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18 aprile 2010

ROMA GARDEN - Resoconto degli ottavi di finale

Foto Roberto Bontempi

Dal corrispondente a Roma, Roberto Bontempi

Roma, 21 aprile 2010. Un magnifico sole primaverile, pubblico numeroso, personaggi folcloristici e tanto, tanto tennis. Sono questi gli ingredienti che ormai da molti anni fanno del challenger da 30.000 euro organizzato al TC Garden di Roma, un appuntamento imperdibile per gli appassionati romani e non solo. In questo mercoledì dedicato agli ottavi di finale si sono visti diversi incontri combattuti e spettacolari, alcuni dei quali proverò a raccontarvi.

Ungur b. Guez 1-6 6-4 7-6 (la più lunga)
Dopo due match a senso unico, quelli vinti da Ramirez-Hidalgo (7) e da Daniel Kollerer (3) rispettivamente su Millot (6-2 6-0) e Veic (6-1 6-2), una prima grande battaglia tennistica l’hanno giocata David Guez e Adrian Ungur. Il rumeno dal rovescio d’oro, tesserato in Italia per il TC Crema, è uscito vincitore in rimonta dopo tre ore di lotta all’ultimo punto. Partito male e ceduto facilmente un primo parziale pieno di errori, Ungur si è rimesso in carreggiata nel secondo riequilibrando le sorti della sfida. Nel terzo, però, Guez è parso più continuo nel rendimento e, complice il nervosismo del rivale, si è portato avanti 5-2. A quel punto però il rumeno semplicemente ha rifiutato la sconfitta: ha iniziato a spingere di più da fondocampo ed ha recuperato i due break di svantaggio trascinando l’incontro al tie-break dove, grazie alla sua maggiore classe, si è imposto per 7-3.

Brands b. Bracciali 4-6 7-6 6-2 (il match dei rimpianti)
Peccato. E’ andato davvero vicino il nostro Daniele Bracciali a battere la testa di serie numero 2 del torneo Daniel Brands. Il tedescone dal servizio intrattabile oggi è parso piuttosto vulnerabile e Daniele ha perso davvero un’ottima chance di cogliere il primo successo prestigioso dal rientro per quel maledetto infortunio alla spalla. Bracciali, uscito dalle quali, è partito benissimo con un tennis vario e tatticamente lucido si è portato in vantaggio strappando il servizio al numero 86 ATP. Via via, però, Daniele si confondeva le idee e si faceva prendere dal nervosismo. Nonostante questo, grazie agli involontari aiuti forniti da Brands, alla fine Braccio riusciva a mettere in cascina un parziale caratterizzato da 5 break su 10 giochi. Nel secondo set il discorso si ribaltava: era il tedesco a portarsi 3-1 poi al servizio sul 5-4 con due palle set a disposizione. In quel frangente Brands si disuniva, commetteva un paio di doppi falli e permetteva ad un Bracciali sempre più insofferente di ritornare in gioco. Il set approdava ad un tie-break dove risulterà decisivo un unico punto conquistato contro il servizio dal tedesco, che se lo aggiudicherà per 7-4. Da quel momento in campo ci sarà un solo giocatore, e non sarà il nostro. Brands recupera fiducia, servizio e regala meno, conquistando il match dopo due ore e mezza.

Mayer b. Arnaboldi 6-2 6-3 (c’è poco da fare)
Quando si affronta un avversario più forte e deciso a vincere non c’è troppo spazio per le recriminazioni. E non ha molto da recriminare il nostro Andrea Arnaboldi che si è dovuto arrendere in poco più di un’ora alla testa di serie numero 1 Florian Mayer. Non sono bastati gli incitamenti della bella ragazza bionda dall’accento vivamente spagnolo che seguiva a bordocampo le vicende del nostro giovane tennista: le variazioni di gioco e soprattutto l’anticipo dell’attuale numero 45 del mondo sono sembrati un ostacolo tecnicamente insormontabile per le caratteristiche di gioco del nostro, che si sarebbe trovato più a proprio agio con qualsiasi altro iscritto al tabellone. Comunque Arna non ha mollato una palla e si è impegnato al massimo come sua buona consuetudine.

Machado b. Ancic 4-6 6-4 7-5 (la più bella)
Un’altra grande battaglia, forse la migliore per contenuti tecnici, l’hanno disputata, sul centrale, il portoghese Rui Machado e il campione sfortunato Mario Ancic. Il ragazzo croato, ripetutamente fermato dalla mononucleosi e sprofondato oltre la 400esima posizione in classifica, era una delle stelle della manifestazione ed ha onorato con il massimo impegno l’invito offerto dall’organizzazione. Ha lottato, Mario, con l’umiltà dei campioni veri. Vinto il primo e perso il secondo entrambi di misura, nel terzo set Ancic si è trovato sotto per 4-1. Le parabole arcigne del piccolo rivale iberico sembravano a quel punto fiaccare definitivamente le velleità offensive del croato. Ma Mario non si arrendeva. Attingeva le forze nelle oscure profondità che appartengono solo ai grandi e recuperava issandosi addirittura sul 5-4 a proprio favore. Il pubblico che assiepava le gradinate in ogni ordine di posto si scaldava. Ma non era sufficiente. Il portoghese urlatore non aveva alcuna voglia di mollare e, sul 5-5, complice qualche svarione dell’ex Super Mario, gli strappava la battuta decisiva. Sul 6-5 e servizio succedeva di tutto: due match point annullati con coraggio dal croato e due palle break a suo favore sfumate per poca lucidità, consentivano al portoghese di chiudere, dopo quasi tre ore emozionanti.

Non ho avuto occasione di assistere al big-match Volandri-Klizan e alla sfida tra “Federichi” che opponeva il portoghese Gil e la speranza (sopravvlutata?) argentina Del Bonis. Vi daremo notizie in merito appena possibile.

24 marzo 2010

RESOCONTO 2°TURNO ITF ROMA-EUR 15.000$

Foto Giulio Gabbanini

Dal nostro corrispondente a Roma, Roberto Bontempi

Roma, 24 marzo 2010. Al TC Eur di Roma oggi si sono disputati tutti gli incontri validi per il secondo turno del tabellone di singolare del torneo future, con 15.000$ di montepremi, organizzato nella splendida cornice del prestigioso circolo capitolino. Tanti i match equilibrati e tanti azzurri in campo: ben 10, 6 dei quali impegnati in tre derby tricolore. Vediamo il resoconto dei match.

Marrai b. Aldi 6/2 4/6 7/6 (5)
L’incontro più bello della giornata è stato probabilmente quello che ha messo di fronte Aldi e Marrai. I due azzurri hanno dato vita ad una grande battaglia durata quasi due ore e mezza, con spunti di tennis piuttosto vario e divertente come nelle loro abituali caratteristiche. Marrai è uscito meglio dai blocchi portandosi subito avanti nel primo parziale concluso piuttosto agevolmente per 62. Più lotta nel secondo con Aldi, quarta testa di serie del tabellone e con un passato da top-150, che riesce a ritrovare fiducia e colpi pareggiando le sorti della sfida. Nel terzo regna l’equilibrio e dominano i servizi. Nell’undicesimo, interminabile, game Aldi ha annullato quattro delicate palle break all’avversario e, nel gioco successivo, raggiunge il match point. Sprecata la chance, il tennista siciliano ha accusato un po’ di nervosismo ma è stato bravo a restare aggrappato anche nel tie-break, dove ha ceduto solo di misura ad un Marrai incitato durante tutta la partita dal suo coach Michele Tellini. Da sottolineare ancora una volta lo splendido rovescio ad una mano del tennista toscano, un colpo straordinario che spesso fa la differenza.

Giorgini b. Crugnola 7/5 1/6 7/5
L’incontro più atteso era probabilmente quello che opponeva Giorgini e Crugnola. La qualità di questo match però non è stata entusiasmante: i due tennisti sembravano piuttosto nervosi e non riuscivano a mostrare il loro miglior tennis, forse perché amici. Crugnola in particolare, nonostante i suoi gesti sempre piacevoli da vedere, pareva una copia sbiadita del tennista ammirato in certi periodi dello scorso anno. Il problema sembra più questione di fiducia. Merito anche del solito Giorgini, molto ben preparato fisicamente e pronto a vendere cara la pelle e lottare fino all’ultima palla. Alla fine l’incontro durerà circa tre ore, e riuscirà a spuntarla, a sorpresa, il tennista di San Benedetto. Decisive, nel terzo set, le incertezze di Crugnola, seguito da Uros Vico, impegnato a prendere appunti durante il match del suo pupillo, incapace di sfruttare un break di vantaggio e la possibilità di servire per il match sul 5-4.

