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17 giugno 2010

ROBIN HOOD


Di Marco Caldara e Riccardo Bisti - 23 Maggio 2010
Articolo apparso su www.tennisbest.com

Tibro è una cittadina di 8.000 abitanti, dimenticata da Dio. Si trova nel cuore della Svezia, tra i laghi Vanern e Vattern. Eppure ha dato i natali all’unico giocatore, almeno fino ad oggi, ad aver sculacciato Nadal sul campo Philippe Chatrier di Parigi. Pensi alla Svezia, alla regione dei Laghi, e ti viene un brivido di freddo solo a pensarci. Eppure Robin Soderling è fuoco sacro, caliente. Di svedese, oltre al passaporto, ha solo l’occhio ceruleo. E’ uno che non molla facilmente, il Robin Hood del Roland Garros 2009. Da bambino zampettava in bicicletta per andarsi ad allenare, da adulto è riuscito nell’impresa più difficile: diventare un campione a 25 anni, quando sembrava ormai destinato a un ruolo di immediato rincalzo ai primissimi. Outsider di lusso, ma pur sempre un outsider. Nonostante un tennis dal livello eccellente e la ricerca di un costante miglioramento, infatti, nel suo repertorio sembrava mancare qualcosa. Lo svedese veleggiava tra il numero 40 e il numero 70 del ranking ATP. Le prospettive, già minate da qualche infortunio di troppo, sembravano deboli. Qualche exploit, qualche torneucolo. Niente di più.

Grazie Magnus
La svolta è arrivata quando Robin ha deciso di cambiare coach, passando sotto la guida di Magnus Norman, suo connazionale e ex numero due del mondo. "In passato Robin ha spesso buttato via partite che avrebbe dovuto vincere. Troppi fattori condizionavano il suo rendimento, e alla lunga finiva per perdere la bussola” spiega Norman “Io ho semplicemente cercato di cambiare la sua mentalità, rendendola un punto di forza. All’inizio è stata dura, ma la settimana prima del Roland Garros è cambiato qualcosa. Robin ha capito cosa volessi veramente e ha iniziato a seguire a pieno i miei consigli, trovando una via di mezzo sulle scelte che non lo trovavano in accordo”. Come è andata a finire lo sappiamo: prima il golpe contro Nadal, una delle più grandi sorprese dell’Era Open, poi un inatteso percorso fino alla finale. Un risultato che l’ha fiondato nei primi 10 del mondo, e al quale ha saputo dare seguito, ottenendo altri successi ma soprattutto dando una sterzata totale alla mentalità, come ha ricordato anche Johan Brunstrom, doppista di buon livello: “Nell’ultimo anno Robin è migliorato mentalmente e ha imparato ad accettare che non sempre tutto va per il verso giusto: questo l’ha aiutato moltissimo".

Un guerriero che non molla mai
“Robin vive per i suoi tornei di tennis – spiega il suo vecchio coach Peter Carlsson – è sempre orientato a dare il massimo, ed è il tipico giocatore pronto a fare qualsiasi cosa per vincere un incontro”. Tesi confermata da Robert Lindstedt, suo compagno in Coppa Davis. “Robin è sicuramente la persona più legata alla competizione che abbia mai incontrato nella mia vita. La sua fame di vittoria è qualcosa di incredibile. Potete chiedere a qualunque persona che lo conosca, e tutti vi risponderanno la stessa identica cosa. E’ un guerriero di natura, un vichingo nel verso senso della parola”. Non potrebbe essere altrimenti per un giocatore che al primo torneo da professionista ha subito centrato il successo. Era il Settembre del 2001, e un Robin appena diciassettenne si imponeva nel Future svedese di Goteborg. Un vincente nato. Kalle Flygt, connazionale che lo affrontò due volte in due settimane, lo ricorda così: “Già a quell’età era evidente che fosse dotato di un gran tennis. La sua palla non era pesantissima, ma sapeva variare molto. Ma soprattutto già allora odiava perdere”. Nonostante in passato abbia mostrato un carattere spigoloso (da non dimenticare il mitico siparietto a Wimbledon con Nadal) ultimamente ha anche imparato a perdere e riconoscere i meriti dei rivali: ne è dimostrazione la premiazione del “500” di Barcellona, quando dopo la sconfitta in finale con Fernando Verdasco, arrivata dopo 3 set molto combattuti, ha chiosato: “Faccio i miei complimenti a Fernando, che oggi ha giocato molto bene e meritato questa vittoria”. E’ una delle leggi dello sport. Saper vincere è importante, ma saper perdere lo è ancora di più.

Lupo solitario ma addomesticabile
Ma come è Soderling fuori dal campo? Lo vediamo sempre così serio, concentrato, nervoso; ed invece, lontano dal terreno di gioco, Robin è completamente diverso, nonostante conservi la serietà e “chiusura” tipica dei nordici. Aprendo la sua pagina personale su Twitter si scopre che è uno dei giocatori più vicini ed affezionati ai propri fans: li tiene aggiornati di continuo sulle vicende tennistiche e non, informando sulle proprie trasferte, sui risultati e quant’altro. A giudizio di chi lo conosce però, capire la sua personalità non è affatto facile: "Non è il tipo che socializza facilmente" dice Carlsson "Bisogna prima imparare a conoscerlo, poi lo si apprezza come bravo ragazzo. Abbiamo avuto un ottimo rapporto”. Carattere forte vuol dire anche carisma: "Robin ha una personalità molto forte", afferma Norman. "Non è facile avvicinarsi a lui, ma col tempo le cose si semplificano. Ora è più aperto che in passato e il nostro rapporto è cambiato. Molto interessante anche vedere come gestisce la pressione "

I segreti di un tennis brutale
Robin è il tipico giocatore moderno, che fa dell’accoppiata servizio-diritto la sua forza, ma che può contare anche su un ottimo rovescio e una buona dimestichezza nei pressi della rete. Dotato di un tennis dalla potenza devastante, è riuscito col tempo a trovare la giusta continuità, e a ridurre al minimo le giornate negative, rischio sempre concreto per un rude picchiatore. E’ cresciuto a dismisura sul piano tattico, anche e soprattutto grazie ai consigli di Norman, uno che ha vinto al Foro Italico e giocato la finale a Parigi. "Robin è un perfezionista, lo rispetto per questo", afferma Ferguson, suo “customizzatore” personale. “Quando lo incontrai la prima volta stava tentando un sacco di mosse per rendere più confortevole l’impugnatura della propria racchetta, avvolgendo strati e strati di nastri. Dopo vari tentativi, nei quali ho capito perché Enqvist sostenesse che accontentare Soderling fosse impossibile, siamo riusciti a creare una speciale impugnatura che non cambia mai le sue dimensioni. Avreste dovuto vedere la sua felicità”. Gli rende omaggio anche Mats Wilander, ultimo svedese a vincere a Parigi e suo ex capitano di Davis: “Ha una grande fiducia nei propri mezzi e questo l’ha aiutato nei primi anni. Avrebbe potuto arrivare prima nelle posizioni che contano, ma non sempre tutto va per il verso giusto. Con Magnus è cresciuto mentalmente, e i consigli provengono dalla persona giusta. E’ pronto per vincere un grande torneo. Credo che sappia di potercela fare e penso che sia ormai giunta l’ora”. E se lo dice uno che ha vinto sette titoli del Grande Slam vale la pena crederci…

14 marzo 2010

ISMAR GORCIC: "SONO FELICE DELLA MIA SETTIMANA"


Di Marco Caldara - Foto da Sarajevo Challenger

Spesso si sente parlare di quei giocatori che potrebbero puntare davvero in altro, ma per un motivo o per un altro faticano ad esplodere e a confermare i propri risultati. Rientra a pieno titolo in questa categoria il bosniaco Ismar Gorcic, uno che, per intenderci, psicologicamente non ha nulla da invidiare a "cavallo pazzo" Marat Safin. Non conosce il significato della parola costanza, ma è forse proprio per questo motivo che i suoi match sono tutti molto molto spettacolari.

Dotato di un servizio al fulmicotone, Ismar gioca un grande tennis d'attacco, con colpi pesanti e grandi volees, e non disdegna affatto il serve&volley. Il problema è che il tennista europeo è solito alternare ace a doppi falli, sontuose giocate e banali errori, serve&volley d'altri tempi a volees steccate; rendendo spesso innocuo un tennis che potrebbe permettergli grandi cose, e che proprio per questa ragione non l'ha mai portato oltre la 443esima posizione della classifica mondiale, raggiunta nel lontano 2004. A 6 anni di distanza, e il giocatore ormai 27enne, Ismar continua a galleggiare in posizioni poco nobili per un tennista dal suo bagaglio tecnico ed è attualmente numero 577 del mondo.

