecnica dalle abili mani di papà Quirino, suo maestro da sempre, e contando solo sull’ aiuto della propria famiglia, Flavio è uno dei tennisti che meglio sa “trattare la palla” nel circuito, è davvero il nostro Santoro! Potendo contare anche su una rapidità non comune sul campo da tennis, se riuscisse a migliorare il servizio, suo unico tallone d’Achille, Cipolla potrebbe davvero raggiungere traguardi ben più prestigiosi degli attuali.

Viste la simpatia e l’attitudine al lavoro e al sacrificio mostrate dal buon Flavio non c’è che da augurargli un 2010 spumeggiante come il suo tennis!

12 dicembre 2009

UNO SGUARDO ALLA CLASSIFICA

Foto Giulio Gabbanini
Di Marco Caldara - 12 Dicembre 2009
Articolo apparso sul sito www.mytennis.it

Nelle nostre numerose analisi di fine stagione, è giunta l'ora di dare uno sguardo alle principali variazioni riscontrabili fra la classifica ATP degli italiani di fine 2008 e quella odierna.

Il primo dato che balza all'occhio è l'incremento dei 'classificati' azzurri, aumentati da 102 a 105. Il giocatore con più punti è ovviamente Andreas Seppi (900 lunghezze), numero uno d'Italia come sul finire della passata stagione; mentre appaiati ad una sola lunghezza vi sono troviamo ben 20 giocatori. Il più vecchio azzurro presente è Davide Sanguinetti, ancora in classifica a 37 anni, grazie ai 5 punti guadagnati con il superamento del primo turno al Challenger di Caltanissetta; mentre il più giovane è il salentino Giammarco Micolani, nato il 12 Settembre 1992, a punti negli ITF di Palazzolo e Modena. Oltre ad essere il più vecchio, Sanguinetti detiene anche il record di miglior rapporto main draw giocati/match vinti, in quanto nella sua prima (ed unica) apparizione ha saputo superare un turno. Seguono altri quattro azzurri, capaci anch'essi di vincere il primo match stagionale in tabellone principale: Giorgio Galimberti, Stefano Tarallo, Mattia Barducci e Ettore Capello.

Abbiamo citato Galiberti e Tarallo, entrambi rientrati in classifica nel 2009, e quindi dedichiamoci per un attimo a tutti coloro che sono riusciti a rientrare nel ranking in questi 12 mesi. Con Tarallo e 'Galimba' vi è anche un altro 33enne, che risponde al nome di Giuseppe Menga, rientrato in classifica di prepotenza, con ben 10 punti guadagnati. Se per loro il reintegro in classifica conta però poco (in quanto si sono ormai ritirati e certo non ritorneranno sui propri passi), valgono invece molto di più i punti conquistati dal veneto Nicola Ghedin e da Matteo Marfia, i quali dopo una stagione di assenza tornano 'attivi'. Oltre ai cinque appena descritti, la classifica attuale presenta altri 18 nomi nuovi rispetto alla passata stagione, in quanto sono tutti giocatori ad aver guadagnato quest'anno il loro primo punto.

RIENTRATI IN CLASSIFICA: Nicola Ghedin, Matteo Marfia, Giorgio Galimberti, Stefano Tarallo, Giuseppe Menga.

PRIMO PUNTO NEL 2009: Francesco Garzelli, Marco Bortolotti, Davide Melchiorre, Manuel Mazzella, Corrado Pricone, Luca Pippi, Ettore Capello, Mattia Barducci, Andrea Stucchi, Alessandro Bega, Giammarco Micolani, Matthias Wolf, Francesco Picco, Emanuele Molina, Matteo Civarolo, Matteo Mauri, Claudio Fortuna, Roberto Marcora.

I 23 innesti, sono però stati accompagnati da numerose uscite, con ben 20 giocatori che in questa stagione hanno abbandonato (per gran parte definitivamente) la classifica. Una buona parte di loro ha infatti scelto la via del ritiro, per dedicarsi ad altre attività; mentre altri non sono riusciti a guadagnare nessun punto, giocando magari pochissimi tornei. Luca Stoppini, Fabio Colangelo e Alessandro Da Col hanno smesso per dedicarsi all'attività di maestri, rispettivamente a Trento (ATA Battisti), Caldaro (da Sartori) e Milano. Ritiri con scopi lavorativi anche per Davide Bramanti, che insieme al padre gestisce una delle più importanti agenzie immobiliari di Forte dei Marmi, e Andrea Fava, dedicatosi quasi interamente, e con buon successo, all'attività di disk jokey. Il bresciano Marco Pedrini invece, ha abbandonato il circuito internazionale per dedicarsi agli Open di 'casa nostra', dei quali è indiscusso dominatore. Tornei nazionali anche per il campano Giacomo Pirozzi, che però sembrerebbe intenzionato a rientrare. Deciso a riprovarci anche Nicolò Marchioretto, il quale a causa di un problema al crociato è stato costretto ad operare per due volte un ginocchio; ma ha ripreso da un paio di mesi gli allenamenti, e riprenderà presto coi Futures. Fermato da problemi fisici (polso sinistro) anche il pugliese Giorgio Portaluri, mai a segno nel corso di una travagliata stagione.

Vi è poi chi non ha ottenuto punti per 'scelta', come Alessandro Motti, dedicatosi interamente ai tornei di doppio, disciplina che l'ha visto ben figurare ed entrare fra i primi 100 giocatori della classifica ATP di specialità. Casella vuota anche per Paolo Benincà, Francesco Vilardo e Stefano Rodighiero, i tre peggiori azzurri dell'anno, capaci di non guadagnare nemmeno un punto in 12 mesi, nonostante abbiano preso parte a più di 20 tornei ITF. Infine sono passati inattivi all' ATP anche Simone Muresu, Fabio Tenneriello, Luca Serena, Riccardo Azzarita, Andrea Aloisi e Antonio Di Gaetano; i quali non han giocato alcun ITF (o Challenger che sia) nell'intera stagione.

USCITI DAL RANKING: Francesco Vilardo, Alessandro Da Col, Fabio Colangelo, Marco Pedrini, Antonio Di Gaetano, Davide Bramanti, Giacomo Pirozzi, Giorgio Portaluri, Andrea Fava, Alessandro Motti, Nicolò Marchioretto, Daniele Piludu, Luca Serena, Fabio Tenneriello, Riccardo Azzarita, Simone Muresu, Luca Stoppini, Paolo Benicnà, Andrea Aloisi, Stefano Rodighiero.

