Visualizzazione degli ultimi post con etichetta Interviste. Mostra i post precedenti
Visualizzazione degli ultimi post con etichetta Interviste. Mostra i post precedenti

25 marzo 2010

BRIZZI: "PUNTO ALLE QUALIFICAZIONI DEL ROLAND GARROS"


Di Marco Caldara - Foto da Trnava Challenger

Nel pomeriggio abbiamo contattato il bresciano Alberto Brizzi, che da Barletta si stava spostando a Napoli, pronto per prendere parte alle qualificazioni della Tennisl Napoli Cup, il classico torneo Challenger campano di inizio primavera, che quest'anno ha subito un netto "taglio" del montepremi, sceso a 30.000€. "Brizzo", che domani compirà 26 anni, ci ha parlato dei primi tornei stagionali, del suo attuale stato di forma, e dei programmi/obiettivi per la stagione.

Un giudizio ai primi tornei del 2010?
"Non male, ma avrei potuto fare di meglio. Nei Challenger marocchini sono stato molto sfortunato, anche se non prendo scuse, in quanto ho avuto un forte mal di schiena che non mi ha praticamente permesso di servire, infatti battevo proprio pianissimo. Nonostante questo ho battuto Ivan Navarro e sono andato vicino al successo con Veic, a segno che il livello del mio gioco è buono. Poi mi sono fermato per curare il problema e sono andato successivamente a Marrakech, dove non ho giocato affatto bene. I campi erano molto rapidi, e le condizioni troppo veloci a me non piacciono. Ho sofferto contro un giocatore locale, e poi ho perso malamente da Gremelmayr".

Venendo a Barletta, ottima qualificazione, ma poi la sconfitta con Bedene, anch'egli passato dal tabellone cadetto. Cosa non ha funzionato?
"Nelle qualificazioni mi sono ben espresso. Ho vinto con Alvarez e Del Bonis, un giovane che a mio modo di vedere gioca molto bene, e che è già numero 200 del mondo. Poi in tabellone ho avuto una buona occasione con Bedene, ma non ho giocato al top, ed ha vinto lui. Ho perso 6-4 6-4 sprecando numerosissime palle break (almeno una in quasi tutti i game di risposta), ma devo dire che in varie occasioni è stato bravo lui. Volendo dare un giudizio devo dire che per ora va bene così; anche se forse, senza i problemi alla schiena, avrei potuto raccogliere qualcosa di più".

Ti senti migliorato rispetto allo scorso anno?
"Sinceramente no; il mio livello di gioco è lo stesso dei mesi scorsi. E' nel 2009 che ho fatto dei grossi passi avanti: da quando ho iniziato a lavorare con Marcelo Charpentier credo di essere cresciuto notevolmente sul piano del gioco, ed anche i risultati lo dimostrano, in quanto ho giocato davvero delle ottime partite. Nel 2010 punto a tenere costantemente questo livello di gioco, e a non avere alcun problema di natura fisica".

Quali sono i tuoi obiettivi per la stagione?
"Volendo guardare nell'immediato, punto ad entrare nelle qualificazioni del Roland Garros. Ora giocherò Napoli, Monza e poi molto probabilmente il 15.000$ + H di Vercelli, nella speranza di raccogliere punti preziosi per Parigi. Al momento sono numero 254 del mondo, e perderò qualche punto a Monza, ma niente di che. Devo cercare di fare il maggior numero di punti in questi tornei, per avere la sicurezza di entrare; me ne servono sicuramente almeno 10. Lo scorso anno le "quali" chiusero a 250, quindi al momento sarei al limite. Per la stagione invece ambisco a migliorare il mio best ranking (230) e ad entrare nei top200, in modo poi da affrontare il 2011 con più calma; cioè giocare sempre i Challenger in tabellone, senza il bisogno di fare le qualificazioni, che a lungo andare risultano pesanti".

19 marzo 2010

ERIK CREPALDI: "OTTIMO INIZIO DI STAGIONE"


Di Marco Caldara - Foto Moreno Faina

Ospite oggi di TennisMaschile.com è il lombardo Erik Crepaldi (classe 1990), che nella settimana corrente si è messo in mostra positivamente al Future 15.000$ di Trento, qualificandosi, eliminando Rainer Eitzinger, e arrivando non troppo lontano dal "colpaccio" con Stefano Galvani, il quale alla fine ha prevalso in tre partite. Quello trentino si trattava del secondo torneo del 2010 di Erik, dopoché la settimana precedente l'azzurro aveva preso parte al 10.000$ svizzero di Taverne, entrando in tabellone come lucky loser ed arrendendosi al calabrese Stefano Valenti.