Da sempre legato all'Italia, fino allo scorso inverno ha vissuto a Perugia allenandosi presso l'accademia di Alberto Castellani, Ismar si è tolto due grandissime soddisfazioni nella settimana corrente, riuscendo prima a portare il punto decisivo alla Bosnia nella sfida di Davis con i rivali macedoni, e poi a centrare i quarti di finale nel Challenger 30.000$ in corso nella sua Sarajevo, superando al termine di due match combattutissimi due tennisti dall'indiscutibile livello, quali Raemon Sluiter e Stephane Bohli, ed arrendendosi solo al tie-break del terzo set al croato Ivan Dodig nel "quarto" giocato Venerdì pomeriggio. A poche ore dal termine della deludente sfida, che l'ha visto sprecare tre match-points, l'abbiamo contattato in esclusiva e si è volentieri reso disponibile ai nostri "microfoni".

Ismar, parliamo innanzitutto della vittoria in Davis. Hai portato il punto decisivo alla tua nazionale battendo in tre set il macedone Magdincev. Sensazioni?
"Nel complesso è stata una sfida molto dura. Ho lavorato tutto l'inverno giocando sul veloce indoor per prepararmi nel migliore dei modi ai due 15.000$ di Sarajevo, ed andare un Macedonia a giocare sulla terra non era certo il massimo. C'erano almeno 2000 persone che ci fischiavano e tifavano contro; ma alla fine ce l'abbiamo fatta, e la soddisfazione è massima".


E poi i quarti nel Challenger 30.000$ di Sarajevo, a casa tua, da wild card, battendo due signori giocatori. Come è stato?
"Devo dire che nonostante le vittorie ero molto stanco. In Davis sono stati tre giorni davvero stressanti e poi ho fatto 13 ore di viaggio lunedì per arrivare nella mia città. Giocare ogni giorno è stato difficile, ma il servizio mi ha assistito. Ho "tirato" circa 30 ace contro Sluiter, annullando due match-points e chiudendo 8-6 al tie-break del terzo; e una ventina contro Bohli. Non ho giocato al meglio ma sono comunque riuscito a vincere due ottimi match".

Ai quarti di finale invece hai perso 7-6 al terzo contro Dodig, fallendo una buona occasione. Cosa ti è mancato?
"Ho servito malissimo. Avevo male al braccio, ma nonostante questo nel tie-break decisivo mi sono portato prima 6-3 e poi 6-5 e servizio, senza però riuscire a chiudere. Sul terzo match-point mi è mancata la freddezza per servire la prima e ho deciso di fare comunque serve&volley con la seconda, perdendo il punto. In ogni caso sono felice del mio torneo e della settimana; è stata una bella esperienza".

Tramite il gruppo Facebook del Circolo Tennis L'Aquila abbiamo notato che hai dedicato a loro le tue vittorie, sia di Davis che dell'ultimo torneo. Per quale motivo?
"Sono tesserato per quel circolo, dove gioco la Serie B italiana. Sono molto affezionato al posto e alla gente che lo circonda; tutte persone che stanno vivendo un brutto periodo a causa del terremoto che ha distrutto la città. Mi sembrava giusto ricompensare in qualche modo l'affetto che mi hanno sempre dato".

Fino a poco tempo fa vivevi e ti allenavi in Italia, perché la scelta di tornare a Sarajevo?
"Si, mi sono allenato a Perugia da Castellani sino all'inverno, seguito dal mio coach Franco Travaglini. Ho però avuto dei problemi economici e sono stato costretto a tornare a casa".

07 marzo 2010

ESORDIO COL BOTTO

Laurynas Grigelis - Foto da Daylife.com

Di Marco Caldara - 7 Marzo 2010
Articolo apparso sul sito www.tennis.it

Il week-end di Davis ha fornito, oltre al successo dell'Italia e gli otto incontri del primo turno del Gruppo Mondiale, anche una bella storia da raccontare, proveniente da Vilnius, capitale della Lituania, dove la rappresentativa locale ha centrato il successo più importante della sua storia tennistica, superando per 3-2 la Gran Bretagna, orfana del suo asso Andy Murray. Il punto decisivo è stato portato dal diciottenne Laurynas Grigelis, al debutto nella massima competizione mondiale a squadre, che al termine di un match "thriller" ha sconfitto per 6-4 al quinto set l'inglese Evans.

Il personaggio
Per chi non conoscesse Grigelis, il ragazzo vive e si allena in Italia, e precisamente nella provincia di Bergamo, dall'età di 14 anni. Attualmente seguito da William Rota presso la Future Talent di Brusaporto, Laurynas è oggi numero 521 della classifica mondiale (suo best ranking), e in carriera, oltre alla vittoria in un torneo Futures da 10.000$, ha ottenuto già due ottavi di finale Challenger (uno proprio a Bergamo il mese scorso) e vanta successi di rilievo su giocatori come Ignatik, Sorensen, Checa-Calvo e Janowicz. Da sempre amante delle superfici veloci, Grigelis è dotato di un grandissimo talento, e piano piano lo sta dimostrando. Gli ottimi risultati ottenuti negli ultimi mesi hanno convinto il coach di Davis lituano a convocarlo per la delicata sfida con i "british" e lui ha ricambiato regalando ai suoi conterranei, ma soprattutto regalandosi, una vittoria storica.


La condotta eccellente
Sceso in campo subito dopo che il numero uno della formazione Ricardas Berankis aveva agevolmente sconfitto James Ward, riportando la sfida in parità dopo la sconfitta del doppio, Laurynas è partito visibilmente teso, e con la consapevolezza di avere riposta in se la speranza di un intero paese. Nonostane qualchè difficoltà è riuscito a rimanere attaccato al rivale sino al tie-break, nel quale, dopo aver recuperato l'iniziale svantaggio di 0-3, si è portato sul 6-4. A quel punto però un piccolo errore di distrazione gli è risultato fatale, e Evans si è aggiudicato il primo set. Nella seconda partita è scattato più sciolto, e desideroso di riprendersi dopo l'ingenuo epilogo del set precedente. Ha dominato per lunghi tratti gli scambi, dando l'impressione di poter fare ciò che volesse con uno splendido rovescio bimane. Dopo aver annullato una palla break sul 4-4, e due sul 5-5, Evans si è guadagnato l'occasione per salire 6-5, ma nel punto seguente "Grigio" l'ha "infilato" con un sontuoso lob, trovando il primo colpo vincente del match con il diritto (da sempre la sua "croce") e ristabilendo la parità; ed ha poi piazzato due "bombe" col rovescio lungolinea, prendendosi di prepotenza un importantissimo break, confermato subito dopo per il 7-5. Sulle ali dell'entuasiasmo, e fortemente spinto dal calore degli oltre 2500 spettatori accorsi a Vilnius, Grigelis è scattato a razzo nella terza partita, iniziando a colpire meglio anche col il diritto e non dando scampo a Evans, tramortito con un eloquente 6-0. Quando la sfida sembrava ormai incanalata nella giusta direzione, Evans ha messo in mostra tutte le sue qualità, cercando sempre più la via della rete. Scelta che ha pagato, e complice un Grigelis un po' appagato, il britannico ha chiuso per 6 giochi a 2, approfittando di tre doppi falli di "Lory" nell'ottavo game e guadagnando il 5° set.


Emozioni interminabili
La differente situazione psicologica fra i due nella lunga pausa che ha preceduto il "decider", con Evans felice e sorridente, e il lituano teso e spento, avrebbe fatto pensare ad un finale in favore dell'ingelse; ma Grigelis ha dato ulteriore sfoggio del suo talento, sovvertendo nuovamente le sorti dell'incontro. Subito obbligato a fronteggiare due palle break (15-40), il giocatore dell'est Europa ha piazzato quattro buonissime prime di servizio, togliendosi dalle "grane"; e nel gioco seguente, il quinto, ha stupito tutti, tirando un favoloso diritto vincente lungolinea seguito da un passante di rovescio da 2 metri fuori dal campo. Le due giocate gli sono valse il break mantenuto, seppur con qualche difficoltà, sino al 5-3, dopo aver annullato una palla del 4-4 regalata da due doppi falli (la tensione si è fatta sentire). Nel nono game il bravo e fortunato Evans ha annullato un primo match-point con un nastro vincente, e ha tenuto il servizio. A quel punto la battuta è "passata" a Grigelis, il quale è andato a servire per chiudere incontro e sfida. Un paio di indecisioni l'hanno portato 0-30, e una dubbia correzione del giudice di sedia su una palla che ad onor del vero sembrava buona, ha dato un altro punto ad Evans, regalandogli tre possibilità per il 5-5. In una situazione complicatissima Grigelis non ha fatto una piega, e ha cancellato la prima occasione del rivale con l'ennesimo ace, in un punto nel quale gran parte dei suoi colleghi sarebbe crollata con un doppio fallo. Con la complicità di Evans ha quindi ristabilito la parità, riacciuffando in extremis un game che pareva compromesso. Nel punto seguente il britannico ha contribuito nuovamente ad aiutare Laurynas, sparando largo un comodo diritto con i piedi dentro al campo e regalandogli un secondo match point, che il lituano ha concretizzato con un passante di rovescio al termine di un lungo scambio, lasciandosi cadere a terra fra il boato e gli applausi del pubblico amico che l'ha accompagnato in uno storico successo, gridando poi ad alta voce il suo nome nell'obbligatorio giro d'onore (con bandiera nazionale sulle spalle).