Giraudo b. Cabal 6/3 4/6 6/3
Ottima impressione ha destato Alberto Giraudo (nella foto), uscito fuori da un’altra grande lotta contro il colombiano Cabal. Alberto, le cui qualità tecniche non sono certo una sorpresa, è stato paziente e umile a tenere a bada un avversario ostico e tignoso, che ha cercato di imbrigliare la maggiore brillantezza del piemontese costruendo una fitta rete di scambi condite da pallonetti lentissimi per spezzare il ritmo. Alla fine dell’incontro Giraudo ha detto di essere sorpreso della sua tenuta atletica visto che, per l’operazione da poco subita, ha terminato la preparazione solo da una settimana. «Nel terzo pensavo di crollare – ha detto Alberto – invece il massaggio del fisioterapista alla fine del secondo set mi ha fatto davvero bene. Certo, in alcune fasi avverto ancora un po’ di tensione a causa dei pochi match giocati (non ha chiuso il match servendo sul 5-2 nel terzo n.d.a.), ma sono molto contento».

Comporto b. Sousa 6/3 6/2
Una buona notizia per i colori italiani è arrivata dal giovane siciliano Comporto, wild card, che ha superato in modo sorprendentemente agevole il portoghese Sousa. La grande differenza in questo match l’ha fatta la diversa tenuta mentale dei due. Il nostro Comporto, infatti, ha avuto un atteggiamento perfetto in campo, lottando su tutti i punti in modo composto e determinato. Al contrario, il rivale sembrava posseduto da uno spirito malvagio, ed ha passato tutto il (breve) tempo del match a urlare e a lamentarsi. Il risultato parla chiaro e Comporto, in possesso di un tennis solido ma a volte un po’ troppo passivo, si è tolto una bella soddisfazione.

Jaziri b. Vagnozzi 1/6 7/6 (5) 6/3
Al termine della partita si è avuta l’impressione che “Vagno” abbia perso una buona occasione. Non che Jaziri, il suo avversario tunisino, sia uno scarso, anzi, certamente ha mezzi fisici e una pesantezza di palla superiori al nostro, però con un pizzico di fortuna in più l’azzurro avrebbe anche potuto portare a casa il match. D’altra parte il primo parziale lo aveva vinto facilmente. Nel secondo set, però, è stata sempre una rincorsa: Vagnozzi, infatti, sempre indietro nel punteggio, ha annullato ben 7 set point complessivi all’avversario (3 sul 5-4, 1 sul 6-5 e altri 3 nel tie-break) prima di cedere per 7/5 nel gioco decisivo. A quel punto il marocchino, non proprio un cuor di leone quando si tratta di giocare i punti pesanti, è andato via piuttosto facilmente nel terzo set, salvo cedere un turno di battuta, ma quando era già in vantaggio 5-2.

Tra gli altri match disputati da segnalare gli agevoli successi del giovane e promettente belga Goffin (6/2 6/3 al nostro Valenti) e della seconda testa di serie Haider-Maurer (uscito vincitore 6/1 6/2 dal derby austriaco con Eitzinger). Gianluca Naso, infine, che sembra avere un peso di palla superiore a tutti i partecipanti a questo torneo, ha dovuto faticare un solo set: sotto per 7-5, infatti, il suo avversario Tenconi, ha preferito ritirarsi per un problema accusato al ginocchio.

Questi gli accoppiamenti dei quarti:
NASO – JAZIRI
GIORGINI – GOFFIN (8)
COMPORTO – MARRAI
GIRAUDO – HAIDER-MAURER (2)

29 dicembre 2009

UNO SGUARDO AL 2009: ALESSIO DI MAURO

Foto Antonio Costantini

Si conclude con Alessio Di Mauro la serie di articoli del nostro Roberto che, con cadenza settimanale, analizza per TENNIS MASCHILE.com le stagioni dei primi 10 giocatori azzurri nella classifica mondiale. Vi avvisiamo però che la nostra analisi sul 2009 tennistico non si concluderà qui.


(di Roberto Bontempi)

Con Alessio Di Mauro chiudiamo la carrellata sulla stagione dei primi dieci italiani nel ranking ATP. Tra questi, il tennista siracusano è il più “anziano” avendo compiuto i trentadue anni in agosto.

Di Mauro, che un paio di stagioni fa era stato anche numero 68 del mondo, era partito al numero 240 ed ha finito al numero 229, segno di un’annata complessivamente accettabile, articolata in 28 tornei (24 challenger), tutti sulla terra battuta, con 26 incontri vinti su 52 disputati. In realtà, come molti suoi colleghi azzurri e non solo, Alessio ha concentrato gran parte dei suoi successi nel primo semestre del 2009 (addirittura 21 dei 26 match ottenuti), raccogliendo, invece, pochissimo nella seconda metà dell’anno, durante la quale, in tredici tornei, ha superato solo 5 volte un turno.

Il crollo di Di Mauro è iniziato subito dopo il suo acuto più importante di questo 2009: la vittoria nel 30.000$ di Milano in finale sul francese Millot, il sesto successo challenger della sua più che decennale carriera (il primo lo aveva conquistato a Campinas, nel 2001). Nel capoluogo lombardo Alessio aveva superato Volandri in semifinale e, nei quarti, era stato uno degli ultimi avversari di Mathieu Montcourt, numero 108, pochi giorni prima che un male terribile stroncasse improvvisamente la vita del giovane tennista transalpino.

Prima nella vittoria milanese il siciliano aveva ottenuto altri discreti piazzamenti nei tornei challenger: una semifinale a Monza e tre quarti di finale a Bucaramanga, Meknes e Barletta, dove, tra gli altri, era stato in grado di battere il top-100 Marcos Daniel.

Difficile fare previsioni per il 2010 di Di Mauro. L’unica cosa da dire è che Alessio, un po’ come sta accadendo a Lorenzi, disponendo di qualità tecniche buone ma non straordinarie, è riuscito, grazie ad una mentalità dedita al lavoro e al sacrificio, a costruirsi una carriera di tutto rispetto che può tranquillamente fare invidia a tanti altri colleghi italiani, magari in possesso di un gioco più spettacolare, ma che hanno ottenuto meno della metà dei suoi successi. Quindi grande stima e tanti complimenti a Di Mauro che, a trentadue anni, ha ancora tanta voglia di impegnarsi nello sport che ama e che, usando una frase fatta ma mai così appropriata, rappresenta davvero un esempio per i giovani, magari già un po’ “montatelli”, che hanno il desiderio di intraprendere la carriera da professionista.

CHI VOLESSE LEGGERE TUTTI I DIECI PROFILI TRACCIATI DA ROBERTO A FINE STAGIONE LI PUÒ TROVARE A QUESTO INDIRIZZO.

27 dicembre 2009

UNO SGUARDO AL 2009: MARCO CRUGNOLA

Foto Gabriele Acquistapace

Continua con Marco Crugnola la serie di articoli del nostro Roberto che, con cadenza settimanale, analizza per TENNIS MASCHILE.com le stagioni dei primi 10 giocatori azzurri nella classifica mondiale.


(di Roberto Bontempi)

Il numero 9 d’Italia per le ultime classifiche internazionali dell’ATP è Marco Crugnola, 224 del mondo. Quasi sconosciuto al grande pubblico, Marco è un ventiseienne ragazzo di Varese che si allena a Milano con Corrado Borroni e che a tennis gioca parecchio bene: buoni fondamentali, buon servizio e una certa propensione al gioco offensivo fanno di Marco uno dei tanti tennisti azzurri che si fa guardare volentieri.

Fino a questo 2009 i suoi risultati erano stati piuttosto deludenti ma, proprio in questa stagione, Marco ha finalmente avuto occasione di assaggiare il circuito dei grandi tornei, mostrare il suo valore ad una platea più vasta ed accumulare esperienze certamente preziose per il futuro.

Ben 34 tornei disputati, la stragrande maggioranza Challenger, ma anche le qualificazioni tentate nei quattro Slam e in una mezza dozzina di ATP, per un totale di 36 match vinti e 34 persi, Crugnola ha come migliori piazzamenti le semifinali nel Challenger di Roma-Rai e quattro quarti di finale sempre in appuntamenti del circuito minore in Italia (Bergamo, Alessandria, Trani e Como), ma il risultato più importante l’ha raggiunto nel Master 1000 di Madrid: nella capitale spagnola, infatti, Crugnola ha superato per la prima e unica volta dell’anno le qualificazioni in un torneo del tour maggiore, battendo due solidi top-100 come Maximo Gonzalez e Navarro, ed ha avuto la possibilità di giocare su un campo importante contro l’ex top-10 Wawrinka.