Erik, buon inizio di stagione, no?
"Direi ottimo inizio, soprattutto per il fatto che sono stato fermo due mesi per un problema allo stomaco. Ma la cosa più importante in tutte queste prime partite è stato l'approccio positivo al match ed agli allenamenti. Ho capito che se nella vita si vuole cambiare qualcosa, i primi a crederci fino in fondo e a dare l'anima siamo proprio noi: possono arrivare molti aiuti, di ogni genere, ma la chiave della nostra vita l'abbiamo solo noi, quindi vale la pena girarla".

Al primo turno, un po' a sorpresa, hai sconfitto per 6-2 7-5 l'austriaco Eitzinger, giocatore di alto livello, attualmente numero 362 ATP, ma top200 qualche anno fa. Come è andata?
"Se dico che me l'aspettavo può sembrare presuntuoso, ma non lo è, perchè se no che cosa si lavora a fare?? Per regalare partite?? Mmm no. Sono entrato in campo convinto, sapendo ciò che posso dare e quindi ci ho creduto; d'altronde se uno non lo fa, la partita non la vince. Io l'ho fatto, ed ho vinto".

Altro buon match con Galvani, perso 6-7 6-3 6-1. Sensazioni?
"Ottimo tutto l'incotro. Ottimo perché non c'è solo da contare il gioco materiale, ma il bagaglio di esperienza che da questa partita porto a casa. A differenza di altri giocatori, lui da un'occasione, se la prendi la partita è a vantaggio tuo, se non la prendi è tutto da rifare. Questo torneo, con ogni incontro giocato, è una conoscenza delle mie potenzialità, e ne esco felice perché so di poter fare di più; quindi mi metterò da subito al lavoro. Tra il primo set e gli altri non è cambiato molto, se non l'occasione sfuggita al primo game del secondo set, nel quale ho avuto subito una palla break. Nei game seguenti l'esperienza ha contato molto; lui ha mantenuto un ritmo costante, mentre io giocavo a sprazzi, confuso, perchè non abituato a giocare a questi ritmi. Pero sono soddisfatto del mio incontro".

Come imposterai le prossime settimane?
"Ora sono in Croazia, e sto giocando le qualificazioni di un Future, con il tabellone cadetto a 128 posti. L'obiettivo è quello di giocare molte partite, perché solo giocando si migliora e si comprendono i settori sui quali lavorare maggiormente".

ARTICOLI CORRELATI:
- Erik Crepaldi si racconta a TennisMaschile.com

15 marzo 2010

EROE NAZIONALE


Di Marco Caldara - Foto da Daylife.com
Intervista apparsa su www.tennis.it

E' tranquillo e sorridente Laurynas Grigelis; consapevole di averla "fatta grossa". Il tennista lituano (classe 1991), residente da parecchi anni nello "stivale", ha portato il punto decisivo alla sua nazione nella sfida di Coppa Davis contro la Gran Bretagna, regalando al suo paese il successo più importante di oltre 100 anni di tradizione. In esclusiva ci ha rilasciato questa lunga intervista, nella quale ci ha raccontato la sfida vista da dentro; soffermandosi sui momenti felici e i frangenti di difficoltà, e lasciando intendere che la vittoria sarà per lui un punto di partenza, dal quale prendere spunto per il futuro.

Innanzitutto. Prima volta in Coppa Davis, come è stato?

"Il primo giorno sono entrato in campo molto teso. Non avevo mai giocato di fronte a 2500 persone, ne tantomeno a Vilnius, capitale della Lituania. Ho sentito la tensione e non sono riuscito ad esprimermi al meglio, perdendo da Ward in tre set. Inizialmente non avrei dovuto scendere in campo per il doppio; ma il mio coach ha chiesto al capitano di poterlo giocare, alla luce del fatto che Domenica sarei dovuto tornare in campo per il singolare finale e di conseguenza, confrontarmi ancora con il numeroso pubblico amico, non poteva far altro che aiutarmi. Ho giocato un buon doppio, e nonostante la sconfitta mi sono rilassato, riuscendo poi Domenica a dare il meglio di me stesso. E' stata una buona tattica, che ha dato i suoi frutti".

Hai perso malamente il quarto set, e tutto sarebbe potuto cambiare. Non hai avuto la sensazione che il match ti fosse scivolato di mano?
"Io prima della partita ho detto a Willy (William Rota, il suo coach, ndr) di voler andare al quinto set! Poi ovviamente quando ho vinto secondo e terzo non ho fatto apposta a perdere il quarto, ed avrei volentieri chiuso prima. In ogni caso nel set decisivo sono entrato in campo motivato. Ho cercato di dare il meglio di me stesso, non dando troppo peso ad un eventuale esito negativo della sfida. Nel quarto game ho rischiato qualcosa, annullando due palle-break, e da li la frazione è "girata". Ho preso coraggio, ed il pubblico mi ha aiutato, accompagnandomi punto su punto. Non ho mai avuto così tante persone ad incitarmi, e questa è stata una bellissima sensazione".