Vittoria che profuma d'impresa
All'esordio in Coppa Davis Laurynas è stato subito "buttato" nella mischia, e inizialmente ha sofferto. Venerdì ha ceduto in tre set a Ward, e Sabato (con Sakinis) ci ha provato in doppio, ma la coppia Fleming/Skupski (42esimo duo del ranking di specialità) ha avuto la meglio in 4 sets. Le due vittorie della stella Berankis - di un anno più vecchio e in grandissima forma - han permesso alla rappresentativa di spingersi sino al singolare decisivo, e di continuare a sognare. E' toccato quindi al bergamasco acquisito giocare quello che forse è il match più importante della storia lituana, e Grigelis non ha tradito le attese. Sceso in campo davanti ad una bolgia di connazionali, tutti ovviamente schierati dalla sua parte, Laurynas ha dato sfoggio delle sue qualità, con l'accoppiata servizio-rovescio su livelli altissimi ed un diritto che, pur avendolo fatto soffrire nelle prime fasi dell'incontro, è cresciuto con il passare dei game, finendo per aiutarlo nei passaggi chiave della sfida. Un match disputato con autorità, serietà, concentrazione; mai un errore causato dalla fretta, mai una distrazione, e solo qualche piccola ingenuità, che sono però normalissime per un giovane come lui, che si è preso la responsabilità di un intera nazione. Lo si è spesso visto ripetersi (in italiano) espressioni come "dai", "forza", "andiamo", segno della grande convinzione nei propri mezzi e della voglia di dimostrare che ce l'avrebbe potuta fare. Alla fine ce l'ha fatta, e la soddisfazione è stata immensa. La vittoria potrebbe contribuire all'atteso salto di qualità di Laurynas, o meglio, anticiparlo, in quanto siamo sicuri che, prima o poi, arriverà comunque.

Che sia nata una stella? Ai posteri l'ardua sentenza.


LITUANIA b. GRAN BRETAGNA 3-2:

James Ward (GBR) b. Laurynas Grigelis (LTU) 64 62 64
Ricardas Berankis (LTU) b. Daniel Evans (GBR) 61 46 76 36 63
Fleming/Skupski (GBR) b. Grigelis/Sakinis (LTU) 60 67 75 63

Ricardas Berankis (LTU) b. James Ward (GBR) 76 63 64

Laurynas Grigelis (LTU) b. Daniel Evans (GBR) 67 75 60 26 64


IL VIDEO DELLA VITTORIA DI GRIGELIS


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19 febbraio 2010

QUANDO LA PASSIONE PRENDE IL SOPRAVVENTO

Luca Rovetta - Foto Flush Design
(di Marco Caldara)

Si sente spesso gente parlare della "bella vita" dei tennisti. E' innegabile che, in determinate posizioni della classifica, si guadagnano cifre che permettono di mantenersi per una vita intera con i risultati di una sola stagione, e spesso anche meno; ma bisogna anche tener conto di quei giocatori che lo fanno unicamente per passione, spesso rimettendoci anche del denaro, ma con il sogno di poter un giorno vivere con l'attività professionistica, o di salire il più possibile in classifica, per avere un po' di notorietà, o semplicemente per fare ciò che sin da bambini li ha emozionati maggiormente, facendoli innamorare di fatica, sudore, racchette e palline.

Vi proponiamo oggi la storia del bergamasco Luca Rovetta, senza dubbio uno dei migliori esempi (se non il migliore) per descrivere la vita di questo genere di giocatori. L'azzurro, classe 1986 ed attualmente con due punti ATP (best ranking 900), ha vissuto un momento difficile a livello di motivazioni, arrivando a pensare al ritiro, e perdendo una grossa quantità di denaro che, venuto a scarseggiare, l'ha obbligato a ripiegare su altre attività. Luca si è allenato per un lungo periodo a Milano, alla corte di Maurizio Riva, Gianluca Pozzi e Barbara Rossi, firmando un contratto che gli imponeva di rimanere legato al "Garden" per due anni e mezzo. Dopo qualche tempo l'orobico ha iniziato a lamentare dei problemi con lo staff, ed arrivato al punto di volersene andare non l'ha potuto fare, a causa del contratto da lui stesso trascritto. Terminato il periodo di permanenza, l'azzurro aveva ormai perso tutte le motivazioni, e praticamente abbandonato l'attività: "Ho firmato quel contratto perché non avevo alternative. Era l'unico modo per potermi allenare la, ad altri posti non ne avevo. Appena ho potuto me ne sono andato, in quanto quel posto era un disastro, mi era passata la voglia di giocare. Praticamente a Giugno me ne sono andato e ho smesso, continuando a giocare qualche torneo senza allenarmi. Da Agosto a Ottobre invece ho proprio smesso del tutto".

Ha deciso però saggiamente di riprendere, e l'ha fatto in una maniera "tutta sua", iscrivendosi personalmente, e a prorie spese, ad una palestra e iniziando ad allenarsi da solo: "Quando ho deciso di riprovarci mi sono subito organizzato bene. Ho deciso di allenarmi per tre giorni la settimana, due ore al giorno, su un campo che un'amica mi ha gentilmente messo a disposizione, e per il resto solo atletica e palestra, alla quale ho provveduto ad iscrivermi e nella quale ho lavorato sempre da solo. Nei rimanenti giorni della settimana invece ho lavorato come maestro di tennis, facendo molte lezioni private nella zona di Bergamo (in base a dove avevo i "clienti") in modo da guadagnare il più possibile".

Ultimata la preparazione Luca si è recato in Spagna per giocare il suo primo torneo dell'anno, un Future da 10.000$, ed ha subito ottenuto un preziosissimo punto ATP: "Sono andato in Spagna per giocare qualche torneo, ma purtroppo sono dovuto rientrare dopo il primo, a causa di ho un problema al ginocchio, insorto sotto la guida di Riva, che mi trascino ormai da un sacco di tempo. Andando a giocare dei match però il male aumentava sempre di più e quindi ne ho fatto uno solo. Ho iniziato le qualificazioni giocando malissimo; in quanto erano parecchi mesi che non giocavo un match ufficiale, ed in allenamento era tutto totalmente diverso: diciamo che ero un po' bloccato. Il secondo turno invece ho giocato con un russo, c'era molto freddo quel giorno, ed anche del vento, e il ginocchio mi faceva malissimo; fortunatamente mi sono salvato con il servizio e da quel momento ho iniziato a giocare sempre meglio. Una volta entrato in tabellone ho giocato con uno spagnolo, anch'egli qualificato, ed ho vinto agevolmente per 6-4 6-3, portandomi avanti sin dall'inizio ed imponendomi senza quasi nessun momento di difficoltà. Al secondo invece, ha purtroppo piovuto durante il giorno, e la temperatura si è abbassata molto, con il ginocchio che ne ha risentito: ho fatto fatica a scaldarmi bene e ad entrare bene nel match; e questo mi dispiace, perché una volta entrato ho giocato bene ed ho perso il secondo set per 7-6 fallendo anche 4 set-points in risposta".

Al momento Luca si trova fermo dal giorno del rientro dalla Spagna, in quanto non vuole sforzare il ginocchio. Fra qualche giorno avrà il responso della visita effettuata, e saprà come proseguire la stagione: "Appena avrò il responso degli esami, "sconterò" il periodo di riposo, e poi mi allenerò una decina di giorni prima di riprendere con i tornei. L'obiettivo è quello di farne ancora qualcuno prima dell'inizio della Serie B, che giocherò presso il TC Lombardo, per poi cercare di prender parte a più eventi possibili nel corso dell'estate".

Non ci resta che augurare a Luca un grosso in bocca al lupo!

10 febbraio 2010

LITUANO D'ITALIA

Laurynas Grigelis - Foto Moreno Faina

E' con grande piacere che quest'oggi ospitiamo su Tennis Maschile.com l'amico Riccardo Bisti di TennisBest.com e TENNIS MAGAZINE, in questi giorni a Bergamo in qualità di addetto stampa del torneo Challenger. Riccardo ci guida alla scoperta di Laurynas Grigelis, con un' intervista nata da un' idea comune, e portata avanti dal più 'avvezzo' dei due.