Nel corso dell’anno l'allievo di Borroni ha avuto modo di superare altri tennisti di un certo livello come il brasiliano Bellucci (a Torino), Andrey Golubev (sul veloce di Bergamo) e Alessio Di Mauro (sulla terra di Trani).

Anche questi successi hanno permesso al tennista varesino di conquistare, all’indomani dello sfortunato torneo di Wimbledon in cui è stato sconfitto nell’ultimo turno di quali dall’altro azzurro Riccardo Ghedin, il suo best ranking, numero 165.

Non c’è dubbio che dal talento di Marco si possano pretendere risultati ancora più importanti. E’ possibile che l’anno prossimo Crugnola si programmi ancora più coraggiosamente da giocatore vero, provando ancor più di frequente di quanto non abbia già fatto quest’anno le qualificazioni dei tornei maggiori. Solo confrontandosi regolarmente con giocatori più forti, infatti, il tennista azzurro potrà testare il suo reale livello di gioco e la propria tenuta fisica e mentale ad un certo standard, e provare a migliorare ancora tutte queste caratteristiche. E solo così, rischiando, potrà evitare di avere rimpianti ed evitare anche a noi appassionati che lo seguiamo con affetto di pronunciare, tra qualche anno, amaramente il solito ritornello: “però, peccato, quel Crugnola giocava proprio bene, poteva diventare più forte di quanto non sia stato!”. Mi sono stancato di ripetere questa frase e confido nel fatto che anche Marco non vorrà sentirsela ripetere.

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22 dicembre 2009

UNO SGUARDO AL 2009: FILIPPO VOLANDRI

Foto Edoardo De Campora

Continua con Filippo Volandri la serie di articoli del nostro Roberto che, con cadenza settimanale, analizza per TENNIS MASCHILE.com le stagioni dei primi 10 giocatori azzurri nella classifica mondiale.


(di Roberto Bontempi)

Per analizzare l’annata non proprio esaltante del tennista italiano più forte del decennio che sta per concludersi, non si può non tener conto del burrascoso avvio del 2009 di Volandri che, il 15 gennaio, era stato squalificato per tre mesi per doping dalla Federazione internazionale per via del valore anomalo di salbutamolo, sostanza contenuta in un farmaco usato per curare l’asma, di cui Filippo soffre da anni, trovato nelle sue analisi in un test effettuato ad Indian Wells nel 2008. Solo a metà aprile, quando la squalifica era ormai quasi terminata, il Tribunale d’appello dello sport di Losanna ha accolto il ricorso dell’azzurro cancellando la squalifica e restituendo a Volandri soldi e punti ATP da lui conquistati nell’estate 2008.

Capìte bene che, iniziare una stagione così non deve essere il massimo per un atleta che, proprio sul finire del 2008, superato un fastidioso infortunio al ginocchio che aveva tormentato gran parte della sua stagione più delicata, con tanti punti pesanti da difendere, era riuscito a rimettersi prepotentemente in carreggiata giungendo molto vicino ai primi cento.

Filippo, però, non si è mai davvero ripreso e raramente lo si è visto giocare ai suoi straordinari livelli nel corso di questa sua stagione “a metà”.

Solo 20 tornei disputati, tutti sulla amata terra battuta e tutti Challenger (gran parte dei quali disputati in Italia) ad eccezione del Master 1000 di Roma (disputato grazie ad una wild card), le qualificazioni (non superate) a Parigi, e gli ATP 250 di Bucarest e Umago. Migliori risultati: una finale a Trani, sconfitto dal rissoso Koellerer (sua bestia nera) dopo aver superato anche il numero 60 del mondo, Christophe Rochus, e tre semifinali a Roma, Milano e Cordenons. Davvero pochino. Si spiega così il numero 218 ATP, una posizione non semplice da gestire per un ragazzo che sulla terra ha battuto tanti tennisti fortissimi (Federer su tutti…) e che era abituato, nelle ultime 4-5 stagioni, a calcare ben altri palcoscenici.

Lasciato ormai alle spalle questo annus horribilis, il nostro Filo potrebbe ricominciare a crederci davvero nel 2010. A Volandri, nonostante i limiti tecnici al servizio a tutti noti, almeno un posto nei primi 50 giocatori del mondo sulla terra spetta quasi di diritto. Anche se gli anni passano ci auguriamo tutti che i guai fisici lascino in pace il nostro tennista che, se avrà il coraggio di rischiare una programmazione da grande giocatore qual è, potrà regalarsi e regalare ai suoi sostenitori altre stagioni piene di bei risultati.

CHI VOLESSE LEGGERE I SETTE PRECEDENTI PROFILI TRACCIATI DA ROBERTO LI PUÒ TROVARE A QUESTO INDIRIZZO.

21 dicembre 2009

UNO SGUARDO AL 2009: ANDREA STOPPINI


Continua con Andrea Stoppini la serie di articoli del nostro Roberto che, con cadenza settimanale, analizza per TENNIS MASCHILE.com le stagioni dei primi 10 giocatori azzurri nella classifica mondiale.

(di Roberto Bontempi)

Nonostante una seconda parte avara di successi, quella che si è da poco conclusa è stata certamente la migliore stagione della carriera per Andrea Stoppini.

Accusato spesso di pigrizia in passato, il talentuoso tennista di Riva del Garda quest’anno ha girato il mondo in lungo e in largo e, a ventinove anni, si è tolto delle belle soddisfazioni: ha raggiunto, a metà luglio, il suo best-ranking, numero 161, ha giocato, a Melbourne, per la prima volta nel main draw in un Grande Slam e, sul cemento all’aperto di Smirne, si è aggiudicato il suo primo titolo challenger in carriera.

Ventinove tornei disputati (19 dei quali challenger), gran parte dei quali sul veloce, da sempre il suo terreno preferito, Andrea ha dato il meglio di sé nella prima metà dell’anno (20 dei 29 match vinti, sono stati portati a casa da gennaio a maggio). Nei primi mesi del 2009 ha superato due volte le quali in un torneo ATP: la prima volta proprio all’Australian Open di Melbourne, dove ha avuto occasione di incontrare al primo turno Nole Djokovic sul centrale disputando una buona partita; la seconda a San Josè dove ha tenuto testa in modo ancor più sorprendente al futuro vincitore dello Us Open, Del Potro, capace di imporsi solo con due tie-break. Sempre in Australia, nelle qualificazioni di Brisbane, Stoppini era stato capace di superare giocatori di livello come Isner e Bellucci che, insieme a Stakhovsky (battuto sia a Smirne che nelle quali di Wimbledon) rappresentano i suoi scalpi più prestigiosi nel 2009. Oltre alla vittoria conquistata, in maggio, nel challenger turco sul padrone di casa Ilhan, Andrea ha come miglior piazzamento la semifinale colta, in marzo, nel challenger di St. Brieuc, dove è stato superato dal francese Josselin Ouanna.

Proprio dopo il successo a Smirne, però, il rendimento di “Stoppo” è decisamente sceso: solo 8 incontri vinti nei 15 tornei giocati da quel momento fino al termine della stagione indicano chiaramente una forte flessione e motivano il calo in classifica che oggi vede Stoppini al numero 215.

Cosa aspettarsi dal 2010 di Andrea? Molto dipenderà dalle sue motivazioni. Dal punto di vista tennistico Stoppini è un giocatore di ottimo livello che potrebbe certamente competere a livello di circuito maggiore come ha già dimostrato in alcune occasioni. Bisognerà vedere quanta voglia avrà ancora di girare il mondo e di lottare contro le nuove leve del circuito a trent’anni.

In attesa, in bocca al lupo!

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I '30 SCAMBI' (VERSIONE VIDEO) RELIZZATI CON IL GIOCATORE AZZURRO SONO INVECE DISPONIBILI A QUESTO INDIRIZZO.

15 dicembre 2009

UNO SGUARDO AL 2009: FLAVIO CIPOLLA


Continua con Flavio Cipolla la serie di articoli del nostro Roberto Bontempi che, con cadenza settimanale, analizza per TENNIS MASCHILE.com le stagioni dei primi 10 giocatori azzurri nella classifica mondiale.

(di Roberto Bontempi)

Ricapitolare il rendimento complessivo nel 2009 di Flavio Cipolla, senza dubbio il tennista italiano più divertente da veder giocare, è praticamente impossibile: bisogna dividere la stagione quasi perfettamente in due semestri.