Per quanto riguarda invece il maggior numero di posizioni guadagnate, i due recordman sono Claudio Fortuna e Roberto Marcora, capaci di arrivare nei primi 1000 giocatori del mondo, dopoché nella passata stagione non figuravano in classifica. Salendo un po' troviamo invece Daniele Giorgini e Daniele Bracciali, entrambi con oltre 600 posizioni guadagnate, rispettivamente 674 e 607. Oltre le 600 anche per lo speziono Alessandro Giannessi, che da 1427 è passato 772. Parlato dei 'top' tocca ora ai 'flop', ossia coloro che hanno deluse, perdendo molto terreno. Se non consideriamo Da Col, che da numero 606 del mondo è uscito dal ranking, e lasciamo perdere anche i giocatori situati nei 'bassifondi' della classifica (Iannuzzi ne ha cedute quasi 600), il peggiore è stato senza dubbio Luca Vanni, in grado di perdere la bellezza di 359 gradini. Lo seguono a ruota Petrazzuolo (346) e Dell'Acqua (314), mentre più attardati, ma non meno deludenti, troviamo Federico Torresi (282) e Gianluca Naso (245).

Passiamo ora ad una breve analisi della parte 'alta' della classifica. A fine 2008 i top 100 azzurri erano quattro, con Volandri 102; mentre oggi sono cinque, con Paolo Lorenzi che si è aggiunto a questi. Calati di due i top300 (16 contro i 18 dell'anno scorso), e anche i giocatori compresi fra 100esima e 200esima posizione. Lo scorso anno trovavamo Volandri, Cipolla e Tenconi; mentre oggi vi è rimasto il solo Flavio.

Insomma, tutto sommato il 2009 non è stato del tutto negativo, ma si può e si deve fare di meglio! RIALZATI ITALIA!

09 dicembre 2009

UNO SGUARDO AL 2009: SIMONE BOLELLI

Foto Antonio Costantini

Continua con Simone Bolelli la serie di articoli del nostro Roberto Bontempi che, con cadenza settimanale, analizza per TENNIS MASCHILE.com le stagioni dei primi 10 giocatori azzurri nella classifica mondiale.

(di Roberto Bontempi)

Trovare Simone Bolelli al numero 90 del mondo fa un effetto non propriamente positivo. Il ventiquattrenne di Budrio, la più concreta speranza del nostro tennis, dopo un buon 2008 che lo aveva portato nei primi quaranta del mondo, sembrava destinato a fare il grande salto in questo 2009, ma il suo rendimento non è stato assolutamente all’altezza delle aspettative.

Un dato su tutti testimonia questa stagione di vacche magre: mai, nei 25 appuntamenti ufficiali cui ha preso parte, Simone è stato in grado di vincere più di due match di fila, fatto che, tra l’altro, è avvenuto solo tre volte (a Montecarlo, Umago e New Haven). Per il resto 9 secondi turni e ben tredici sconfitte al primo incontro (di cui ben sette consecutive negli ultimi sette appuntamenti dell’anno) a completare un quadro a tinte fosche. Per comprendere appieno questo rendimento, inspiegabile per un giocatore del suo livello, si deve andare oltre il fronte tennistico in senso stretto. Capita spesso agli appassionati di uno sport, ed anche a tanti giornalisti, di dimenticare che un professionista è prima di tutto un uomo che vive una vita fuori dal campo che non può non condizionare, almeno in parte, le prestazioni agonistiche.

Da questo punto di vista il 2009 per Bolelli è stato un anno fondamentale per almeno tre avvenimenti. Innanzitutto il suo 1) matrimonio: Simone si è sposato il 6 agosto con la splendida modella uruguaiana Ximena Fleitas. Alcuni potrebbero far notare che, dal giorno del “fatidico si”, Bolelli non ha vinto un solo match in un tabellone principale di un torneo del circuito (ha battuto solo Britton e Kim nelle qualificazioni di Cincinnati), ma la coincidenza è troppo clamorosa per avere qualche fondamento di credibilità... Lasciando da parte le combinazioni più o meno attendibili, un’influenza ben maggiore sulla stagione di transizione del Bole ha avuto, a mio avviso, la sua 2) separazione da Claudio Pistolesi avvenuta alla vigilia del Roland Garros dopo tre anni e mezzo di fruttuosa collaborazione. Non so se ci siano altre cause oltre quelle ufficiali dietro l’interruzione di questo efficace sodalizio sportivo, ma non è possibile ritenere ininfluente tutta la questione esplosa l’anno scorso con la FIT che aveva portato alla esclusione di Simone dalla Davis. E’ probabile (anche se potrei sbagliarmi) che questa situazione di lotta armata con la FIT abbia pesato sulla psiche del nostro giocatore soprattutto dopo la brutta figura di Roma (dove indossando una provocatoria maglietta con su scritto “Italia”, aveva rimediato una gran stesa contro Kohlschreiber) anche perché nella prima parte della stagione, pur non ottenendo piazzamenti straordinari, Simone aveva giocato qualche match ad alto livello: il successo nella Hopman Cup contro il top-10 Gilles Simon, una fantastica partita disputata a Dubai con Richard Gasquet persa per 7-6 al terzo, i successi a Montecarlo contro Soderling e al Roland Garros con Berdych e un match meraviglioso giocato punto-a-punto contro Andy Murray a Madrid. Va anche detto, però, che, dalla primavera fino al termine dell’estate, Bolelli ha avuto anche dei 3) problemi fisici che ne hanno certamente condizionato il rendimento.

Fatto sta, una volta concluso il rapporto con Claudio, Simone ha ricucito in fretta i rapporti con la FIT ed è riuscito a prendere parte all’incontro di Davis con la Svizzera di Federer al quale teneva, comprensibilmente, in modo particolare. Dopo qualche torneo senza allenatore, Bolelli da fine luglio si è affidato alle mani sapienti di Riccardo Piatti, il coach italiano più titolato e stimato al mondo. Pochi mesi non sono sufficienti nemmeno per pensare di giudicare il lavoro di un allenatore ma va registrato che la scossa psicologica che molti si attendevano non c’è stata: quattro incontri vinti in nove tornei disputati parlano da soli, ma c’è tempo per lavorare. Sistemate queste questioni extratennistiche in senso stretto, l’anno prossimo Simone potrà ripartire con la mente certamente più libera e con rinnovata tranquillità.
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In questo momento il Bole si sta allenando a Montecarlo con gli altri giocatori della scuderia Piatti. Simone dovrà migliorare in particolare la gestione mentale e tattica del match, soprattutto nei suoi momenti importanti. L’Italia tennistica, oggi, non può prescindere da Bolelli.