Da Bergamo, Riccardo Bisti - 10 Febbraio 2010
Articolo apparso sul sito www.tennisbest.com

Sarà per il cibo o forse per il clima, chissà. E' però un dato di fatto che molti tennisti stranieri scelgono l'Italia come base per sviluppare la loro carriera. Il più noto è Andrey Golubev, top 100 kazako residente a Bra. Ma c’è un nome nuovo all'orizzonte: si tratta di Laurynas Grigelis, lituano nato a Klaipeda (terza città più importante del paese) il 14 Agosto 1991. Laurynas è dunque “nato” lituano e non sovietico, giacché il paese si è proclamato indipendente nel 1990 (fu la prima Repubblica a staccarsi dall’Unione Sovietica). Laurynas ha preso in mano la prima racchetta all'età di 6 anni, ma per un lungo periodo ha giocato 2-3 volte alla settimana, conducendo una vita del tutto simile a quella dei coetanei. “Poi si sono accorti delle mie potenzialità e ho iniziato a giocare più seriamente”. E così è arrivato il primo contatto con l’Italia, poi tramutatosi in una vera e propria migrazione. Oggi vive a Bergamo con i genitori e si allena presso il Tennis Club Brusaporto con il supporto dell’organizzazione “Future Talent”. Ma le tappe ce le racconta direttamente lui: “Venni la prima volta a Cividino all’età di 12 anni, accompagnato dalla mia allenatrice, di nome Povilionine, e rimasi una ventina di giorni. Poi tornai in Lituania e smisi di lavorare con lei perché iniziò ad occuparsi di altri giocatori. Allora mandai un po’ di e-mail in Italia e in Inghilterra. A Cividino furono ben contenti di accogliermi”. Papà Stanislovas e mamma Aukse hanno deciso di supportarlo. “Si, al punto che si sono trasferiti con me. Infatti li ringrazio per il loro supporto. Come ringrazio anche la Future Talent che crede in me e mi sta supportando in ogni modo”.

Sorpresa del torneo
Grigelis è uno dei personaggi degli Internazionali di Bergamo (42.500€, Play-It). Entrato in tabellone grazie ad una wild card, ha infilato la sorpresa del torneo battendo Uladzmir Ignatik, numero 1 di Bielorussia e prossimo avversario dell’Italia in Coppa Davis. I risultati di fine 2009 autorizzavano l’Italtennis ad un minimo di preoccupazione, svanita dopo averlo visto all’opera. Tennista muscolare, dotato di due buoni fondamentali ma nulla di più. Resta da capire quanto abbia influito l’ottima prestazione di Grigelis, accompagnato dal suo staff al gran completo. “Della mia prestazione mi è piaciuto l’atteggiamento” dice “Grigio” “Ho lottato punto su punto. All’inizio ero molto emozionato, ma è passata quasi subito”. “E’ vero, era molto teso, per lui è una situazione nuova” interviene coach William Rota, che lo segue a Brusaporto in un team di cui fanno parte anche Andrea Stoppini, Andrea Falgheri e Filip Prpic. Allora gli chiediamo che tipo di giocatore ha tra le mani. “Laurynas è un giocatore adatto alle superfici veloci. E’ dotato di un buon servizio, deve sfruttarlo di più. Ha due buoni fondamentali, colpi pesanti…insomma, un tennis moderno. Certamente deve migliorare in tante situazioni”. A noi è piaciuto sia per il tennis (davvero elegante il movimento del servizio) che per l’atteggiamento: perso il primo set al tie break, in una situazione così emotiva, contro un avversario più esperto, in molti avrebbero mollato. Lui ha finito addirittura dominando. E oggi, nel secondo match a partire dalle 10 se la vedrà con Roman Valent, proveniente dalle qualificazioni. Un match possibile. “Ma per me è indifferente l’avversario, a questi livelli sono tutti forti”.

Laurynas, ci sono poche tracce di te a livello juniores. Come mai?
In realtà a livello Under 14 ed Under 16 ho giocato abbastanza. A 14 anni sono stato tra i primi 20 nella classifica ETA, poi tra gli Under 16 numero 3. Tra gli Under 18 ho giocato qualche torneo, ma poi ho preferito buttarmi nel circuito dei professionisti. Volevo fare esperienza il prima possibile. Certamente mi sarebbe piaciuto giocare qualche Slam, il mio preferito è Wimbledon, però non ho rimpianti in questo senso.

Che tipo di programmazione svolgerai?
Nell’immediato potrei andare a firmare per le qualificazioni di Marsiglia o del challenger di Belgrado. Poi c’è un impegno importante: giocheremo in Coppa Davis contro la Gran Bretagna priva di Andy Murray. Penso sia un match fattibile, anche perché il nostro numero 1 è Ricardas Berankis, altro giovane in ascesa. Certamente abbiamo la panchina un po’ corta, visto che in classifica ATP siamo solo tre lituani. Poi vedremo: certamente più challenger rispetto all'anno scorso. Il mio coach dice che dovrò anche "meritarmi" di giocare certi tornei.

Dove giocherete in Coppa Davis? Il tennis è seguito in Lituania?
Giocheremo a Vilnius (la capitale, ndr) sul sintetico indoor in un palazzetto con circa 3.000 spettatori di capienza. Il tennis è abbastanza seguito, c’è interesse sia da parte dei giornali che della TV.

Torni spesso nel tuo paese natale?
In realtà non troppo. Capita in occasione di impegni come questo oppure scolastici (Laurynas è iscritto all’ultimo anno di scuola superiore e sta per prendere il diploma. Ovviamente studia a distanza, ndr). Altrimenti qualche volta in vacanza.

Quali sono, secondo te, i giovani più interessanti del circuito?
Ce ne sono tanti. Così su due piedi direi Ryan Harrison, Yuri Bhambri, Grigor Dimitrov, lo stesso Berankis, Bernard Tomic. Però non ho ancora giocato contro nessuno di loro. Il più forte che ho incontrato? Direi il polacco Jarzy Janowicz. In assoluto, il giocatore più forte che ho affrontato è Benjamin Becker.

Domanda d’obbligo per un ragazzo come te. Il tuo sogno?
Mi piacerebbe entrare tra i primi 10 al mondo e giocare e vincere un torneo del Grande Slam. Speriamo.

Anticipiamo il sito ATP, che a breve ti farà questa domanda per inserirla nella tua scheda. Cosa ti piace fare fuori dal campo?
Hobby molto comuni: mi piace guardare film, ascoltare musica ed apprezzo il calcio. Sono un tifoso interista...