Nei primi sei mesi dell’anno, infatti, Flavio ha seguito una programmazione da giocatore vero, impostata sui grandi tornei su tutte le superfici, ed è riuscito spesso e volentieri ad esprimere il suo grande tennis e a migliorare la sua classifica fino a scavalcare, seppur per una sola settimana, il fatidico muro dei top-100; nel secondo semestre, invece, essenzialmente a causa di una condizione fisica precaria (prima problemi al polso, poi a un adduttore), Cipolla è stato costretto a ripiegare principalmente sui Challenger italiani sulla terra, e non è stato in grado di dare continuità ai risultati di inizio stagione, né di conservare il ranking, sceso oggi al numero 161.

Davvero un peccato per Flavio che ha comunque dimostrato con i fatti di poter giocare ad un livello molto alto e si è tolto delle belle soddisfazioni.

Cipolla ha preso parte a 29 tornei (Tutti gli Slam, 5 Master 1000, 10 ATP e 10 challenger) disputando complessivamente 58 incontri con un bilancio di 31 vittorie (22 delle quali ottenute nei tabelloni di qualificazione, per ben sei volte superate dall’allievo di papà Quirino!) e 27 sconfitte; in più, il venticinquenne tennista romano si è tolto lo sfizio dell’esordio in Coppa Davis nella sfida di Cagliari contro la Slovacchia, esordio peraltro piuttosto positivo (sconfitta al quinto set in doppio insieme a Potito Starace e vittoria a risultato acquisito su Lacko).

Il miglior piazzamento in un torneo del circuito maggiore, Cipolla lo ha ottenuto in primavera nell’ATP 250 di Belgrado torneo in cui, partendo dalle qualificazioni, ha raggiunto i quarti di finale superando Baghdatis (87) e Clement (57), prima di cedere al bombardiere Karlovic (21). Forse però il suo miglior tennis Cipolla lo aveva espresso nelle primissime settimane della stagione prima a Chennai dove, superate le qualificazioni, aveva dominato, sul veloce, il numero 16 del mondo Wawrinka, vendicando la sconfitta subita qualche mese prima allo US Open, poi nello Slam australiano quando, passate di nuovo le quali, aveva sconfitto al primo turno il numero 30 del mondo Tursunov.

Dopo i quarti al Challenger di Reggio Emilia e la posizione numero 99 nel ranking ATP conquistata a fine luglio, però, i problemi al polso destro hanno condizionato terribilmente la stagione del tennista romano che, fermato al secondo turno delle quali di Wimbledon, ha perso per ben otto volte di fila al primo turno. Il digiuno di vittorie è stato interrotto, peraltro brevemente, solo a Palermo alla fine di settembre. Proprio nel capoluogo siciliano, però, Flavio ha accusato un problema agli adduttori che, di fatto, ha posto fine alla sua stagione.

Nonostante ciò, però, il 2009 di Cipolla va considerato certamente in modo positivo soprattutto se pensiamo al modo in cui il tennista romano ha saputo costruire tutta la propria carriera: cesellato puntando tutto sulla tecnica dalle abili mani di papà Quirino, suo maestro da sempre, e contando solo sull’ aiuto della propria famiglia, Flavio è uno dei tennisti che meglio sa “trattare la palla” nel circuito, è davvero il nostro Santoro! Potendo contare anche su una rapidità non comune sul campo da tennis, se riuscisse a migliorare il servizio, suo unico tallone d’Achille, Cipolla potrebbe davvero raggiungere traguardi ben più prestigiosi degli attuali.

Viste la simpatia e l’attitudine al lavoro e al sacrificio mostrate dal buon Flavio non c’è che da augurargli un 2010 spumeggiante come il suo tennis!

09 dicembre 2009

UNO SGUARDO AL 2009: SIMONE BOLELLI

Foto Antonio Costantini

Continua con Simone Bolelli la serie di articoli del nostro Roberto Bontempi che, con cadenza settimanale, analizza per TENNIS MASCHILE.com le stagioni dei primi 10 giocatori azzurri nella classifica mondiale.

(di Roberto Bontempi)

Trovare Simone Bolelli al numero 90 del mondo fa un effetto non propriamente positivo. Il ventiquattrenne di Budrio, la più concreta speranza del nostro tennis, dopo un buon 2008 che lo aveva portato nei primi quaranta del mondo, sembrava destinato a fare il grande salto in questo 2009, ma il suo rendimento non è stato assolutamente all’altezza delle aspettative.

Un dato su tutti testimonia questa stagione di vacche magre: mai, nei 25 appuntamenti ufficiali cui ha preso parte, Simone è stato in grado di vincere più di due match di fila, fatto che, tra l’altro, è avvenuto solo tre volte (a Montecarlo, Umago e New Haven). Per il resto 9 secondi turni e ben tredici sconfitte al primo incontro (di cui ben sette consecutive negli ultimi sette appuntamenti dell’anno) a completare un quadro a tinte fosche. Per comprendere appieno questo rendimento, inspiegabile per un giocatore del suo livello, si deve andare oltre il fronte tennistico in senso stretto. Capita spesso agli appassionati di uno sport, ed anche a tanti giornalisti, di dimenticare che un professionista è prima di tutto un uomo che vive una vita fuori dal campo che non può non condizionare, almeno in parte, le prestazioni agonistiche.

Da questo punto di vista il 2009 per Bolelli è stato un anno fondamentale per almeno tre avvenimenti. Innanzitutto il suo 1) matrimonio: Simone si è sposato il 6 agosto con la splendida modella uruguaiana Ximena Fleitas. Alcuni potrebbero far notare che, dal giorno del “fatidico si”, Bolelli non ha vinto un solo match in un tabellone principale di un torneo del circuito (ha battuto solo Britton e Kim nelle qualificazioni di Cincinnati), ma la coincidenza è troppo clamorosa per avere qualche fondamento di credibilità... Lasciando da parte le combinazioni più o meno attendibili, un’influenza ben maggiore sulla stagione di transizione del Bole ha avuto, a mio avviso, la sua 2) separazione da Claudio Pistolesi avvenuta alla vigilia del Roland Garros dopo tre anni e mezzo di fruttuosa collaborazione. Non so se ci siano altre cause oltre quelle ufficiali dietro l’interruzione di questo efficace sodalizio sportivo, ma non è possibile ritenere ininfluente tutta la questione esplosa l’anno scorso con la FIT che aveva portato alla esclusione di Simone dalla Davis. E’ probabile (anche se potrei sbagliarmi) che questa situazione di lotta armata con la FIT abbia pesato sulla psiche del nostro giocatore soprattutto dopo la brutta figura di Roma (dove indossando una provocatoria maglietta con su scritto “Italia”, aveva rimediato una gran stesa contro Kohlschreiber) anche perché nella prima parte della stagione, pur non ottenendo piazzamenti straordinari, Simone aveva giocato qualche match ad alto livello: il successo nella Hopman Cup contro il top-10 Gilles Simon, una fantastica partita disputata a Dubai con Richard Gasquet persa per 7-6 al terzo, i successi a Montecarlo contro Soderling e al Roland Garros con Berdych e un match meraviglioso giocato punto-a-punto contro Andy Murray a Madrid. Va anche detto, però, che, dalla primavera fino al termine dell’estate, Bolelli ha avuto anche dei 3) problemi fisici che ne hanno certamente condizionato il rendimento.

Fatto sta, una volta concluso il rapporto con Claudio, Simone ha ricucito in fretta i rapporti con la FIT ed è riuscito a prendere parte all’incontro di Davis con la Svizzera di Federer al quale teneva, comprensibilmente, in modo particolare. Dopo qualche torneo senza allenatore, Bolelli da fine luglio si è affidato alle mani sapienti di Riccardo Piatti, il coach italiano più titolato e stimato al mondo. Pochi mesi non sono sufficienti nemmeno per pensare di giudicare il lavoro di un allenatore ma va registrato che la scossa psicologica che molti si attendevano non c’è stata: quattro incontri vinti in nove tornei disputati parlano da soli, ma c’è tempo per lavorare. Sistemate queste questioni extratennistiche in senso stretto, l’anno prossimo Simone potrà ripartire con la mente certamente più libera e con rinnovata tranquillità.
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In questo momento il Bole si sta allenando a Montecarlo con gli altri giocatori della scuderia Piatti. Simone dovrà migliorare in particolare la gestione mentale e tattica del match, soprattutto nei suoi momenti importanti. L’Italia tennistica, oggi, non può prescindere da Bolelli.