04 dicembre 2009

ITF 2009: A SETACCIO LA STAGIONE DEGLI AZZURRI

Foto da Flickr.com
Di Marco Caldara - 4 Dicembre 2009
Articolo apparso sul sito
www.mytennis.it

Dopo la lunga analisi dedicata alla stagione 2009 degli azzurri a livello Challenger (CHE TROVATE QUI) è giunta l'ora di tirare le somme di questa stagione anche per quanto riguarda i tornei Futures.

L'Italia ha organizzato ben 32 eventi, dato che la pone al secondo posto sul panorama internazionale, seconda solo alla Spagna (36), e davanti agli Stati uniti (29) e al Brasile (28). Di questi trantadue eventi, 26 sono stati giocati sulla terra battuta (1 indoor) e sei sul veloce (1 indoor). Il primo evento ha avuto luogo alla Società Angiulli di Bari il 9 Febbraio 2009, e come presumibile dalla data è stato giocato al coperto; mentre l'ultimo evento italiano si è svolto sulla terra di Frascati (Roma) il 12 Ottobre, subito dopo il classico mese di cemento, quest'anno diviso fra Sardegna e Campania.

Gli azzurri hanno totalizzato ben 214 presenze nei quarti di finale. 106 sono coincise con un'eliminazione, mentre le altre 108 sono proseguite oltre. Le semifinali sono state 58, mentre in 50 occasioni (una media di una ogni settimana 'di gioco') un giocatore azzurro ha raggiunto la finale; vincendo il torneo in 22 occasioni e fermandosi all'ultimo atto in 28. Dei 22 successi 'solo' nove sono arrivati nello stivale (2 sul cemento e 7 sulla terra); mentre le altre 13 risultano sparse tra Asia, Africa e America. Questi risultati ci portano ad affermare con una certa sicurezza che l'Italia è la quarta potenza mondiale a livello di tornei ITF maschili, posizionata alle spalle di Francia, Spagna e Argentina sia nel totale di vittorie e finali, sia in quello di quarti e semifinali.


Poco meno di 1/5 dei successi azzurri targati 2009 sono giunti da un unico atleta, Luigi D'Agord (nella foto sopra). Il tennista italo-statunitense, nonostante la classifica e la continuità di risultati gli avrebbero probabilmente permesso di competer su buoni livelli anche nei tornei Challenger, ha impostato metà della sua stagione sui Futures. Nei 10 appuntamenti ai quali ha preso parte, il tennista cresciuto nell'università dell'Alabama ha centrato ben quattro successi, divisi fra America: Orange Park (Florida) e Puerto Vallarta (Messico) e Asia: Petaling Yaya e Kuala Lumpur (entrambi in Malesia). Dalla sua anche una finale, una semifinale (che hanno fermato rispettivamente a 14 e 13 due striscie di successi consecutivi) e due quarti di finale che, sommati a due ottavi, l'hanno portato a guadagnare la bellezza di 89 punti con i tornei ITF, e di posizionarsi secondo in questa speciale classifica nazionale. Meglio di lui ha saputo fare Claudio Grassi, bravo nel raccogliere 92 punti (77esimo in assoluto, in testa il francese Guez con 180). Va però detto che il giocatore toscano, noto per la capacità di utilizzare indifferentemente le mani (serve con la sinistra e gioca con entrambe, prevalentemente la destra), ha disputato la bellezza di 27 tornei ITF, solo Matteo Volante come lui, ottenendo in media 3,4 punti a torneo. Grassi ha vinto nel corso dell'anno ben 48 incontri (primo azzurro in assoluto), andando a segno nel 10.000$ greco sull'erba sintetica di Paros, e raggiungendo 3 finali, 3 semifinali (secondo in entrambe le classifiche specifiche), sette quarti di finale (primo) e otto ottavi (settimo).

Al terzo posto nella classifica dei punti troviamo il siciliano Francesco Aldi, il quale pur non avendo preso parte ad un altissimo numero di eventi (10), ha guadagnato 86 punti, programmandosi nel migliore dei modi. Le vittorie nei 15.000$ di Vicenza e Capri gliene hanno portati 50, le finali di Sabadell e Modena altri 23, mentre gli ultimi tredici arrivano da due semifinali e da un 'ottavo' un Marocco. Un punto meno di Aldi è il bottino del veneto Matteo Viola, presente in 23 tornei, vittorioso a Bucarest e finalista a Frascati, Portschach, Mestre e Quartu Sant'Elena. Per lui anche 2 semifinali, 6 quarti e cinque ottavi, per un totale di 44 partite vinte in main draw. Dietro a Viola troviamo Matteo Marrai (84 lunghezze), vincitore di due tornei da 10.000$, finalista in uno, e semifinalista in altri tre. Il primo successo è arrivato a Vercelli, mentre il secondo in Georgia. La finale risale al 10.000$ di Siena, mentre le semifinali sono divise fra Italia (Viterbo), Iran (Kish Island) e Georgia (Tblisi). Oltre ad Aldi e Marrai, altri due giocatori italiani sono riusciti a vincere due titoli nel corso della stagione. Daniele Giorgini ha centrato il successo nel 15.000$ di La Spezia e nel 10.000$ di Trieste, fermandosi in finale al Cairo e ad Avezzano; guadagnando 77 punti con la bellezza di 40 match vinti (33 nei main draw). Andrea Arnaboldi ha invece vinto a Parma (15.000$) e nel 10.000$ spagnolo di Cartagena, raggiungendo anche una semifinale e tre quarti. 56 i punti da lui guadagnati, poco meno di un terzo del bottino che gli ha permesso di entrare nei primi 250 giocatori della classifica ATP.



Nella top10 dei punti guadagnati con i tornei ITF troviamo anche Simone Vagnozzi e Walter Trusendi, entrambi con un successo ed appaiati a 64 punti. Il primo ha vinto a El Cairo, raggiunto tre finali (Pozzuoli, Belgrado e Palazzolo) e due semifinali, imponendosi in 26 incontri; mentre il secondo dopo il successo a Bari nel primo torneo italiano dell'anno, si è fermato cinque volte al penultimo atto, vincendo 27 match in tabellone principale. Decimo, con 52 punti, l'anziate Francesco Piccari che, nelle sue 24 apparizioni stagionali, ha vinto 34 partite (2 in qualificazioni) e raggiunto 2 finali (una sulla terra in Gran Bretagna e una sul cemento di Alghero), 3 semifinali, tre quarti e ben otto 'ottavi'. Gli è mancato solo la vittoria, che avrebbe portato a undici i suoi allori Futures in carriera.