09 novembre 2009

AU REVOIR FABRICE

'Santoro è l'unico giocatore per il quale pagherei il biglietto'. (A. Agassi)
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(di Marco Caldara)
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Con la sconfitta subita ieri nel primo turno del Master 1000 di Parigi Bercy si è conclusa la carriera di Fabrice Santoro, il giocatore più longevo e spettacolare del circuito ATP. Il 37enne nativo di Haiti aveva preso la decisione già da tempo, ed ha avuto la possibilità di terminare l'attività davanti al 'suo' pubblico, arrendendosi 64 63 a James Blake.
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Era rimasto in dubbio sino all'ultimo se concludere nel 2009 o giocare anche l'Australian Open 2010, che gli avrebbe permesso di essere il primo giocatore della storia ad aver preso parte a tornei dello slam in quattro decenni differenti, ma alla fine ha preferito confermare la sua decisione iniziale: “Preferisco concludere la carriera sul centrale di Bercy che su un campo secondario degli Australian Open. Sono soddisfatto per aver gestito al massimo le mie potenzialità. Ho tirato fuori il massimo di quello che potevo. Non ho rimpianti: lo scambio di maglia con un Blake e il giro di campo sono cose che non dimenticherò mai”.
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Una carriera iniziata nel lontano 1989 da 'normale giocatore' e poi svoltata grazie ad una impeccabile decisione che gli è poi valso l'appellativo di 'le magicien', rifilatogli da Pete Sampras dopo una delle tre sconfitte da lui subite con il francese (su sette scontri diretti). Fabrice si accorse che con il suo tennis non sarebbe mai riuscito a sfondare, e quindi scelse saggiamente di cambiare. Iniziò a giocare con entrambe le mani, colpendo in maniera bimane sia il diritto che il rovescio. La modifica apportata al suo gioco gli permise quasi da subito di contraddistinguersi dai colleghi; non solo per 'le due mani', ma anche per la capacità di trovare angoli difficilmente credibili, e addirittura contro le leggi della fisica, a detta di molti.
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Ciò gli ha permesso di vincere ben sei titoli ATP in singolare, e di spingersi con la semifinale raggiunta nell'estate 2001 al Master del Canada, alla diciassettesima posizione della classifica mondiale. Oltre al singolare Fabrice si è contraddistinto nel doppio, vincendo la bellezza di 24 tornei con i più svariati compagni (fra i quali due Australian Open, una Mastercup e tre Master Series), centrando 18 finali (Wimbledon, Roland Garros, e otto Master), e divenendo nel 1999 numero 6 della classifica ATP di specialità.
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Il funambolico giocatore d'oltralpe è l'unico tennista ad aver battuto tutti i campioni dell'ultimo ventennio, fra i quali un numero elevatissimo di colleghi che sono stati al vertice della classifica mondiale. Per intenderci, cito 'qualche nome': Federer, Sampras, Agassi, Safin, Rafter, Henman, Chang, Norman, Ivanisevic, Hewitt, Pioline, Haas, Krajicek, Bruguera, Philippoussis, Mantilla, Courier, Muster, Rios, Edberg, Corretja, Stich, Connors, Korda, Becker, Wilander, Leconte, Noah, Chesnokov, Nalbandian, Ljubicic, Moya, Ferrero, Roddick e Djokovic. I suoi tricks e le sue 'magie', in grado di mettere in difficoltà anche il miglior Roger Federer (VIDEO) han riscosso una fama tale che portarono Andre Agassi (non certo uno qualunque) a pronunciare le seguenti parola: 'Santoro è l'unico giocatore per il quale pagherei il biglietto'.
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Ho avuto la grande fortuna di trovarlo per ben 3 anni consecutivi al Challenger di Bergamo, la mia città, torneo al quale Fabrice si affezionò sin dalla prima apparizione datata 2007, quando in scioltezza vinse la manifestazione. Legato da un solido rapporto con Marco Fermi, direttore dell'evento orobico, Santoro è voluto tornare a Bergamo anche quest'anno, e nonostante una precoce sconfitta al secondo turno ha comunque entusiasmato il pubblico bergamasco, innamoratosi con il passare degli anni della sua simpatia e del suo tennis. Uno dei pochi tennisti in grado di competere e spesso vincere con i piacchiatori moderni nonostante un fisico leggero e una palla dotata di scarsa pesantezza. Un servizio ottimo, una mano invidiabile, e uno slice a due mani insidioso come pochi, giocato da ambo le parti e stupefacente da quella destra, con la mano dominante che si stacca e la sinistra che accompagna la palla disegnando traiettorie davvero impossibili.
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Insomma, un giocatore d'altri tempi in grado di conquistare le folle di tutto il mondo, che lo ricorderà come 'il mago'. AU REVOIR FABRICE!..

06 ottobre 2009

Tuttenotizie: Roitman e Pless pronti all'abbandono

Foto da Copa Petrobras De Tenis.com

Essendo in periodo di innovazioni, amici di TENNIS MASCHILE.com, lancio oggi una nuova rubrica, nella quale una volta a settimana raccoglieremo numerosi notizie alle quali non abbiamo dato spazio con un articolo apposito. Potrete trovare ogni genere di notizie, dalle più importanti, alle più simpatiche; volte ad informarVi su tutto ciò che accade attorno al mondo del tennis, il nostro preferito.

CIAO CIAO ESCOPETA!
Apriamo oggi parlando di addii. Si perché nella scorsa settimana sono stati due i giocatori ad annunciare il proprio ritiro. Nel Challenger di Buenos Aires è terminata con una sconfitta al secondo turno la carriera dell'argentino Sergio Roitman (nella foto) che, continuamente tormentato da da problemi fisici, ha deciso di abbandonare il professionismo. Attualmente numero 131, con un best ranking di 62, ha deciso di fermarsi nel torneo che vinse nel 2007, in modo da congedarsi con le stesse persone che due anni prima lo festeggiarono.
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AD ONOR DEL VERO QUEST'OGGI ROITMAN E' SCESO IN CAMPO NEL TORNEO DI MONTEVIDEO, IN URUGUAY, RACCOGLIENDO TRE SOLI GAMES CONTRO IL PORTOGHESE LEONARDO TAVARES.
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PLESS 'APPENDE LA RACCHETTA AL CHIODO'
Ha annunciato il suo ritiro anche il danese Kristian Pless, attualmente numero 263 del mondo, e 65 nel lontano 2002. Il giocatore nordico, molto spesso 'tartassato' da vari infortuni, ha deciso di abbandonare a soli 29 anni, e lo farò al termine della stagione. Protagonista di una carriera al di sotto delle aspettative, per uno che nel 1999 arrivò in finale a tre dei quattro Grand Slams Juniores, centrando il successo agli Australian Open, e terminando di conseguenza la stagione sul gradino numero uno della classifica, Kristian vaga ora fra i tornei Challenger, e come miglior risultato stagionale vanta una semifinale a Winnetka. In poche parole, cercate di non emularlo nel passaggio da Junior a 'Pro', e neanche nella maniera di 'prendere' le sconfitte; non proprio con filosofia: VIDEO.

MALISSE INFRANGE LE NORMATIVE WADA
Chi invece, dopo aver toccato veramente il fondo, pare finalmente aver ritrovato la 'strada giusta' , e non pensare minimamente al ritiro, è il belga Xavier Malisse. Due finali ed una vittoria Challenger, oltre a vari altri bei risultati, costituiscono il 2009 del fiammingo, sul quale negli ultimi giorni si è però abbattuta l'ombra del doping. Mettiamo però subito in chiaro una cosa; Malisse non è stato scovato dopato, e probabilmente mai lo sarà; ma è finito nell'occhio del ciclone per aver infranto alcune normative anti-doping. Le nuove normative della WADA, molto contestate dai giocatori, Nadal su tutti, obbligano i tennisti a comunicare un'ora al giorno, nella quale dovranno essere reperibili per dei controlli nei periodi di pausa dalle competizioni. Malisse avrebbe mancato due volte la 'comunicazione' e probabilmente saltato anche un controllo. Giovedì sarà ascoltato dal tribunale della Commissione Antidoping belga. Lo stesso avverrà anche per la sua collega Yanina Wickmayer, semifinalista agli scorsi Us Open, che verrà ascoltata il 22.

MARK PRONTO AL RIENTRO
Per due tennisti che abbandonano, esausti dei continui problemi fisici, ce n'è uno che dopo aver lasciato il circuito ha deciso di ritornare. Stiamo parlando dell'australiano Mark Philippoussis, finalista a Wimbledon 2003, che ha deciso di tornare a giocare, seppur nel 'Senior Tour', il circuito dei veterani. Mark riprenderà a Dicembre, giocando a Londra il 'Royal Albert Hall', il torneo più prestigioso del circuito.
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Un grazie ad Alessio Baldi

29 settembre 2009

Joachim (quasi) per divertimento! O forse no???

Foto da Flickr.com
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Quando ho appreso la notizia del rientro di Joachim Johansson (nella foto) al torneo di Kuala Lampur, ho pensato come probabilmente ognuno di voi, alla voglia dello svedese di 'farsi ancora un po' di pubblicità' (e ci capiamo) prima del ritiro. Invece pare di no!

Lo svedese, al momento numero 446 del mondo, ha sconfitto in due set Lleyton Hewitt (26), senza mai perdere il servizio. Dopo un primo set dominato dai battitori e chiuso 9-7 al tie-break, Pim Pim è riuscito a strappare finalmente la battuta al rivale, ed annullando ben nove palle break ha fatto suo il match, per la sorpresa generale, dopo 1 ora e 40 minuti di gioco, nei quali ha servito 13 aces.

Per il gigante di Lund si tratta della prima vittoria della stagione in un torneo maggiore (alla prima partecipazione) ed arriva a poco meno di un'anno di distanza dalla precedente; a dimostrazione che, libero da problemi fisici, è sempre in grado di fare grandi cose. Ora al secondo turno per lui ci sarà molto probabilmente Richard Gasquet, un altro giocatore al rientro e alla ricerca di motivazioni per continuare. Altro match, altra storia; ma se fossi in voi saprei su chi 'buttare' 5€. Io vi avevo avvisato....

A volte ritornano: Uros Vico al rientro in Sardegna

Foto da Roma Sport ASD.it

Come probabilmente avrete capito, uno dei miei migliori amici nel circuito, se non il migliore, è Uros Vico, ottimo giocatore da superfici veloci e con un passato abbastanza roseo. Il giocatore di origini croate (nella foto), da qualche tempo incerto sul suo futuro, e più orientato verso l'abbandono del circuito mondiale (salvo qualche apparizione in doppio), si era iscritto all' ITF di Quartu Sant' Elena e causa numerosi forfait è riuscito ad entrare direttamente in tabellone, decidendo quindi di giocare.