01 dicembre 2009

UNO SGUARDO AL 2009: PAOLO LORENZI

Foto Giulio Gabbanini

Continua con Paolo Lorenzi la serie di articoli del nostro Roberto Bontempi che, con cadenza settimanale, analizza per TENNIS MASCHILE.com le stagioni dei primi 10 giocatori azzurri nella classifica mondiale.


(di Roberto Bontempi)

Per alcuni è solo la sintesi del tennis di oggi in cui la tecnica tennistica in senso stretto conta in modo relativo, per altri, invece, è un esempio per tutti i giovani tennisti italiani che spesso mancano della necessaria tenacia ed applicazione per migliorare ed emergere. Per me Paolo Lorenzi è un mezzo miracolo e l’unica cosa certa è che il tennista tesserato per la Società Tennis Bassano ha iniziato il 2009 da numero 207 e l’ha finita al numero 83 del ranking mondiale diventando, di fatto, il quarto italiano del mondo.

Per analizzare la stagione del simpatico ventisettenne nato a Roma, dobbiamo addentrarci in un mondo diverso da quello del tennis d’elite. Il tennista azzurro, infatti, ha costruito la sua straordinaria scalata del 2009 esclusivamente su tornei del cosiddetto circuito minore dal momento che ben 26 dei 33 appuntamenti da lui disputati e soprattutto 55 dei 58 match vinti, si riferiscono a Challenger e Futures. Va riconosciuto che, a questo livello, la continuità di risultati di Lorenzi è stata straordinaria: quattro tornei vinti (i Challenger di Reggio Emilia, Rijeka, Lubjana sulla terra e un Future in Costa d’Avorio sul duro), tre finali, tre semifinali e ben sei quarti spiegano bene il balzo in classifica.

Nei tabelloni principali dei tornei ATP, invece, Lorenzi ha disputato un solo match, l’ultimo della sua stagione tra l’altro, a Lione, perdendolo contro Benjamin Becker. Detto ciò bisogna notare come la programmazione di Paolo sia stata praticamente perfetta per il raggiungimento dell’ obiettivo prefissato: ha giocato i tornei nei quali entrava in tabellone e li ha giocati bene, piazzandosi su tutte le superfici. Inoltre, quando il ranking gliel’ha permesso, ha tentato (senza mai peraltro riuscire a superarle) le qualificazioni negli appuntamenti più importanti: ha preparato bene la trasferta australiana e giocato tutti gli Slam. A Parigi, tra l’altro, non è stato troppo lontano dal main-draw, giungendo al terzo turno e perdendo da Bozoljac. Pur non raccogliendo di fatto alcun beneficio in termini di punti, Lorenzi, proprio in questi appuntamenti ha acquisito quella fiducia che gli ha permesso di fare il grande salto nella top-100.

Proprio questo è il punto. Lorenzi, da sempre forte fisicamente, è piuttosto migliorato tecnicamente ed oggi, nei momenti importanti, tenta soluzioni che fino a qualche tempo fa non gli appartenevano. Ma la grande risorsa di Paolo, quella qualità che gli ha permesso di raggiungere questo livello, è certamente la forza mentale. Ancora più di qualche tempo fa, lui che in campo ha avuto sempre un body language corretto e un atteggiamento professionale, ha acquisito ancor più fiducia in sé ed oggi è consapevole di essere un giocatore vero che può dar fastidio a tanti colleghi sulla carta più dotati.

L’augurio che si può fare a Lorenzi per il suo 2010, ora che la classifica è buona, è quello di puntare ancora più in alto e di giocare sempre i grandi tornei. Chissà che non ci siano altri miracoli…

CHI VOLESSE LEGGERE I TRE PRECEDENTI PROFILI TRACCIATI DA ROBERTO LI PUÒ TROVARE A QUESTO INDIRIZZO.

27 novembre 2009

UNO SGUARDO AL 2009: POTITO STARACE

Foto da Flickr.com

Continua con Potito Starace la serie di articoli del nostro Roberto Bontempi che, con cadenza settimanale, analizza per TENNIS MASCHILE.com le stagioni dei primi 10 giocatori azzurri nella classifica mondiale.

(di Roberto Bontempi)

Trovare Starace tra i primi cento tennisti del mondo (precisamente numero 63) per il quarto anno consecutivo fa piacere, oltre che per la cosa in sé, per il modo in cui Potito, a ventotto anni e con un best-ranking numero 27 alle spalle, dimostra di non aver perso la voglia di lavorare e migliorare il suo tennis. Chi ha avuto modo di vederlo giocare, infatti, converrà con me che il tennista campano ha migliorato il rovescio e la tenuta atletica e che, proprio in quest’ultima stagione, sia stato in grado di esprimere, a tratti, il miglior tennis della carriera. Un bell’esempio per i nostri ragazzi più giovani.

Ma vediamo un po’ di numeri. Potito ha preso parte a 33 eventi ufficiali tra cui i 4 Slam, 4 Master 1000, 16 ATP, le due sfide azzurre di Davis e 7 challenger disputando, in totale, 75 incontri, vincendone 44 e perdendone 31 (questo il dettaglio: ATP, Davis, Slam 16-24; quali 8-1; challenger 20-6). Come si può notare è nei tornei Challenger sulla terra che Starace ha colto i migliori risultati dell’anno, in particolare la vittoria a Torino, le finali a Lugano e San Marino e la semi a Prostejov. Va premesso, infatti, che il giocatore di Cervinara predilige di gran lunga il mattone rosso a qualsiasi altra superficie ed imposta gran parte della sua programmazione sulla terra (quasi il 75% degli appuntamenti cui ha preso parte) sacrificando gran parte della preparazione di tornei importanti, ad esempio, Wimbledon e US Open, a vantaggio di appuntamenti minori sul rosso. Bisogna aggiungere che, anche se questo sembrerà a molti poco ambizioso, i risultati sembrano essere dalla sua parte.

A livello ATP il miglior piazzamento sono stati i quarti di finale raggiunti a Monaco, dove si è ritirato contro il tedesco Brands, ma, anche se in termini di punti sono stati poco generosi, vanno segnalati anche i secondi turni di Bastad e Amburgo, ottenuti dopo aver superato tre match di quali, e il terzo turno di Barcellona, dove Potito ha ottenuto il più prestigioso scalpo della stagione superando lo svedese Robin Soderling, che un paio di settimane dopo sarebbe stato finalista a Parigi dopo l’impronosticabile successo su Nadal.

Proprio al Roland Garros e, incredibile a dirsi, a Wimbledon, Starace ha probabilmente espresso la più alta qualità di gioco di tutto il suo 2009. A Parigi, dove nel 2004 si era fatto conoscere al grande pubblico guadagnandosi gli ottavi di finale e giocando un match epico contro Safin, l’azzurro, dopo aver approfittato del ritiro di Zverev, ha incrociato la racchetta al secondo turno con Andy Murray allora fresco numero 3. Potito, sulla situazione di un set pari, si è trovato in vantaggio per 5-1 nel terzo parziale giocando in maniera fantastica, prima di subire la rimonta dello scozzese e cedere, senza mai mollare, in quattro partite. Sull’erba dei Championships non c’erano precedenti positivi cui appellarsi, per questo, forse, il superbo match disputato da Starace al secondo turno contro il favoritissimo Stepanek ha un sapore ancora più dolce. Questa volta Potito, attaccando e rispondendo colpo su colpo alle invenzioni dell’avversario, si spingerà addirittura fino al quinto set prima di cedere 6-3 ad un rivale certo più adattabile di lui ai prati.

Per finire, non possiamo non citare i due appuntamenti di Davis, in particolare quello di settembre a Genova dove, (ahilui e ahinoi!) il campano ha fatto il possibile per ostacolare, invano, la classe del numero uno di tutti i tempi, re Roger Federer, autore di una prestazione sublime che, ne siamo certi, neanche il buon Poto dimenticherà.

Non so quali ambizioni abbia ancora Starace, certo è che sul suo talento e sui suoi risultati sulla terra, gli appassionati italiani potranno ancora contare per diverse stagioni. Ne abbiamo ancora bisogno.

CHI VOLESSE LEGGERE I DUE PRECEDENTI PROFILI TRACCIATI DA ROBERTO LI PUÒ TROVARE A QUESTO INDIRIZZO.

22 novembre 2009

UNO SGUARDO AL 2009: FABIO FOGNINI

Foto da Flickr.com

Continua con Fabio Fognini la serie di articoli del nostro Roberto Bontempi che, con cadenza settimanale, analizza per TENNIS MASCHILE.com le stagioni dei primi 10 giocatori azzurri nella classifica mondiale.