Le rimanenti sei vittorie sono arrivate invece per mano di Marco Simoni, Antonio Comporto, Stefano Ianni, Daniele Bracciali, Stefano Galvani e Paolo Lorenzi. Il primo ha cambiato decisamente marcia dopo la semifinale di Palazzolo, raggiungendo una finale in Lettonia e poi ottenendo il primo titolo della carriera nel 10.000$ di Ankara (Turchia). Comporto invece, dopo la finale di Padova (15.000) sembrava leggermente calato, ma a seguito di una saggia decisione, che l'ha portato nel lontano Cile per un mese, ha vinto il primo Futures della carriera proprio in sudamerica, chiudendo il 2009 con 23 successi nei tabelloni principali (decimo azzurro). Ianni ha vinto a Napoli l'ultimo torneo sul cemento della stagione italiana, battendo in finale Andrea Falgheri (2 le finali perse dal bergamasco, entrambe sul 'veloce'). Arrivano dal cemento anche i successi di Bracciali, che nella sua seconda finale stagionale (a Piombino) ha sconfitto l'amico Max Dell'Acqua, e Paolo Lorenzi, in grado di infilare una vittoria e una semifinale negli unici due tornei ai quali ha partecipato, ossia due 15.000$ + H in Costa d'Avorio. Stefano Galvani ha invece vinto il 15.000$ + H di Este, raggiungendo anche una finale e un quarto. Per lui 50 punti, undicesimo azzurro dell'anno. Con le vittorie abbiamo terminato, mentre per completare le finali dobbiamo ancora citare Adriano Biasella, finalista in un 10.000$ messicano, e il mancino toscano Leonardo Azzaro, fermatosi due volte all'ultimo atto (a Bari e in Olanda).

Spostiamo ora la nostra attenzione sui tabelloni di qualificazione. L'Italia è la nazione leader al mondo in questa specialità, con la bellezza di 238 qualificazioni ottenute, 14 in più della Francia, e 23 più della Spagna. Il recordman azzurro è il romano Stefano Valenti, in grado di superare nove volte il tabellone cadetto, vincendo 34 match nel corso dell'anno (19 in 'quali'), e di raggiungere una semifinale ed un quarto di finale come migliori risultati. Seguono a ruota (8 qualificazioni) i giovani Fortuna e Travaglia, e l'aretino Federico Raffaelli. Il diciannovenne siciliano ha vinto 31 match nel corso della stagione, decimo azzurro assoluto, ma primo per quanto riguarda il tabellone secondario, con 25 successi. Il suo miglior torneo è stato il 10.000$ di Siena, dove si è spinto in semifinale a spese di due 'colossi' come Piccari e Giorgini, arrenendosi poi (con tre match-point falliti) al tedesco Poerschke, poi vincitore del torneo. 24 i match vinti per Travaglia (32 in totale) con un quarto di finale in Serbia come 'season best'. Appaiati a Travaglia, nel dato dei match vinti nelle qualificazioni, il veneto Nicola Ghedin e Lorenzo Giustino. Il primo ha ottenuto sette qualificazioni (in 18 presenze), mentre il secondo ne ha 5 in 17 presenze; anche per loro un quarto di finale come miglior risultato dell'anno.


Passiamo ora alle note dolenti. Il peggior azzurro della stagione è stato Paolo Benincà, anche se va detto che l'italiano ha avuto vari problemi fisici. Paolo ha preso parte a 24 tornei di qualificazione, superando il tabellone cadetto in due sole occasioni. Simile anche la stagione del veneto Stefano Rodighiero, qualificatosi una sola volta. Nelle 23 apparizioni infatti, Stefano ha rimediato 22 sconfitte, ma in ben tre occasioni è stata baciato dalla fortuna, e ripescato come lucky loser (perdente fortunato). Questi sono, senza dubbio, i motivi per i quali nessuno dei due ha racimolato zero punti ATP nel corso della stagione, uscendo dal ranking. Nessun punto anche per gli altri 'fedelissimi' delle qualificazioni, ovvero Alberto Tosti-Croce e Francesco Vilardo. Entrambi hanno superato le 'quali' una sola volta, 20-1 per Tosti-Croce e 23-1 per Vilardo, che è però stato ripescato tre volte come LL. Sono lui e Rodighiero i più 'fortunati' della stagione.



Appuntamento alla prossima settimana con un'analisi sul ranking. Prenderemo in considerazione le variazioni fra la classifica degli italiani di fine 2008 e quella attuale, soffermandoci sui giocatori usciti da questa, sulle new entry, e su chi vi è rientrato dopo un'anno (o più) di assenza.

Marco Caldara

01 dicembre 2009

UNO SGUARDO AL 2009: PAOLO LORENZI

Foto Giulio Gabbanini

Continua con Paolo Lorenzi la serie di articoli del nostro Roberto Bontempi che, con cadenza settimanale, analizza per TENNIS MASCHILE.com le stagioni dei primi 10 giocatori azzurri nella classifica mondiale.


(di Roberto Bontempi)

Per alcuni è solo la sintesi del tennis di oggi in cui la tecnica tennistica in senso stretto conta in modo relativo, per altri, invece, è un esempio per tutti i giovani tennisti italiani che spesso mancano della necessaria tenacia ed applicazione per migliorare ed emergere. Per me Paolo Lorenzi è un mezzo miracolo e l’unica cosa certa è che il tennista tesserato per la Società Tennis Bassano ha iniziato il 2009 da numero 207 e l’ha finita al numero 83 del ranking mondiale diventando, di fatto, il quarto italiano del mondo.

Per analizzare la stagione del simpatico ventisettenne nato a Roma, dobbiamo addentrarci in un mondo diverso da quello del tennis d’elite. Il tennista azzurro, infatti, ha costruito la sua straordinaria scalata del 2009 esclusivamente su tornei del cosiddetto circuito minore dal momento che ben 26 dei 33 appuntamenti da lui disputati e soprattutto 55 dei 58 match vinti, si riferiscono a Challenger e Futures. Va riconosciuto che, a questo livello, la continuità di risultati di Lorenzi è stata straordinaria: quattro tornei vinti (i Challenger di Reggio Emilia, Rijeka, Lubjana sulla terra e un Future in Costa d’Avorio sul duro), tre finali, tre semifinali e ben sei quarti spiegano bene il balzo in classifica.

Nei tabelloni principali dei tornei ATP, invece, Lorenzi ha disputato un solo match, l’ultimo della sua stagione tra l’altro, a Lione, perdendolo contro Benjamin Becker. Detto ciò bisogna notare come la programmazione di Paolo sia stata praticamente perfetta per il raggiungimento dell’ obiettivo prefissato: ha giocato i tornei nei quali entrava in tabellone e li ha giocati bene, piazzandosi su tutte le superfici. Inoltre, quando il ranking gliel’ha permesso, ha tentato (senza mai peraltro riuscire a superarle) le qualificazioni negli appuntamenti più importanti: ha preparato bene la trasferta australiana e giocato tutti gli Slam. A Parigi, tra l’altro, non è stato troppo lontano dal main-draw, giungendo al terzo turno e perdendo da Bozoljac. Pur non raccogliendo di fatto alcun beneficio in termini di punti, Lorenzi, proprio in questi appuntamenti ha acquisito quella fiducia che gli ha permesso di fare il grande salto nella top-100.