Al primo turno affronterà quest'oggi il giovane qualificato Emanuele Molina, classe 1991 e numero 1360 della classifica mondiale. Vedere Uros in tabellone mi ha fatto davvero molto piacere, in quanto sono convinto che, libero da problemi fisici, sia ancora in grado di togliersi qualche soddisfazione. Non penso che dopo il torneo sardo continuerà l'attività, anche perché insieme a Corrado Borroni e Mattia Livraghi sta svolgendo la funzione di coach in una scuola del milanese (dove si allenano i vari Ianni, Crugnola, Mauri, Ornago ed altri); ma comunque trovarlo in campo è sicuramente una buona notizia per il tennis italiano.

Giocatore dal grande talento, ed a suo agio sulle superfici veloci, in carriera Vico ha sconfitto avversari del calibro di Tsonga, Golubev, Federer, Mahut, Ram, Navarro, Darcis, Bracciali, Baghdatis, Van Sheppingen, e tanti altri ancora. Il suo palmares di singolare recita due vittoria Challenger (su tre finali) e cinque vittorie ITF (su 11 finali), la prima arrivata a soli 18 anni. Molti di più sono i successi arrivati in doppio; specialità nella quale l'azzurro ha spesso saputo fare la differenza. Insomma, il ritorno di Uros fa sicuramente molto piacere a chiunque. Forza Uros!

Per il resto, nel torneo, dotato di un montepremi di 10.000$, sono in gara altri diciannove azzurri, fra i quali spiccano i nomi di Matteo Viola, Francesco Piccari e Stefano Ianni. Già eliminato il numero 1 del torneo, l'argentino Villar, caduto per mano del nostro Federico Gaio, wild card, che reduce da un periodo avaro di risultati si è imposto con il punteggio di 6-4 4-1 ritiro. Al secondo turno anche Roberto Marcora (63 76 a Civarolo) e Giannessi (75 75 a Crepaldi). Fuori invece Valerio Carrese, che si è arreso con il punteggio di 63 67 63 all'olandese Westerhof. In gara oggi tutti gli altri, con i derby azzurri Mauri-Viola, Iannuzzi-Piccari, Raffaelli-Mazzella, e Volante-Valenti. Impegnati anche Falgheri, Capone, Petrone e Ianni.
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AGGIORNAMENTO: UROS HA VINTO 6-2 6-3.

26 settembre 2009

A volte ritornano: Pim Pim al via in Malaysia

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Otto tornei nel 2006, quattro nel 2007 (con una semifinale ad Adelaide). L'annuncio a malincuore del ritiro il primo Febbraio 2008; la spalla non gli permetteva più di allenarsi con continuità. Poi il rientro per l'amato torneo di Stoccolma, quello che a detta generale è il campo più veloce del mondo. Vittoria con Mahut e cinque games con Nalbandian.
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Il 2009, iniziato a Besancon. Vittoria per 76 al terzo su Paire, e ritiro al secondo turno, ancora problemi. Altri due primi turni Challenger e tre belle vittorie a Izmir, Turchia, prima del forfait nelle semifinali (regalando poi il successo a Stoppini); la spalla lo aveva nuovamente abbandonato. Ed oggi, 26 settembre 2009, la notizia che JJ ci proverà ancora. Come avrete capito non stiamo certo parlando di Jelena Jankovic (chi?), bensì di Pim Pim Joachim Johansson, uomo da 51 aces in quattro set (pure il tanto idolatrato Karlovic donerebbe un occhio per potercela fare).
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Come saprete scatterà Lunedì il nuovo torneo '250' di Kuala Lumpur, ed il ventisettene svedese, tre titoli in carriera e numero nove del mondo nel 2005 (una delle poche stagioni giocate interamente); beneficerà di una wild card. Per lui al primo turno ci sarà l'ex cognato Lleyton Hewitt. Fra i due un solo precedente, che risale agli US Open 2004, quando l'ex numero uno del mondo vinse straight sets.
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Che il gigante (198 cm) di Lund, ventisette anni d'età, possa riuscire in quella che al momento può tranquillamente essere definita impresa? Molto dipenderà dal servizio, e quindi dalla tanto odiata spalla, che però, magari per un match solo, non dovrebbe concedergli troppe 'noie'; e se servisse seconde come nel video (guardate come annulla un match-point a Vliegen), io un idea sul vincitore ce l'avrei; non so voi...
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Sempre per restare in tema di 'ritorni', David Nalbandian, fermo da oltre quattro mesi per un problema all'anca che l'ha costretto ad operarsi, ha annunciato che il prossimo Dicembre giocherà un torneo di esibizione a Buonos Aires, al quale parteciperanno anche altri campioni come Monaco, Gonzalez e Safin. Sarà quella la rampa di lancio per un rientro di fuoco (almeno si spera)dell'argentino. Nalbandian è ancora numero 14 del mondo, ma i 1650 punti che gli scadranno prima di fine stagione (vittoria a Stoccolma, finale a Bercy e Basilea, e semifinale a Madrid), lo faranno scivolare di poco fuori dai primi 100 giocatori della classifica.

04 agosto 2009

Dai Futures ad una finale ATP? Si può, Ball insegna

Foto Getty Images
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Volevo scrivere qualcosa a proposito di Carsten Ball, il giovane californiano (classe 1987) ma di passaporto australiano, che la scorsa settimana ha raggiunto la finale nell' ATP di Los Angeles passando dalle qualificazioni.

Il giocatore (nella foto) ha iniziato la sua stagione in Australia, rimediando due sconfitte al primo turno, e si è poi spostato a giocare due tornei ITF in Nuova Zelanda, vincendo il primo, e perdendo ai quarti nel secondo, niente di speciale comunque. Ha quindi deciso di passare ai Challenger, fermato però quattro volte su quattro al secondo turno, di cui tre da avversari di tutto rispetto (Kuznetsov, Becker e Udomchoke), e la quarta da Dannis Zivkovic, numero 1101 del mondo. Nei successivi tre tornei sono arrivate due finali (sconfitto da Ward a Sarasota e da DeHeart a Yuba City), ed un primo turno, battuto dall'uruguaiano Felder a Carson.

Sembrava quindi giunto il momento di abbandonare definitivamente i Futures, per lui che ormai era nei primi 200 giocatori del mondo, ed invece no. Ball ha deciso di giocare due 10.000$ negli States, puntando ovviamente a vincerli entrambi. Nel primo ha però perso al primo turno con il colombiano Alejandro Gonzalez, e nel secondo ha vinto.

E' quindi tornato a giocar i Challenger, ma in tre tornei ha rimediato due sconfitte con l'amico Ryler De Heart (la curiosa storia del mancino americano la trovate qua), ed una con il canadese Bruno Agostinelli, numero 1742 della classifica mondiale.

A questo punto, a uno 200 del mondo che perde contro il 1742, verrebbe da farsi qualche domanda, ma così non è stato per Carsten che si è iscritto al terzo torneo ATP della stagione, riuscendo a sorpresa di tutti a spingersi sino alla finalissima. Ball infatti, ha messo in fila nell'ordine: Yoo, Soeda, Young, Gicquel, Tursunov, Isner e Leonardo Mayer, tutti sconfitti in due set, prima di cedere 6-4 3-6 6-1 al sesto favorito della manifestazione, lo statunitense Sam Querrey.

Ora, la cosa ha dell'incredibile a livello statistico. Un ragazzo, che in precedenza aveva giocato solo 3 partite ATP; che la settimana prima aveva perso dal numero 1742 del mondo; che in stagione non aveva ancora vinto un match fra qualificazioni e main draw del circuito maggiore; che ha riportato sconfitte con gente abbondantemente fuori dai primi 400 del mondo, ed uno fuori dai 1000; possa raggiungere una finale a livello ATP, eliminando due top200 e ben 5 top100.

Questo ci aiuta a capire che, come spesso viene trascurato dagli appassionati che si basano quasi solo su classifica e rendimento, la differenza di potenzialità tra i primi 200 del mondo è molto livellata, e non c'è quindi da stupirsi se gente come Rajeev Ram vince tornei ATP, e Carsten Ball abbandona i 10.000$ per raggiungere un mese dopo la finale in un '250'.

Non sono riuscito a contattare Ball per farci rilasciare le sue impressioni a proposito dell'inatteso risultato ottenuto, ma conto di poterlo fare nei prossimi giorni, per proporvele il più presto possibile. In ogni caso complimenti all'australiano, che da questa settimana si trova nei primi 150 del mondo (145 ATP) per la precisione, e dovrà ora abbandonare in maniera definitiva gli ITF per dedicarsi al circuito ATP con più continuità.