Quali sono state le "chiavi" della vittoria decisiva?
"Ho servito bene per tutto il corso della sfida, e penso di aver giocato una grandissima partita di rovescio (il coach britannico l'ha definito un colpo da top20, ndr). Importante anche il fattore mentale. Sono stato sempre attento e concentrato, cercando di giocare punto su punto e regalare il meno possibile al mio avversario".

La vittoria ha mandato in visibilio il pubblico. Come sono stati quei momenti?
"Per i primi 10 minuti, o forse più, non mi sono reso conto di cosa stesse succedendo. Solo un gran "casino". Tutti saltavamo ovunque e il pubblico continuava a gridare. Poi ho realizzato di aver portato alla mia nazione la più importante vittoria in oltre 100 anni di storia, ed è stato davvero soddisfacente. Non si è mai parlato così tanto di me, e questo non fa altro che piacere".


Una squadra formata da giocatori giovanissimi che è riuscita ad ottenere uno storico successo su una nazione dalla grande tradizione tennistica come la Gran Bretagna. Sensazioni?
"E' stata sicuramente una grande esperienza per tutti. Berankis (1990) ha vinto due singolari, Saikinis (1992) ha giocato il doppio con me, che ho poi ottenuto il successo decisivo. Sono state grande emozioni che ci aiuteranno a crescere e ad andare avanti in futuro; ed in questo è stato fondamentale, e non smetterò di ripeterlo, il pubblico di Vilnius; che ringrazio ancora una volta".

Com'è stato, al rientro in Italia, trovare il tuo nome sul più importante quotidiano sportivo nazionale e su tutti i siti web specializzati, fra i quali anche il nostro?
"Ha fatto molto piacere, ma ci tengo a sottolineare che la mattina dopo ero subito in campo per allenarmi e preparare i prossimi tornei. La vittoria è stata qualcosa di speciale, ma dev'essere un punto di partenza per la mia carriera; infatti penso che mi possa aiutare molto per il futuro. Non capita spesso di giocare, e vincere, davanti ad un nutrito pubblico, e sono convinto che l'esperienza mi tornerà utile. Cercherò di entrare in campo con maggiore convinzione nei miei mezzi e la consapevolezza di poter far bene".

Al prossimo turno sarete ospiti dell'Irlanda. Cosa ti aspetti dalla sfida?
"Si, giocheremo in Irlanda dal 9 all'11 di Luglio. Credo che la squadra che ha battuto la Gran Bretagna possa avere buone possibilità di vittoria. Io lo scorso anno ho vinto con Sorensen, che è il loro numero 2, e O'Brien, il numero quattro, e me la sono giocata con Conor Niland (1), perdendo 6-4 al terzo set. Sarà un match aperto, ma ritengo che il successo sia alla nostra portata".

Quali sono i tuoi progetti per le prossime settimane?
"Domani (oggi, ndr) andrò a Trento per giocare il Future da 15.000$. Al primo turno affronterò Enrico Fioravante. L'obiettivo è quello di continuare a giocare come il Lituania, con la grinta e la concentrazione giuste; fare quello per cui sto lavorando in allenamento e continuare a giocare per divertirmi, cosa che di solito mi riesce. Successivamente andrò a giocare le qualificazioni del Challenger di Jersey, in Gran Bretagna, sempre che mi lascino entrare (ride, ndr) e poi molto probabilmente prenderò parte, sempre partendo dalle "quali", al Challenger francese di Saint Briuec, torneo che si gioca sulla terra rossa indoor con campi molto veloci".. Per i prossimi mesi invece non ho ancora deciso nulla, ma sicuramente continuerò a giocare su superfici rapide alternando Challenger a Futures. Il livello dei primi ITF sul veloce, escludendo forse quello di Trento, è abbastanza elevato, e se teniamo in considerazione che una semifinale Future vale "solo" 5 punti, è meglio provare con i Challengers, cercando la qualificazione per poi giocarsela in tabellone".

Ti sei posto degli obiettivi per il 2010?

"A livello di classifica mi piacerebbe arrivare attorno alla 350/400esima posizione della classifica; mentre per quanto riguarda il gioco l'obiettivo è sicuramente quello di continuare a migliorarmi sempre più, la stessa cosa che abbiamo cercato lo scorso anno. Il rovescio è giù un buon colpo, ma sono convinto di poter crescere ancora. Posso guadagnare un po' di precisione e ottenere più punti dopo il servizio. La stessa cosa vale per gli altri colpi, che non sono ancora al 100%".