Proprio questo è il punto. Lorenzi, da sempre forte fisicamente, è piuttosto migliorato tecnicamente ed oggi, nei momenti importanti, tenta soluzioni che fino a qualche tempo fa non gli appartenevano. Ma la grande risorsa di Paolo, quella qualità che gli ha permesso di raggiungere questo livello, è certamente la forza mentale. Ancora più di qualche tempo fa, lui che in campo ha avuto sempre un body language corretto e un atteggiamento professionale, ha acquisito ancor più fiducia in sé ed oggi è consapevole di essere un giocatore vero che può dar fastidio a tanti colleghi sulla carta più dotati.

L’augurio che si può fare a Lorenzi per il suo 2010, ora che la classifica è buona, è quello di puntare ancora più in alto e di giocare sempre i grandi tornei. Chissà che non ci siano altri miracoli…

CHI VOLESSE LEGGERE I TRE PRECEDENTI PROFILI TRACCIATI DA ROBERTO LI PUÒ TROVARE A QUESTO INDIRIZZO.

27 novembre 2009

UNO SGUARDO AL 2009: POTITO STARACE

Foto da Flickr.com

Continua con Potito Starace la serie di articoli del nostro Roberto Bontempi che, con cadenza settimanale, analizza per TENNIS MASCHILE.com le stagioni dei primi 10 giocatori azzurri nella classifica mondiale.

(di Roberto Bontempi)

Trovare Starace tra i primi cento tennisti del mondo (precisamente numero 63) per il quarto anno consecutivo fa piacere, oltre che per la cosa in sé, per il modo in cui Potito, a ventotto anni e con un best-ranking numero 27 alle spalle, dimostra di non aver perso la voglia di lavorare e migliorare il suo tennis. Chi ha avuto modo di vederlo giocare, infatti, converrà con me che il tennista campano ha migliorato il rovescio e la tenuta atletica e che, proprio in quest’ultima stagione, sia stato in grado di esprimere, a tratti, il miglior tennis della carriera. Un bell’esempio per i nostri ragazzi più giovani.

Ma vediamo un po’ di numeri. Potito ha preso parte a 33 eventi ufficiali tra cui i 4 Slam, 4 Master 1000, 16 ATP, le due sfide azzurre di Davis e 7 challenger disputando, in totale, 75 incontri, vincendone 44 e perdendone 31 (questo il dettaglio: ATP, Davis, Slam 16-24; quali 8-1; challenger 20-6). Come si può notare è nei tornei Challenger sulla terra che Starace ha colto i migliori risultati dell’anno, in particolare la vittoria a Torino, le finali a Lugano e San Marino e la semi a Prostejov. Va premesso, infatti, che il giocatore di Cervinara predilige di gran lunga il mattone rosso a qualsiasi altra superficie ed imposta gran parte della sua programmazione sulla terra (quasi il 75% degli appuntamenti cui ha preso parte) sacrificando gran parte della preparazione di tornei importanti, ad esempio, Wimbledon e US Open, a vantaggio di appuntamenti minori sul rosso. Bisogna aggiungere che, anche se questo sembrerà a molti poco ambizioso, i risultati sembrano essere dalla sua parte.

A livello ATP il miglior piazzamento sono stati i quarti di finale raggiunti a Monaco, dove si è ritirato contro il tedesco Brands, ma, anche se in termini di punti sono stati poco generosi, vanno segnalati anche i secondi turni di Bastad e Amburgo, ottenuti dopo aver superato tre match di quali, e il terzo turno di Barcellona, dove Potito ha ottenuto il più prestigioso scalpo della stagione superando lo svedese Robin Soderling, che un paio di settimane dopo sarebbe stato finalista a Parigi dopo l’impronosticabile successo su Nadal.

Proprio al Roland Garros e, incredibile a dirsi, a Wimbledon, Starace ha probabilmente espresso la più alta qualità di gioco di tutto il suo 2009. A Parigi, dove nel 2004 si era fatto conoscere al grande pubblico guadagnandosi gli ottavi di finale e giocando un match epico contro Safin, l’azzurro, dopo aver approfittato del ritiro di Zverev, ha incrociato la racchetta al secondo turno con Andy Murray allora fresco numero 3. Potito, sulla situazione di un set pari, si è trovato in vantaggio per 5-1 nel terzo parziale giocando in maniera fantastica, prima di subire la rimonta dello scozzese e cedere, senza mai mollare, in quattro partite. Sull’erba dei Championships non c’erano precedenti positivi cui appellarsi, per questo, forse, il superbo match disputato da Starace al secondo turno contro il favoritissimo Stepanek ha un sapore ancora più dolce. Questa volta Potito, attaccando e rispondendo colpo su colpo alle invenzioni dell’avversario, si spingerà addirittura fino al quinto set prima di cedere 6-3 ad un rivale certo più adattabile di lui ai prati.

Per finire, non possiamo non citare i due appuntamenti di Davis, in particolare quello di settembre a Genova dove, (ahilui e ahinoi!) il campano ha fatto il possibile per ostacolare, invano, la classe del numero uno di tutti i tempi, re Roger Federer, autore di una prestazione sublime che, ne siamo certi, neanche il buon Poto dimenticherà.

Non so quali ambizioni abbia ancora Starace, certo è che sul suo talento e sui suoi risultati sulla terra, gli appassionati italiani potranno ancora contare per diverse stagioni. Ne abbiamo ancora bisogno.

CHI VOLESSE LEGGERE I DUE PRECEDENTI PROFILI TRACCIATI DA ROBERTO LI PUÒ TROVARE A QUESTO INDIRIZZO.

22 novembre 2009

UNO SGUARDO AL 2009: FABIO FOGNINI

Foto da Flickr.com

Continua con Fabio Fognini la serie di articoli del nostro Roberto Bontempi che, con cadenza settimanale, analizza per TENNIS MASCHILE.com le stagioni dei primi 10 giocatori azzurri nella classifica mondiale.

(di Roberto Bontempi)

Parlare di Fabio Fognini non è semplice. Il ventiduenne tennista di Arma di Taggia, infatti, fin da bambino, ha acceso le discussioni degli appassionati italiani, indecisi se considerarlo uno dei tanti azzurri capricciosi e viziati oppure il grande talento che l’Italtennis aspetta da anni. In medio stat virtus, dicevano i latini, e anche in questo caso probabilmente il proverbio trova conferma. Al momento l’unica realtà è che Fognini, che negli ultimi dodici mesi ha guadagnato 32 posizioni nel ranking, è il più giovane italiano nei top-60, numero 54 per la precisione, dai tempi di Andrea Gaudenzi ed è numero due d’Italia.