(di Roberto Bontempi)

Parlare di Fabio Fognini non è semplice. Il ventiduenne tennista di Arma di Taggia, infatti, fin da bambino, ha acceso le discussioni degli appassionati italiani, indecisi se considerarlo uno dei tanti azzurri capricciosi e viziati oppure il grande talento che l’Italtennis aspetta da anni. In medio stat virtus, dicevano i latini, e anche in questo caso probabilmente il proverbio trova conferma. Al momento l’unica realtà è che Fognini, che negli ultimi dodici mesi ha guadagnato 32 posizioni nel ranking, è il più giovane italiano nei top-60, numero 54 per la precisione, dai tempi di Andrea Gaudenzi ed è numero due d’Italia.

In questa stagione il taggiasco ha preso parte a 31 eventi ufficiali tra cui i quattro Slam, 6 Master 1000, i due incontri di Davis disputati dall’Italia e due challenger. Proprio a livello challenger, come è successo anche ad Andreas Seppi, è arrivato il primo ed unico successo dell’azzurro: al 30.000$ di San Benedetto del Tronto. Il bilancio complessivo è di 65 match giocati con 37 vittorie (13 delle quali conquistate nei tabelloni di qualificazione) e 28 sconfitte.

Il 2009 del ligure non era iniziato nel migliore dei modi: a causa dei postumi dell’intervento al menisco del 30 ottobre 2008, infatti, Fognini non ha potuto preparare al meglio la trasferta australiana ed anche gli scarsi risultati ottenuti nei quattro tornei sudamericani sull’amata terra rossa, sono stati condizionati dal precario stato di forma del nostro, per la verità nemmeno troppo aiutato dai sorteggi. Questi risultati negativi avevano fatto scivolare Fabio fuori dai top-100.

Fino alla primavera l’unico acuto di Fognini è stata la buona affermazione in Coppa Davis a Cagliari: pur battendo due tennisti non straordinari come Lacko e Hrbaty, è stato lui il grande protagonista della sfida contro la Slovacchia ed ha certamente guadagnato un bagaglio di fiducia che, archiviata rapidamente la parentesi dei Master 1000 nordamericani, gli ha dato lo slancio per una buona primavera sulla terra rossa, il migliore momento della sua stagione. In questo periodo, infatti, Fabio ha colto la semifinale nel ricco challenger di Napoli e ha passato le qualificazioni al Roland Garros, ai due Master 1000 di Montecarlo e Madrid e a Barcellona. Il torneo più importante di questo 2009 è stato certamente Montecarlo dove Fabio, superate le quali, è stato capace di battere due ottimi tennisti come Berdych e Cilic (quest’ultimo addirittura umiliandolo), prima di perdere un match incredibile contro Andy Murray. Gli appassionati non dimenticheranno la qualità e la varietà di gioco offerta da Fognini in quel primo set nel quale è arrivato a condurre per 5-0 impartendo una lezione di tennis al campione britannico, prima di perdere 7-6 un tie-break combattutissimo e pieno di pathos. Questo match è un po’ la sintesi di quello che è oggi Fabio, il rissunto della sua annata e della sua vita tennistica.

Se escludiamo una parentesi erbivora tutt’altro che entusiasmante (un solo match vinto per ritiro dell’avversario) e la ancor più deludente trasferta americana, il buon momento di Fabio sul rosso è proseguito in estate grazie al già ricordato successo a San Benedetto, la semifinale a Stoccarda (miglior piazzamento ATP) e i quarti a Bucarest. In questi due appuntamenti Fabio ha colto rispettivamente il più illustre scalpo della sua carriera superando, nei quarti del torneo tedesco, l’allora numero 11 Davydenko, ancora un po’ convalescente per un infortunio per la verità, e giocando una delle più incolori partite contro Montanes in Romania.

Chiusa la stagione sul rosso Fabio è stato l’unico tennista azzurra a provare la trasferta asiatica. Di questo va dato ampio merito al nostro che ha mostrato la mentalità giusta ed ha anche giocato piuttosto bene qualificandosi sia all’ATP 500 di Pechino che al nuovo Master 1000 di Shanghai dove è stato fermato al secondo turno da Djokovic. Proprio grazie a questi risultati autunnali, Fognini è infatti riuscito a raggiungere il suo best ranking.

Ora Fabio, terminata la convalescenza per un intervento alle tonsille, è pronto a prepararsi (senza più Riccardo Piatti) per un 2010 durante il quale i suoi tanti estimatori si aspettano il vero salto di qualità. Una programmazione da grande giocatore, concentrata sui grandi tornei ed un intenso lavoro umano sulla psicologia del ragazzo, possono essere le chiavi di volta per quel balzo che tutti ci auguriamo. Tutti tra cui anche il sottoscritto che crede in Fabio potenziale top-30 da quel giorno in cui, al primo turno del challenger del Garden del 2005, vide dal vivo un Fognini 17enne recuperare e vincere un match incredibile contro il solido Luckas Dlohuy recuperando da 6-0 5-1 40/15…

16 novembre 2009

UNO SGUARDO AL 2009: ANDREAS SEPPI

Foto Getty Images

Parte oggi su TENNIS MASCHILE.com una serie di articoli del nostro Roberto Bontempi che, con cadenza settimanale, andrà ad analizzare nel dettaglio le stagioni dei primi 10 giocatori azzurri nella classifica mondiale. Il primo pezzo della serie 'uno sguardo al 2009' è dedicato all'altoatesino Andreas Seppi.

(di Roberto Bontempi)

Cominciamo l’analisi della stagione 2009 dei primi dieci italiani in classifica da colui che, con certezza, si confermerà il primo azzurro nel ranking mondiale: Andreas Seppi. Il venticinquenne altoatesino, al momento 49esimo tennista al mondo, ha avuto un anno non proprio entusiasmante, privo di grandi acuti. Va ad ogni modo evidenziata la perdita di 15 posizioni in classifica rispetto al 2008, la sua migliore stagione durante la quale era stato capace di issarsi fino alla top-30.

Veniamo ai numeri. L’allievo di Massimo Sartori ha disputato 31 manifestazioni ufficiali tra cui tutti e quattro gli Slam, 7 Master 1000, lo spareggio di Davis e un solo challenger a San Marino (dove, tra l’altro, è arrivata anche la seconda vittoria challenger in carriera in finale su Potito Starace), con un bilancio di 29 incontri vinti e 30 persi. I migliori risultati dell’anno di Seppi, vittoria a San Marino a parte, sono le due semifinali colte nei tornei di Belgrado, in maggio, e Umag in agosto. Per il resto tre eliminazioni al terzo ostacolo (Wimbledon, Master 1000 di Madrid e New Haven), 13 secondi turni e 9 bocciature al primo esame.

Di fronte a queste cifre tutt’altro che esaltanti, però, bisogna sottolineare che, a parte 5-6 partite perse contro avversari decisamente alla sua portata (Korolev, Maximo Gonzalez, Gabashvili, Ramirez Hidalgo, Hajek), delle restanti sconfitte dodici, anche in tornei importanti, sono arrivate contro avversari che si sono qualificati per il Master di Londra (4 con Federer, 2 rispettivamente con Nadal, Djokovic, Murray e Verdasco), e le altre contro avversari che concluderanno il 2009 almeno tra i primi venticinque-trenta del ranking (3 con Wawrinka e 2 con Soderling, appena fuori dal Master, e Andreev). Inoltre va ammesso con soddisfazione che, in tanti di questi incontri, Seppi ha giocato alla pari con i suoi validissimi avversari. Ciò significa a mio avviso due cose: innanzitutto che Seppi, a parte l’eccezione di San Marino, ha fatto sempre la scelta giusta e coraggiosa di giocare, su qualsiasi superficie, i tornei più importanti, nei quali, ovviamente, è più facile incontrare avversari forti fin dai primi turni e dunque più complicato andare avanti; poi, e questa è la nota dolente, che Andreas difficilmente è riuscito a vincere un match contro pronostico.

Ci è riuscito solo tre volte, in pratica. Vediamole. Una volta sull’erba di Wimbledon contro un James Blake, numero 17, fresco della finale disputata contro Murray al Queen’s in quello che, a mio parere, costituisce il successo più importante della stagione dell’altoatesino. Ci è poi riuscito surclassando l’allora numero 31 Jurgen Melzer sulla terra del Master 1000 di Montecarlo, ed infine appena qualche giorno fa, ancora in un Master 1000, a Parigi Bercy, contro uno spento Philipp Kohlschreiber, 26 ATP. Tre giocatori Blake, Melzer e Kolschreiber che, bisogna riconoscerlo, non brillano certo per continuità di rendimento. Per il resto, le altre vittorie di Seppi sono maturate solitamente con avversari di valore inferiore, spesso fuori dalla top-100.