24 luglio 2009

Roger Federer padre di due gemelle

foto da MensTennisForums
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Questa notte sono nate in Svizzera Charlene Riva and Myla Rose, le due figlie gemelle di Roger Federer e Mirka Vavrinec (nella foto).

Queste le parole dell'elvetico, fresco vincitore del quindicesimo slam in carriera ed ora padre di due splendide bambine, tratte dal suo sito ufficiale: 'Questo è il giorno più bello della nostra vita. Mirka, Charlene e Myla sono sane e tutto va per il meglio'.

La redazione di TENNIS MASCHILE porge i complimenti a Roger e consorte, che dopo essersi tolti tutte le soddisfazioni possibili (o quasi) sul piano tennistico, formano ora anche una bella famiglia.

16 luglio 2009

Gasquet pronto al rientro in campo


Richard Gasquet potrà già tornare in campo. Il tribunale ha deciso che il francese non ha mai assunto volontariamente cocaina, condiserata la minima quantità trovata nel corpo di Richard. Il francese infatti aveva sempre detto di averla probabilmente ingerita involontariamente, ed i giudici hanno deciso di accogliere questa tesi.

La squalifica del transalpino è stata quindi ridotta a due mesi e mezzo, e potrà tornare in campo già dalla prossima settimana, in quanto dal momento del fermo i due mesi e mezzo sono già trascorsi. Gasquet non risulta però iscritto in nessun torneo sino a Master 1000 di Montreal, e quindi presumibilmente chiederà qualche Wild Card per riprendere la routine dei tornei, e anche per giocare qualche match.

Gasquet è scivolato alla posizione numero 32 del ranking, ed avrà sicuramente molta molta rabbia in corpo per l'accaduto. Che sia finalmente arrivata l'ora giusta per una sua (ri)nascita?

07 luglio 2009

Mathieu Montcourt: il ricordo dei giocatori

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(Mathieu Montcourt fotografato da Gabriele Villa, il fotografo di TENNIS MASCHILE, durante il secondo turno del Challenger di Monza 2009)
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Non sono riuscito a contattare molti giocatori, in quanto è un momento difficile per tutti, ma ci tengo a riportare le dichiarazioni di alcuni:

Fabio Fognini:
'Non ho parole. Cercherò di commemorarlo questa sera, indossando una maglietta in suo ricordo durante il mio match'.

Ismar Gorcic:
'Sono a San Benedetto per il Challenger. Sono chiuso in camera, incredulo. Mathieu piaceva a tutti, era amico di tutti. Io e lui ci conoscevamo da sette anni. Aveva sempre il sorriso stampato sulla bocca, simpatico, disponibile, un talento pazzesco e davvero un bravo ragazzo. Ancora non ci posso credere'.

Au revoir, Mathieu


Non conoscevo Montcourt; ma 'a pelle' mi era sempre stato simpatico, con quella sua espressione sempre divertita e quei suoi capelli 'sparati'.
In campo era un grande lottatore, gran cuore, grande coraggio. L' ultima volta che l'ho visto è stata al Challenger di Monza, con Di Mauro, perse. Durante quel match fece di tutto per farsi odiare, insultò l'arbitro, il pubblico; se la prese con il campo, con le righe. Mi ricordo che quel giorno non mi fece un'impressione positiva, ma in fondo stava giocando male, e perdendo.

Era un po' un personaggio alla Luzzi, che scatenava amore o odio, o piaceva o non piaceva. Solo sabato era in campo per le semifinali del torneo di Rijeka; quel campo tanto amato sul quale non potrà tornare mai più . La morte se l'è portato via, improvvisamente, a 24 anni, presto, troppo presto per un ragazzo che aveva ancora tutto da dare e dimostrare. Anche lui, come Federico, spazzato via da un giorno all'altro.

Ed ora, solo tanto sconforto, tanta amarezza, ed un solo grido ricorrente nel cuore, nella mente, in tutto: RIPOSA IN PACE, MAT!

Tennis in lutto: morto il francese Mathieu Montcourt


E' morto questa notte, a causa di un' embolia polmonare, il tennista francese Mathieu Montcourt, ventiquatrenne numero 119 del mondo.
Il giocatore (nella foto) era appena rientrato in patria dopo i tornei di Milano, Reggio Emilia e Rijeka, ed è stato trovato morto in mattinata.

Più tardi la FFT (Federtennis francese) emetterà un comunicato in cui verrano spiegate precisamente le causa dell'accaduto.

Lo staff di TENNIS MASCHILE si unisce al dolore dei famigliari del giocatore scomparso.

R.I.P. Mathieu

Alex Kuznetsov: la piacevole sorpresa di Winnetka

foto Daylife
(di Marco Caldara)
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Non sono solito seguire più di tanto i Challenger nei quali non siano presenti giocatori azzurri, anche se lo dovrei fare; ma almeno uno sguardo al vincitore ed all'andamento del tabellone lo 'butto' sempre. Scorrendo il draw del Challenger 50.000$ di Winnetka, vinto dall'ucraino di passaporto statunitense Alex Kuznetsov (nella foto), ho notato che il giocatore era proveniente dalle qualificazioni, ed allora ho dato uno sguardo anche al tabellone cadetto, notando dei particolari che secondo me meritano attenzione.

Il nome di Kuznetsov non mi è nuovo, e sicuramente lo conosco da almeno tre anni; sono sicuro di averlo visto giocare; ma scorrendo la sua 'playing activity' delle ultime tre stagioni, non ho trovato nessun match che mi ricordi qualcosa.

La stagione dello statunitense è iniziata davvero male; nei primi 11 tornei giocati nel 2009 (tutti Challenger) Kuznetsov non ha guadagnato nessun punto, raccogliendo 6 sconfitte nelle qualificazioni e 5 eliminazioni al primo turno. Non si è però dato per vinto, ed a Savannah (Terra Verde, 50.000$), ha raggiunto la finale, vincendo un match per 7-5 al terzo (con Isner) e due per 7-6 al terzo (con Kim e Ball), prima di arrendersi in due set a Michael Russel.

Ci si aspettava sicuramente che il torneo gli restituisse un po' della fiducia persa negli ultimi tempi, considerando anche le 3 vittorie portate a casa con freddezza, ed invece no. Lo statunitense infatti, ha poi racimolato due secondi turni ed un primo turno, ed ha deciso quindi di giocare due tornei Futures. Nel primo ha raggiunto i quarti, e nel secondo la semifinale (sempre sconfitto dal colombiano Salamanca).

Sprofondato alla posizione numero 404, e sicuramente nel peggior anno della propria carriera, si è iscritto al Challenger 50.000$ sul cemento di Winnetka. Per poco, e forse per sua fortuna, non è riuscito per soli 3 posti ad entrare in tabellone, ed ha dovuto partire dalle qualificazioni. Al primo turno ha ricevuto un BYE, ed al secondo ha faticato tre set con il connazionale Brett Joelson, venticinquenne numero 1103 del mondo, sconfitto 6-2 3-6 7-5. Al turno finale, atteso dalla wild card Marek Czerwinski (senza punti ATP), è riuscito a cedere al tie-break la prima partita, per poi imporsi 6-1 6-2, centrando la qualificazione.

Nel tabellone principale, aiutato dalla fortuna, ha pescato la WC Dennis Nevolo (anche lui senza punti ATP), e l'ha battuto facilmente per 6-1 6-2.
A questo punto uno pensa: 'Ha perso due set con due semi-professionisti, ha vinto al primo turno contro una Wild Card senza ranking, appena prende un giocatore tosto perde facile e se ne va a casa'. Il giocatore tosto è arrivato, si tratta di Rajeev Ram, lo statunitense (originario dell'India) reduce dal primo turno di Wimbledon, e numero 5 del torneo. Kuznetsov vince il primo 6-4, cede 7-6 il secondo, ed si impone anche stavolta al tie-break del terzo, confermando la grande freddezza dimostrata a Savannah.

Nei quarti trova Todd Widom, al quale lascia 5 game, ed in semifinale (giocate Domenica causa pioggia) se la vede con il danese Pless, giunto al penultimo atto con solo quindici game sulle spalle (vittoria 6-1 6-2 al primo turno e due forfait). Kuznetsov invece reduce da 5 match di cui tre terminati al terzo set, ma senza problemi si impone 6-4 7-6, centrando la finale, la seconda del 2009.

All'ultimo atto, giocato sempre Domenica, nel tardo pomeriggio, trova di fronte un altro qualificato, il connazionale Tim Smyczek, reduce da una semifinale vinta al tie-break del terzo set con il mancino Ryler De Heart, che eliminando Isner aveva 'aperto' il primo quarto del tabellone.
Kuznetsov si impone per 6-4 7-6, vincendo l'ennesimo tie-break, e coronando così una settimana partita male e terminata con il primo Challenger in carriera, conquistato nell'anno più buio della sua attività.