In questa stagione il taggiasco ha preso parte a 31 eventi ufficiali tra cui i quattro Slam, 6 Master 1000, i due incontri di Davis disputati dall’Italia e due challenger. Proprio a livello challenger, come è successo anche ad Andreas Seppi, è arrivato il primo ed unico successo dell’azzurro: al 30.000$ di San Benedetto del Tronto. Il bilancio complessivo è di 65 match giocati con 37 vittorie (13 delle quali conquistate nei tabelloni di qualificazione) e 28 sconfitte.

Il 2009 del ligure non era iniziato nel migliore dei modi: a causa dei postumi dell’intervento al menisco del 30 ottobre 2008, infatti, Fognini non ha potuto preparare al meglio la trasferta australiana ed anche gli scarsi risultati ottenuti nei quattro tornei sudamericani sull’amata terra rossa, sono stati condizionati dal precario stato di forma del nostro, per la verità nemmeno troppo aiutato dai sorteggi. Questi risultati negativi avevano fatto scivolare Fabio fuori dai top-100.

Fino alla primavera l’unico acuto di Fognini è stata la buona affermazione in Coppa Davis a Cagliari: pur battendo due tennisti non straordinari come Lacko e Hrbaty, è stato lui il grande protagonista della sfida contro la Slovacchia ed ha certamente guadagnato un bagaglio di fiducia che, archiviata rapidamente la parentesi dei Master 1000 nordamericani, gli ha dato lo slancio per una buona primavera sulla terra rossa, il migliore momento della sua stagione. In questo periodo, infatti, Fabio ha colto la semifinale nel ricco challenger di Napoli e ha passato le qualificazioni al Roland Garros, ai due Master 1000 di Montecarlo e Madrid e a Barcellona. Il torneo più importante di questo 2009 è stato certamente Montecarlo dove Fabio, superate le quali, è stato capace di battere due ottimi tennisti come Berdych e Cilic (quest’ultimo addirittura umiliandolo), prima di perdere un match incredibile contro Andy Murray. Gli appassionati non dimenticheranno la qualità e la varietà di gioco offerta da Fognini in quel primo set nel quale è arrivato a condurre per 5-0 impartendo una lezione di tennis al campione britannico, prima di perdere 7-6 un tie-break combattutissimo e pieno di pathos. Questo match è un po’ la sintesi di quello che è oggi Fabio, il rissunto della sua annata e della sua vita tennistica.

Se escludiamo una parentesi erbivora tutt’altro che entusiasmante (un solo match vinto per ritiro dell’avversario) e la ancor più deludente trasferta americana, il buon momento di Fabio sul rosso è proseguito in estate grazie al già ricordato successo a San Benedetto, la semifinale a Stoccarda (miglior piazzamento ATP) e i quarti a Bucarest. In questi due appuntamenti Fabio ha colto rispettivamente il più illustre scalpo della sua carriera superando, nei quarti del torneo tedesco, l’allora numero 11 Davydenko, ancora un po’ convalescente per un infortunio per la verità, e giocando una delle più incolori partite contro Montanes in Romania.

Chiusa la stagione sul rosso Fabio è stato l’unico tennista azzurra a provare la trasferta asiatica. Di questo va dato ampio merito al nostro che ha mostrato la mentalità giusta ed ha anche giocato piuttosto bene qualificandosi sia all’ATP 500 di Pechino che al nuovo Master 1000 di Shanghai dove è stato fermato al secondo turno da Djokovic. Proprio grazie a questi risultati autunnali, Fognini è infatti riuscito a raggiungere il suo best ranking.

Ora Fabio, terminata la convalescenza per un intervento alle tonsille, è pronto a prepararsi (senza più Riccardo Piatti) per un 2010 durante il quale i suoi tanti estimatori si aspettano il vero salto di qualità. Una programmazione da grande giocatore, concentrata sui grandi tornei ed un intenso lavoro umano sulla psicologia del ragazzo, possono essere le chiavi di volta per quel balzo che tutti ci auguriamo. Tutti tra cui anche il sottoscritto che crede in Fabio potenziale top-30 da quel giorno in cui, al primo turno del challenger del Garden del 2005, vide dal vivo un Fognini 17enne recuperare e vincere un match incredibile contro il solido Luckas Dlohuy recuperando da 6-0 5-1 40/15…

20 novembre 2009

ROBERTO MARCORA: DA 'SCONOSCIUTO' A CERTEZZA

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(di Marco Caldara)

La stagione italiana a livello Futures ci ha regalato numerosi spunti e vicende da raccontare. Una delle più rilevanti è, senza dubbio, l'esplosione di Roberto Marcora, ventenne lombardo in grado di guadagnare dieci punti in tre tornei, nelle sue prime vere esperienze con gli ITF professionistici. Insieme all'azzurro, da molto tempo uno degli amici di TENNIS MASCHILE.com, abbiamo tracciato una dettagliata analisi del suo 2009, e dei progetti per l'anno venturo.

Nato il 30 Agosto del 1989, Roberto ha iniziato a giocare all'età di 5 anni presso il Tennis Club Busto Arstizio, il circolo della propria città e quello nel quale tutt'ora si sente di casa. La sua crescita tennistica è proseguita di anno in anno sotto la guida di Aldo Mei, e l'ha visto entrare nell'elite della seconda categoria nel 2005, quando da 3.4 scalò ben 4 categorie in una stagione, passando 2.8. Giocando tornei Open (gli eventi nazionali italiani) ha migliorato la sua classifica nazionale sino a 2.3. Per cominciare bisogna subito evidenziare il fatto che Roberto, come pochissimi dei suoi colleghi (viene in mente l'amico e compagno d'allenamenti Matteo Mauri) abbia scelto la via del professionismo pur continuando saggiamente ad impegnarsi negli studi, in tal caso universitari. Ciò comporta quindi del tempo obbligatorio da dedicare allo studio, e che viene a mancare dal tennis. Proprio per questo motivo l'azzurro ha giocato quasi esclusivamente tornei Open sino all'ultima estate, non potendosi permettere numerose assenze dovute a grandi spostamenti.