Ora, va da se che vincere un incontro nel tennis professionistico di oggi è complicato anche se si gioca contro il numero 300, per cui a Seppi va dato il grande merito di aver solitamente vinto gli incontri nei quali era favorito, è pur vero, però, che un tennista che abbia qualche ambizione maggiore del 50esimo posto in classifica, dovrebbe, ogni tanto portare a casa qualche match contro tennisti più forti. Mi sembra questo, al momento, il limite maggiore del nostro numero uno, ed è un limite, a mio modesto parere, di ordine soprattutto tecnico e, in seconda battuta, psicologico. Seppi è un ottimo incontrista che, sul ritmo, riesce a giocare alla pari con tantissimi e a fare paura a tanti. Quando però, è il momento di inventarsi qualcosa, di variare un po’ gli schemi nei frangenti caldi di un match contro un top-player, l’azzurro dimostra tutte le sue lacune e, alla fine, finisce per soccombere contro avversari più forti sul piano della personalità. Match come quello con Ferrero ad Umago, ad esempio, o come con Verdasco a Bercy o ancora (dico un’eresia) con Nadal a Cincinnati, un giocatore con una maggiore varietà di schemi ed una personalità più spiccata li avrebbe forse portati a casa, insieme ad conseguente cospicuo carico di fiducia.

Detto ciò i sostenitori italiani si aspettano grandi cose da Seppi cui auguriamo un 2010 pieno di successi: un tennista come lui, già ora con questi limiti, può stare tra i primi trenta e certamente Seppi, che è ancora giovane ed è un ragazzo serio, insieme al suo valido staff, non lasceranno nulla di intentato per provare a completarsi e tentare la grande scalata alla top-20.

PER CHI VOLESSE LEGGERE L'INTERVISTA RILASCIATA DALL'AZZURRO A TENNIS MASCHILE.COM PRIMA DELLA TRASFERTA STATUNITENSE DI AGOSTO, LA PUO' TROVARE A QUESTO INDIRIZZO.

08 agosto 2009

Roberto Bontempi ci racconta Giorgini-Gorcic

Foto Roberto Bontempi

Dal nostro inviato ad Avezzano: Roberto Bontempi

Di ritorno da una brevissima vacanza sulla costa abruzzese, non ho resistito alla tentazione di fare tappa ad Avezzano, per assistere alla seconda semifinale del Future da 10.000 $ che vedeva opposti Daniele Giorgini (in foto) ed Ismar Gorcic. Ne è valsa davvero la pena. Il match è stata un’autentica battaglia durata più di due ore e mezza piena zeppa di colpi di scena e capovolgimenti di fronte. Alla fine l’ha spuntata Giorgini al tie-break del terzo ma andiamo per ordine.

Il diverso stile di gioco dei due contendenti lasciava presagire una buona partita fin dai primi scambi. Il giocatore bosniaco, certamente dotato di una velocità di palla superiore, cercava sempre di tenere in mano le redini del gioco alternando frequenti smorzate ad accelerazioni micidiali soprattutto con un fantastico rovescio bimane. Giorgini, che ha invece bisogno di più tempo per costruirsi il punto, si trovava spesso ad arrancare ma si mostrava determinato a restare in partita per cogliere le occasioni che Ismar avrebbe concesso nel corso del match.

Il primo set è stato quello di qualità più alta. Un break per parte fino al 4-4 quando, sul suo servizio, Gorcic si ritrova sotto 0-40. Con due buone accelerazioni si porta 30-40. A quel punto, fuori la prima palla di servizio, il buon Ismar si inventa un serve and volley sulla seconda e chiude con una volée di rovescio meravigliosa! Passato il pericolo e tenuta la battuta, Gorcic strapperà il servizio a Giorgini nel turno successivo grazie ad una splendida risposta di dritto incrociata stretta, aggiudicandosi il primo parziale per 6-4 in poco più di mezz’ora.

Quando si vince un set giocando così bene ci si attende un inevitabile calo di tensione di chi è in testa, che non può pretendere di tenere lo stesso livello mantenuto fino a quel momento e deve immergersi in un sano bagno di umiltà, ed una reazione di chi è sotto. Ma siccome un bagno di umiltà da Gorcic si può pretendere fino ad un certo punto, Ismar ha aumentato il numero degli errori e Giorgini è sembrato ancora meno disponibile a concedere regali. Tre break nei primi tre giochi, due a favore del tennista italiano, consentiranno al tennista di San Benedetto del Tronto di aggiudicarsi il secondo parziale, sempre per 6-4. Era trascorsa un’ora e venti dall’inizio della sfida.

Il perfetto equilibrio tenuto fino a quel momento, verrà confermato anche nel set decisivo: un break per parte (nel quinto per Giorgini, nel sesto gioco per Gorcic, con due altri break point sciupati dal bosniaco, apparso fisicamente piuttosto provato, al contrario del marchigiano in splendida forma atletica) porteranno i due avversari al tie-break, tie-break che sarà, se possibile, ancora più ricco di emozioni.

Solo 5 punti sul servizio su 16 tenuti dai due contendenti dà l’idea dell’incertezza della situazione. Giorgini, senza strafare ed anche grazie ad un doppio errore del rivale, va avanti 6-4. Due match point. Sul primo Ismar si inventa una splendida palla corta di rovescio. E sul secondo? Il bosniaco fa un altro serve and volley vincente sulla seconda di servizio! Davvero incredibile. A quel punto però, in una successione di eventi che potrebbe essere un efficace riassunto della carriera di Gorcic, Ismar commette un altro doppio fallo concedendo all’avversario una terza palla match. Annullata anche questa, stavolta con un dritto vincente, la quarta opportunità sarà però quella buona e, grazie ad un dritto steccato dal bosniaco, Giorgini ha potuto trovare la sua seconda finale ITF in due settimane.

Ho tifato per Gorcic, lo ammetto. Per una volta la mia simpatia non è andata ad un giocatore azzurro, ma Ismar ha troppo talento ed è troppo balzano per non volergli bene.

Domani Giorgini parte favorito con Tosic.
Che belli pure i tornei futures, ragazzi! A domani.

04 agosto 2009

Live from Avezzano: bene Molina, Giraudo e Torresi

Foto Roberto Bontempi
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Dal nostro inviato ad Avezzano: Roberto Bontempi

4.8.09
Anche stamattina, nonostante il tempo minacciasse pioggia, mi sono fatto 70 km con la mia bella punto gialla cabrio di terza mano (!), per andare ad Avezzano a vedere un po’ di tennis, la seconda giornata del future. Mi scuso in anticipo se non potrò essere dettagliato come ieri perché ho potuto seguire solo parte del programma piuttosto interessante offerto agli appassionati. Oggi si completava il primo turno.

Appena arrivato mi sono immerso subito nella battaglia che vedeva coinvolti due nostri giovani eroi classe 1991: Lorenzo Giustino ed Emanuele Molina. Tra i due certamente il napoletano Giustino, che si allena in Spagna da qualche anno ormai, è quello che tecnicamente, come gestualità, è più bello da vedere, grazie soprattutto ad un dritto che nella meccanica ricorda molto quello di Roger. Molina, che solo la scorsa settimana ha conquistato il suo primo punto ATP, dal canto suo è parso molto determinato e piuttosto lucido sul da farsi. Alla fine l’ha spuntata, dopo due ore, proprio Molina che, vinto il primo parziale, è stato bravo a recuperare la concentrazione quando l’arbitro ha sbagliato una chiamata piuttosto decisiva contro di lui proprio quando Giustino serviva per il secondo set. Sotto 2-0 nel terzo, Emanuele, passata la rabbia, ha trovato la forza di ricomporsi e, sfruttando anche i tanti errori di un avversario con poche idee chiare, si è portato 4-2 per poi chiudere 6-3. Mi sembra che Molina sia seguito dal team di Laura Golarsa: è in buone mani. Giustino oggi è parso poco lucido tatticamente, ancora incapace di assemblare i pezzi del suo repertorio. Sono giovani, se hanno voglia potranno migliorare.

Anche l’altro derby tricolore si è rivelato un’autentica battaglia, mi riferisco all’incontro che ha visto protagonisti la seconda testa di serie del torneo, Federico Torresi, e l’avellinese, classe ’85, Massimo Capone. Falloso e nervoso in modo eccessivo, Torresi ha rischiato grosso contro un avversario tranquillo ma convinto a vendere cara la pelle fino alla fine, ed alla fine si è salvato soprattutto grazie alla sua maggiore esperienza. Capone è stato in vantaggio di un break nel terzo (3-2) poi però non ha vinto più un game. Questo Torresi rischia grosso già al prossimo turno.