Vederlo alla posizione numero 404 del mondo, lui che nel 2007 è stato a ridosso dei primi 150 (158 per la precisione) era davvero un peccato, considerando che a tennis sa giocare davvero bene.
La vittoria di Winnetka, oltre a portarlo numero 271 del mondo, conferma che Kuznetsov, oltre ad avere grande freddezza, quando trova fiducia è davvero un giocatore ostico, e considerata l'età (1987) potrà ancora secondo me approdare nel tennis che conta, ma quello che conta per davvero; sicuyramente le qualità per starci non gli mancano, affatto.

29 giugno 2009

Luigi D'Agord: speranza o meteora???


Anche se spesso nel sito non trovano spazio, sono un grande appassionato anche dei tornei Futures; quello che viene (ingiustamente a mio parere) definito, il tennis di livello 'inferiore'.

Da tempo ho iniziato a dedicare particolare attenzione a Luigi D'Agord (nella foto)giocatore statunitense (dell'Alabama) ma di passaporto e nazionalità italiana; e che risulta quindi a tutti gli effetti nell'elenco dei professionisti azzurri.
E' uno dei pochi giocatori che non ho mai visto giocare, in quanto residente negli States e gioca solo tornei in America o Asia, ed è proprio per questo motivo che ho deciso di seguirlo: per capire se potrà o no diventare un giocatore da primi 100/150 del mondo.

Luigi non è certo dei più giovanissimi (è nato il 10.10.1984), ma si è dato da poco al professionismo vero e proprio, e per ora non sta facendo per niente male. Lo scorso anno ha vinto un Futures; mentre in questa stagione, dopo due ottavi e due quarti ITF, ed una sola qualificazione Challenger ottenuta in quattro tornei (perdendo al secondo turno con Zampieri, 57 62 62 lo score), ha cambiato decisamente marcia, ed è riuscito a vincere quattro degli ultimi cinque Futures ai quali ha partecipato.
L'azzurro ha vinto sulla terra di Orange Park (Florida), e sul cemento di Puerto Vallarta (Messico), Kuala Lampur (Malaysia) e Petaling Jaya (Malaysia), perdendo in semifinale al torneo di Kuruizawa; e viene quindi da una striscia di 23 vittorie negli ultimi 24 incontri ITF disputati.

Si dice che giochi tornei di livello inferiore alle sue possibilità, si dice che nei Challenger raggiungerebbe pochi risultati; si può essere d'accordo o meno, ma ci tengo a precisare una cosa: Luigi è attualmente numero 386 del mondo (appena gli verranno accreditati i 34 punti dei due tornei vinti salirà circa alla 325). Ora, quanti giocatori con sono con una classifica tale, costruita quasi esclusivamente con i Futures? L'azzurro è poco noto e poco stimato perché sono in pochissimi ad averlo visto e a conoscerlo; ma ha una classifica superiore ai vari Aldi, Vagnozzi, Piccari, Burzi, Torresi; ed è posizionato addirittura oltre 200 gradini meglio dei tanto idolatrati Massimo Dell'Acqua e Daniele Bracciali.

E' vero che nella gran parte dei tornei vinti era la testa di serie numero 1 (o 2), ma sicuramente i punti per essere accreditato di quella non gli sono stati regalati da nessuno; ed in ogni caso sfiderei chiunque a vincere quattro tornei su cinque, anche da favorito! Certo, credo che non arriverà mai a fare -prendendo l'esempio di prima- quello che ha fatto Daniele Bracciali (Top50 e titolo ATP), ma credo che possa comunque diventare un giocatore di tutto rispetto, anche se preferisce i tornei USA e quelli Europei e non conosco una parola di italiano.

Come detto, ad un appassionato straniero risulta italiano a tutti gli effetti, non meno degli alfieri Seppi, Bolelli e Fognini. Secondo me un aiuto dalla Federazione lo meriterebbe; voi che ne pensate?

12 giugno 2009

Si ritira Thomas Johansson!


(di Alessio Baldi)

E' arrivata da pochi minuti la notizia del ritiro del trentaquattrenne svedese Thomas Johansson (nella foto) che, ormai da tempo infortunato ad un piede, seppur la sua situazione sia migliorata, ha deciso di dire basta al tennis.
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Lo svedese, arrivato fino alla settima poltrona mondiale, nei suoi 16 anni di professionismo ha trionfato in dieci tornei ATP; fra tutti spicca la vittoria a sorpresa nel 2002 agli Open D' Australia in cui aveva sconfitto in finale 'cavallo pazzo' Safin.

Negli ultimi anni di carriera Thomas andava lentamente a peggiorare e le sue ultime soddisfazioni sono state la finale del torneo di casa di Stoccolma nel 2007 (sconfitto da Karlovic) e la medaglia d'argento vinta nel doppio maschile a Pechino 2008 in coppia con Simon Aspelin.

Quest'anno è stato convocato da Wilander per la sfida di Davis con Israele, ma è stato l'artefice della sconfitta, perdendo il singolare decisivo con l'iraeliano Harel Levy.
La sua ultima partita giocata nel circuito è stata quella di primo turno di qualificazioni a Miami dove fu sconfitto dal nostro Flavio Cipolla.

10 giugno 2009

Ryler DeHeart: paradiso, inferno e rinascita!


Come saprete, la scorsa settimana lo statunitense Ryler DeHeart ha vinto il Challenger 50.000$ statunitense di Yuba City (Cemento).

Bene, molti di voi non sapranno però la curiosissima e tragica storia del tennista dell'Illinois (nella foto), che ora proverò a raccontarvi. Lo statunitense agli scorsi Us Open, giocò da perfetto sconosciuto (o quasi!) sull'Arthur Ashe Stadium contro il numero 1 del mondo Rafael Nadal. Perse in tre set, ma riuscì comunque a impegnare il maiorchino, arrendendosi 61 62 64.

Qualche giorno dopo gli fu però diagnosticato un gravissimo problema alla spalla, che si era praticamente rotta, e che l'avrebbe costretto a sei mesi di stop. Ryler provò comunque a restare nel tennis, ma vedendo che la spalla non gli permetteva nemmeno di fare il maestro, decise di trovarsi un'altro lavoro. Venne assunto come cameriere in uno dei numerosi Fast Food della sua città, e per tutto il periodo dell'infortunio vi lavorò come un 'comune mortale'.

Quando però la spalla sembrò finalmente dargli tregua, Ryler decise di riprendere con gli allenamenti, e da subito rientrò nel circuito. Iniziò con un Future in Francia, nel quale dopo aver vinto 7-6 al terzo con tale Feret (1326 ATP) si arrese al numero 1190. Arrivarono poi altre numerose sconfitte, ma lo statunitense decise di non mollare, di continuare a lottare. Ryler si è quindi iscritto alle qualificazioni del Roland Garros, nelle quali ha perso con Bogdanovic, ed è poi tornato negli States per giocare sull'amato cemento.

A Yuba City, è partito bene, sconfiggendo il colombiano Salamanca, lo statunitense Warburg e il filippino Mamiit. Una volta in semifinale ci si aspettava una sconfitta con il numero 5 Russel, ma lo statunitense si è ritirato: finale! E DeHeart non si è certo lasciato scappare l'occasione di vincere, superando in finale l'amico Carsten Ball (Australia) e tornando finalmente a gioire dopo che veramente aveva toccato il fondo di una carriera tennistica ricca di ambizioni.

TENNIS MASCHILE.com ha raggiunto oggi lo statunitense, per farci spiegare come è tornare al successo dopo aver quasi rischiato di non prendere mai più in mano una racchetta:
'La cosa che mi fa sentire meglio è sapere che riesco a giocare al livello che giocavo prima che la mia spalla si rompesse. Questa vittoria mi da sicuramente molta della fiducia che serve ad un atleta per rientrare ad alti livelli al rientro da un infortunio'.

Dunque Ryler, ora che sei un giocatore ritrovato, quali sono i tuoi obiettivi per questa stagione? 'Non mi sono assolutamente posto un obiettivo in termini di ranking, ma voglio presto entrare nei primi 200 giocatori del mondo (attualmente è 230, il suo best ranking è 208, ottenuto dopo gli Us Open, ndr). Ho sempre ambito ad entrare nei primi 100 giocatori del mondo sia in singolare che in doppio'.
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'La prossima settimana giocherò le qualificazioni di Wimbledon, e continuerò poi a giocare tornei principalmente negli States. Devo lavorare duro e cercare di ottenere sempre di più dalla mia spalla. La cosa impostante è star bene fisicamente per poter dare il 100% ad ogni allenamento ed in ogni match'.

Un grazie a Ryler che si è dimostrato molto cordiale e disponibile :)