Appena terminata la 'stagione' universitaria ha iniziato ad impegnarsi nelle qualificazioni dei tornei ITF (in precedenza ne aveva giocati pochissimi, di cui solo 4 nel 2009), qualche anno in ritardo rispetto ai suoi coetanei: "I miei genitori ci hanno sempre tenuto molto a farmi frequentare un liceo scientifico statale e a fare in modo che io non trascurassi la scuola. Dopo aver dato la maturità, ho potuto dedicarmi un po' più seriamente al tennis. Inoltre devo dire che da under non ero affatto un fenomeno, anzi: era più la gente con cui perdevo che viceversa. Sono sempre stato piuttosto indietro rispetto ai miei coetanei! Questa rivoluzione positiva ha stupito un po' tutti, ed il merito è del mio maestro di sempre ed in parte anche mio".

Ha giocato le qualificazioni nell'ITF di Bologna, e subito dopo, a Carpi, le ha superate per la prima volta in carriera, guadagnandosi l'approdo nel tabellone principale. Il sorteggio l'ha opposto al giovane Alessandro Colella, e Roberto si è imposto 6-1 6-1, guadagnando il primo punto ATP della vita. Al secondo turno si mise poi in mostra contro il belga Goffin (attualmente top300 e poi semifinalista al Challenger di Todi), vendendo cara 'la pelle' ed arrendendosi solo dopo tre set combattuti. Subito dopo è spostato a Palazzolo, e dopo aver sconfitto Travaglia e Benincà, ha impegnato seriamente Francesco Piccari, che al termine del match vinto 6-3 7-6, stupito, dichiarò proprio ai microfoni di TENNIS MASCHILE.com: 'Ho vinto un match piuttosto sofferto. Sinceramente non mi aspettavo che Marcora potesse giocare così bene per così lungo tempo. Io ho sbagliato l'impostazione tattica del match; continuavo ad attendere un suo calo, sicuro che ci sarebbe stato, ed invece no, ha tenuto un livello alto per tutto l'incontro'.

Dopo un mese di riposo e vacanza, Roberto ha partecipato al Futures 15.000$ di Piombino, uno dei tornei ITF più importanti della stagione italiana. Superate le qualificazioni per la terza volta consecutiva e opposto al primo turno a un ostacolo durissimo come Claudio Grassi, Roberto, sorprendendo tutti, si è imposto in due set. Altre due vittorie molto importanti con Travaglia e il portoghese Sousa gli hanno quindi regalato la prima semifinale della stagione, e l'azzurro è addirittura riuscito ad aggiudicarsi il primo set del match con Massimo Dell'Acqua, poi vittorioso 6-7 6-3 6-3. Entusiasta per il risultato Roberto venne letteralmente inondato da giornalisti e siti web desiderosi di conoscerlo, fra i quali ovviamente anche noi. (INTERVISTA REALIZZATA DOPO PIOMBINO).
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Il successivo torneo è stato il 10.000$ di Siena. Qualificazioni superate e buon match con Giulio Torroni, risultato però vittorioso in tre set molto combattuti. Ma non è certo la terra la superficie sulla quale il lombardo, dotato grazie all'altezza di un ottimo servizio, deve ambire ad ottenere i maggiori risultati; e quindi, per il torneo successivo, e ultimo della stagione, ha scelto nuovamente il veloce. Grazie ad una wild card ha evitato le qualificazioni nell' ITF 10.000$ di Quartu Sant'Elena, in Sardegna, e non ha perso l'occasione per farsi notare. Sconfitto al primo turno il giovane Civarolo, Roberto ha poi superato anche il promettente Federico Gaio, in un match molto interessante per il futuro, guadagnandosi i quarti, ed il re-match con Piccari, questa volta su una superficie più favorevole a se. Roberto ha giocato un buon match, ma ha perso 6-4 7-6, non senza avere varie occasioni: 'Ho perso; mi dispiace perché nel secondo set sono stato avanti per 5-2, e sul 5-3 ho fallito ben quattro set-points. In ogni caso sono abbastanza soddisfatto; nel complesso ho giocato bene, a parte un game folle sul 4-4 del primo set nel quale dove ho commesso due doppi falli che mi sono costati break e set. Nel secondo invece ho avuto un po' di sfortuna sul 5-3 40-15 e servizio; quando Piccari mi ha prima annullato bene la prima occasione, e poi approfittato di un nastro vincente sulla seconda. Gli altri due set-ball sono invece stati lottati; e li ha vinti lui'. (Per l'intera intervista post-torneo, vi rimando a questo indirizzo).

"Il giudizio che dò alla mia stagione è positivo. Il mio obiettivo era quello di prendere il mio primo punto e ne ho presi 10; e la soddisfazione si moltiplica punto dopo punto. A stagione in corso mi sono detto "proviamo a entrare nei primi 1000" e ci sono riuscito. Perciò da quel punto di vista sono molto soddisfatto. L'unico neo è la parte iniziale della stagione dove ho accumulato troppi 'negativi' (sconfitte con giocatori di classifica italiana peggiore, ndr) facendo i tornei Open. Probabilmente queste sconfitte mi costeranno care per quanto riguarda la classifica italiana in quanto pur avendo i punti necessari credo che non riuscirò a passare 2.2 a causa di questi 'negativi'".

'A mio parere ciò che invece non è andato è il fatto di non avere alle spalle una struttura adeguata, ma solo un maestro e 2/3 compagni d'allenamento. Per questo motivo son sempre dovuto andare in giro da solo e la preparazione atletica era molto "fai da te"; perché pur avendo un preparatore molto bravo, egli non poteva dedicarsi totalmente a me'.

Colpito egli stesso dal proprio rendimento, Roberto è arrivato qualche mese fa al punto di porsi la fatidica domanda: 'che sia il caso di dedicarmi al professionismo?'. L'ultima volta che l'avevamo raggiunto infatti, ci aveva dichiarato di essere in una fase di stallo, nella quale stava discutendo con allenatore e genitori sul da farsi. Ora ha invece le idee chiare, ed orientate nel verso giusto (a giudizio di noi appassionati, ovviamente): "Mi sto allenando come mai ho fatto prima. Ho deciso di provare a fare veramente il tennista. In ogni caso rimango comunque iscritto all'università e il 18 dicembre proverò a dare un esame; vedrò come andrà. In ogni caso se ho una certezza è che il mio abbandono è solo temporaneo, e prima o poi tornerò a studiare. Proprio per cercare di fare tutte le cose adeguate ad un'attività professionistica ho deciso di andare ad allenarmi al centro Marconi, diretto da Corrado Borroni con l'ausilio di Uros Vico e Mattia Livraghi; nel quale con me si allenano Ianni, Crugnola, Vagnozzi, Mauri ed altri. In quel centro, avendo a che fare con giocatori di alto livello sono organizzati nel minimo dettaglio. Speriamo sia la scelta giusta e che dia i suoi frutti. Abbiamo iniziato già con il 'carico' invernale: cercherò di lavorare in primis su servizio e risposta; e poi sulla solidità dei colpi da fondo che ancora mi manca, soprattutto quando trovo un avversario difficile da sfondare".