Ho assistito con piacere all’agevole e convincente successo di Alberto Giraudo (nella foto) sullo svizzero Maiga. Maiga, tennista in possesso di un buon diritto e con una certa propensione a tenere in mano il pallino del gioco, era partito bene guadagnandosi un break in apertura, ma piano piano la maggiore classe del mancino azzurro è venuta fuori e per lo svizzero, che alterna agevolmente improperi in tedesco ed italiano, non c’è stato più niente da fare. Alberto ha chiuso piuttosto tranquillamente in due set e chi lo consce sa bene che, se ha voglia e sta bene, Giraudo con il suo tennis solido e fantasioso allo stesso tempo, può essere davvero una mina vagante in questo torneo.

Quando sono andato via, con la temperatura che cominciava a scendere e qualche goccia di pioggia che si faceva più intensa, ho lasciato Giorgini che controllava piuttosto bene il suo avversario Raffaelli, decisamente meno forte del rivale. Per i risultati completi vi rimando agli altri puntuali aggiornamenti su questo sito.

03 agosto 2009

RESOCONTO PRIMA GIORNATA ITF AVEZZANO

Foto Roberto Bontempi
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Dal nostro inviato ad Avezzano: Roberto Bontempi

Qualche considerazione al termine della prima giornata di incontri del tabellone principale della Ludom cup, torneo future organizzato sui campi del TC Avezzano. Oggi 8 i match in programma per il singolare. Ho assistito per intero a due ma ho dato un’occhiata a tutti tranne a Di Vuolo-Danilovic. Andiamo per ordine.

Gorcic – Stucchi 6-1 7-5

Come non appassionarsi al tennis di Ismar Gorcic, il bosniaco da anni ormai residente a Perugia. Un tennista in possesso di un gioco fantastico, pieno di creatività, di variazioni di ritmo, di smorzate ed accelerazioni ed inoltre un personaggio eclettico, sopra le righe. Certo, non proprio un esempio di professionalità per i giovani con la sua aria sempre indolente, pronto a lamentarsi per ogni piccolezza ed a parlare con il pubblico, il giudice di sedia, l’avversario. Questo suo fare guascone ha certamente condizionato la carriera di un giocatore che, con quel tennis, non può essere assolutamente 600 del mondo! Ma, nell’iper-professionismo moderno, viva pure un po’ di guasconeria! Che divertenti anche oggi certi suoi siparietti contro il malcapitato Andrea Stucchi, diciottenne promessa romana oggi alquanto sottotono, che, oltre al gioco spumeggiante del bosniaco di Perugia, si è dovuto sorbire anche un vasto repertorio “cabarettistico” in certi momenti davvero esilarante (“tira più piano per favore” dopo uno dei rari servizi vincenti di Andrea, “sto steccando quanto lui”). Fatto sta, 6-1 7-5 e Stucchi rimandato alla prossima. Per quei pochi che non lo conoscessero, però, non perdete l’occasione di andare a vedere giocare Ismar, uno da sostenere sempre, secondo me!

Della Tommasina – Vierin 1-6 6-2 6-3
Ho atteso con ansia questa partita di due nostri giovani ragazzi, in particolare per Della Tommasina (in foto), di cui ho sempre sentito parlare bene. Un po’ sono rimasto deluso, devo dire la verità. Non tanto per il tennis ancora acerbo dei contendenti, quanto per il loro comportamento. In particolare parlo proprio di Della Tommasina. Fortissimo da under-16, Davide sta cercando a fatica di trovare il bandolo della matassa nel mondo del professionismo ma, se l’atteggiamento che adotta in campo è quello che ha sciorinato oggi, non sarà facile per lui mantenere le promesse che pure il suo tennis lascerebbe sperare.
Se tennisticamente Davide ha un bagaglio di colpi notevole su cui lavorare, il suo comportamento oggi è stato piuttosto vergognoso. Incitarsi urlando ad ogni errore dell’avversario, gettare a terra la racchetta al 3° (!) game dell’incontro, provocare continuamente l’avversario con modi arroganti sono comportamenti inaccettabili che andrebbero censurati (ma sarà tardi, ormai?) prima dalla famiglia e poi dalle persone, tecnici e quant’altro, che seguono il ragazzo. Perché crescita tennistica è, deve essere, anche crescita umana, altrimenti non si va da nessuna parte. Non voglio dire che il tennis sia uno sport facile: sappiamo tutti lo stress mentale cui sottopone i suoi amanti, a qualsiasi livello, però vedere un ragazzo di 19 anni così frustrato fa un po’ tristezza. Non serve essere provocatori e scorretti per vincere i match (Roger docet): si può vincere anche in modo elegante, ed oggi Davide, purtroppo, non lo ha fatto. Spero, anche se non credo, sia stato solo un episodio isolato dettato dal momento (all’inizio dell’incontro Davide ha richiesto anche l’intervento del fisioterapista per un problema al ginocchio poi rivelatosi evidentemente non grave), o dall’età. E’ davvero un peccato, perché, anche tatticamente oggi Della Tommasina ha dimostrato di saper leggere bene l’incontro: dopo un primo set regalato al buon Matthieu Vierin, coraggioso piccolo pedalatore pieno di grinta ma infinitamente meno dotato dell’avversario, Davide ha trovato le soluzioni giuste, alzando molto la palla e regalando meno, tattica che gli ha permesso di conquistare 6 giochi di fila tra secondo e terzo set, poi rivelatisi decisivi.
Aspetto di vedere Davide in altre occasioni, augurandomi che qualcuno possa aiutarlo perché il materiale su cui lavorare sembra buono.

Tra gli altri incontri cui ho dato uno sguardo va segnalato la sfida intergenerazionale tra i due mancini, entrambi di nome Alessandro, Giannessi ed Accardo. Si è imposto il giovane Giannessi che ha mostrato buona personalità soprattutto quando, dopo aver vinto il primo set abbastanza agevolmente, si è ritrovato avanti per 5-1 nel tie-break del secondo, ma si è fatto recuperare e superare sul 5-6. A quel punto Alessandro “piccolo”, tennista ancora in fase di completamento tecnico e non dotato di grandi “winners”, ha fatto un coraggioso attacco e chiuso il punto con una pregevole volée di rovescio, chiudendo l’incontro due punti dopo.

Meno bene è andata al coetaneo Portaluri, uscito battuto dalla sfida contro la quarta testa di serie Tosic (un’altra testa matta mica da ridere…). Il buon Giorgio è stato troppo falloso e, lui che gioca di regolarità, non può certo permetterselo. Per la verità il giovane campano ha accusato anche qualche problema fisico al polso sinistro (ad un certo punto, lui che gioca il rovescio bimane, tirava solo il back), ma, in vantaggio 6-5 nel primo set non ha comunque sfruttato due palle set, con il servizio all’avversario, che avrebbero anche potuto imprimere un’altra direzione al match.

Ho visto le ultime fasi di Nicola Ghedin, battuto dall’australiano Kemke, un tipo alla Hewitt, anche lui alle prese con un problema al braccio destro. Il gioco di Ghedin mi è sembrato davvero sottotono. Ho visto alcuni games della testa di serie numero 1, il marocchino El Amrani, un giocatore solido che ha fatto il suo dovere senza strafare contro il bulgaro Halachev, uno spilungone mancino che gioca ancora troppo a sprazzi.

Infine, ho assistito a buona parte dell’altro derby italiano in programma oggi tra Filippo Leonardi e Francesco Picco. Confesso che Picco, già ribattezzato “Piccolo”, non lo avevo mai sentito nominare. Mi sono trovato di fronte un piccoletto biondo che urla come un forsennato ad ogni colpo e che ha messo in mostra una grinta notevole ed un’ottima condizione atletica. Alla fine ha prevalso lui, al tie-break decisivo (era andato a servire per il match sul 5-3) contro un Leonardi che ha mostrato un tennis discreto ma minor convinzione nei momenti decisivi.

Per riassumere, dei 9 azzurri impegnati oggi, oltre a Della Tommasina e Picco vincitori dei derby azzurri, ha superato il turno il solo Giannessi. Di Vuolo ancora non so come sia finito. Domani in campo le teste di serie azzurre Torresi (2), Vanni (3) e Piccari (6) oltre a Giraudo e Giorgini.