Anche a livello di programmazione il giocatore azzurro sembra già essersi organizzato in maniera adeguata: "Il 5 gennaio 2010 partirò insieme agli altri ragazzi che si allenano come me per Miami, a giocare tornei Futures sulla terra verde. Da lì credo mi sposterò in centro america (Costa Rica e Panama) a giocare sul veloce all'aperto. Per fine Febbraio e Marzo giocherò sul veloce indoor in Europa; e poi probabilmente sarà la volta della terra".

Insomma, il ragazzo sembra avere già le idee chiare, e quindi, ringraziandolo, non ci resta altro che augurargli un grosso 'in bocca al lupo', e che possa ottenere le soddisfazioni sperate sia sul piano tennistico che su quello universitario.

16 novembre 2009

UNO SGUARDO AL 2009: ANDREAS SEPPI

Foto Getty Images

Parte oggi su TENNIS MASCHILE.com una serie di articoli del nostro Roberto Bontempi che, con cadenza settimanale, andrà ad analizzare nel dettaglio le stagioni dei primi 10 giocatori azzurri nella classifica mondiale. Il primo pezzo della serie 'uno sguardo al 2009' è dedicato all'altoatesino Andreas Seppi.

(di Roberto Bontempi)

Cominciamo l’analisi della stagione 2009 dei primi dieci italiani in classifica da colui che, con certezza, si confermerà il primo azzurro nel ranking mondiale: Andreas Seppi. Il venticinquenne altoatesino, al momento 49esimo tennista al mondo, ha avuto un anno non proprio entusiasmante, privo di grandi acuti. Va ad ogni modo evidenziata la perdita di 15 posizioni in classifica rispetto al 2008, la sua migliore stagione durante la quale era stato capace di issarsi fino alla top-30.

Veniamo ai numeri. L’allievo di Massimo Sartori ha disputato 31 manifestazioni ufficiali tra cui tutti e quattro gli Slam, 7 Master 1000, lo spareggio di Davis e un solo challenger a San Marino (dove, tra l’altro, è arrivata anche la seconda vittoria challenger in carriera in finale su Potito Starace), con un bilancio di 29 incontri vinti e 30 persi. I migliori risultati dell’anno di Seppi, vittoria a San Marino a parte, sono le due semifinali colte nei tornei di Belgrado, in maggio, e Umag in agosto. Per il resto tre eliminazioni al terzo ostacolo (Wimbledon, Master 1000 di Madrid e New Haven), 13 secondi turni e 9 bocciature al primo esame.

Di fronte a queste cifre tutt’altro che esaltanti, però, bisogna sottolineare che, a parte 5-6 partite perse contro avversari decisamente alla sua portata (Korolev, Maximo Gonzalez, Gabashvili, Ramirez Hidalgo, Hajek), delle restanti sconfitte dodici, anche in tornei importanti, sono arrivate contro avversari che si sono qualificati per il Master di Londra (4 con Federer, 2 rispettivamente con Nadal, Djokovic, Murray e Verdasco), e le altre contro avversari che concluderanno il 2009 almeno tra i primi venticinque-trenta del ranking (3 con Wawrinka e 2 con Soderling, appena fuori dal Master, e Andreev). Inoltre va ammesso con soddisfazione che, in tanti di questi incontri, Seppi ha giocato alla pari con i suoi validissimi avversari. Ciò significa a mio avviso due cose: innanzitutto che Seppi, a parte l’eccezione di San Marino, ha fatto sempre la scelta giusta e coraggiosa di giocare, su qualsiasi superficie, i tornei più importanti, nei quali, ovviamente, è più facile incontrare avversari forti fin dai primi turni e dunque più complicato andare avanti; poi, e questa è la nota dolente, che Andreas difficilmente è riuscito a vincere un match contro pronostico.

Ci è riuscito solo tre volte, in pratica. Vediamole. Una volta sull’erba di Wimbledon contro un James Blake, numero 17, fresco della finale disputata contro Murray al Queen’s in quello che, a mio parere, costituisce il successo più importante della stagione dell’altoatesino. Ci è poi riuscito surclassando l’allora numero 31 Jurgen Melzer sulla terra del Master 1000 di Montecarlo, ed infine appena qualche giorno fa, ancora in un Master 1000, a Parigi Bercy, contro uno spento Philipp Kohlschreiber, 26 ATP. Tre giocatori Blake, Melzer e Kolschreiber che, bisogna riconoscerlo, non brillano certo per continuità di rendimento. Per il resto, le altre vittorie di Seppi sono maturate solitamente con avversari di valore inferiore, spesso fuori dalla top-100.

Ora, va da se che vincere un incontro nel tennis professionistico di oggi è complicato anche se si gioca contro il numero 300, per cui a Seppi va dato il grande merito di aver solitamente vinto gli incontri nei quali era favorito, è pur vero, però, che un tennista che abbia qualche ambizione maggiore del 50esimo posto in classifica, dovrebbe, ogni tanto portare a casa qualche match contro tennisti più forti. Mi sembra questo, al momento, il limite maggiore del nostro numero uno, ed è un limite, a mio modesto parere, di ordine soprattutto tecnico e, in seconda battuta, psicologico. Seppi è un ottimo incontrista che, sul ritmo, riesce a giocare alla pari con tantissimi e a fare paura a tanti. Quando però, è il momento di inventarsi qualcosa, di variare un po’ gli schemi nei frangenti caldi di un match contro un top-player, l’azzurro dimostra tutte le sue lacune e, alla fine, finisce per soccombere contro avversari più forti sul piano della personalità. Match come quello con Ferrero ad Umago, ad esempio, o come con Verdasco a Bercy o ancora (dico un’eresia) con Nadal a Cincinnati, un giocatore con una maggiore varietà di schemi ed una personalità più spiccata li avrebbe forse portati a casa, insieme ad conseguente cospicuo carico di fiducia.

Detto ciò i sostenitori italiani si aspettano grandi cose da Seppi cui auguriamo un 2010 pieno di successi: un tennista come lui, già ora con questi limiti, può stare tra i primi trenta e certamente Seppi, che è ancora giovane ed è un ragazzo serio, insieme al suo valido staff, non lasceranno nulla di intentato per provare a completarsi e tentare la grande scalata alla top-20.

PER CHI VOLESSE LEGGERE L'INTERVISTA RILASCIATA DALL'AZZURRO A TENNIS MASCHILE.COM PRIMA DELLA TRASFERTA STATUNITENSE DI AGOSTO, LA PUO' TROVARE A QUESTO INDIRIZZO.