... e per la carriera?
"Come tutti i giocatori punti ovviamente ai primi 100 giocatori della classifica mondiale, per poi cercare di progredire man mano. Il sogno è di poter arrivare fra i top10, e vincere un torneo del Grande Slam. Andrebbe bene uno qualsiasi".

Per concludere: ti alleni a Brusaporto (Bergamo), seguito dalla Future Talent, un gruppo emergente che si pone come obiettivo quello di seguire in tutto e per tutto dei giocatori, e trascinarli sino a grandi traguardi. Ci tieni a ringraziare qualcuno in particolare?
"Certamente. Per primo ringrazio William Rota, il mio allenatore, che mi segue tutti i giorni, e poi anche tutti i membri dello staff Future Talent; da Stelio Conti e Dragoljub Kladarin (i preparatori atletici) al massaggiatore Paolo Chiesa, passando per Roberto Manenti (che aiuta in campo), Daniele Monteleone, Massimo Gelmi, e tutti coloro che collaborano alla buona riuscita del progetto nel quale crediamo".

14 marzo 2010

ISMAR GORCIC: "SONO FELICE DELLA MIA SETTIMANA"


Di Marco Caldara - Foto da Sarajevo Challenger

Spesso si sente parlare di quei giocatori che potrebbero puntare davvero in altro, ma per un motivo o per un altro faticano ad esplodere e a confermare i propri risultati. Rientra a pieno titolo in questa categoria il bosniaco Ismar Gorcic, uno che, per intenderci, psicologicamente non ha nulla da invidiare a "cavallo pazzo" Marat Safin. Non conosce il significato della parola costanza, ma è forse proprio per questo motivo che i suoi match sono tutti molto molto spettacolari.

Dotato di un servizio al fulmicotone, Ismar gioca un grande tennis d'attacco, con colpi pesanti e grandi volees, e non disdegna affatto il serve&volley. Il problema è che il tennista europeo è solito alternare ace a doppi falli, sontuose giocate e banali errori, serve&volley d'altri tempi a volees steccate; rendendo spesso innocuo un tennis che potrebbe permettergli grandi cose, e che proprio per questa ragione non l'ha mai portato oltre la 443esima posizione della classifica mondiale, raggiunta nel lontano 2004. A 6 anni di distanza, e il giocatore ormai 27enne, Ismar continua a galleggiare in posizioni poco nobili per un tennista dal suo bagaglio tecnico ed è attualmente numero 577 del mondo.

Da sempre legato all'Italia, fino allo scorso inverno ha vissuto a Perugia allenandosi presso l'accademia di Alberto Castellani, Ismar si è tolto due grandissime soddisfazioni nella settimana corrente, riuscendo prima a portare il punto decisivo alla Bosnia nella sfida di Davis con i rivali macedoni, e poi a centrare i quarti di finale nel Challenger 30.000$ in corso nella sua Sarajevo, superando al termine di due match combattutissimi due tennisti dall'indiscutibile livello, quali Raemon Sluiter e Stephane Bohli, ed arrendendosi solo al tie-break del terzo set al croato Ivan Dodig nel "quarto" giocato Venerdì pomeriggio. A poche ore dal termine della deludente sfida, che l'ha visto sprecare tre match-points, l'abbiamo contattato in esclusiva e si è volentieri reso disponibile ai nostri "microfoni".

Ismar, parliamo innanzitutto della vittoria in Davis. Hai portato il punto decisivo alla tua nazionale battendo in tre set il macedone Magdincev. Sensazioni?
"Nel complesso è stata una sfida molto dura. Ho lavorato tutto l'inverno giocando sul veloce indoor per prepararmi nel migliore dei modi ai due 15.000$ di Sarajevo, ed andare un Macedonia a giocare sulla terra non era certo il massimo. C'erano almeno 2000 persone che ci fischiavano e tifavano contro; ma alla fine ce l'abbiamo fatta, e la soddisfazione è massima".


E poi i quarti nel Challenger 30.000$ di Sarajevo, a casa tua, da wild card, battendo due signori giocatori. Come è stato?
"Devo dire che nonostante le vittorie ero molto stanco. In Davis sono stati tre giorni davvero stressanti e poi ho fatto 13 ore di viaggio lunedì per arrivare nella mia città. Giocare ogni giorno è stato difficile, ma il servizio mi ha assistito. Ho "tirato" circa 30 ace contro Sluiter, annullando due match-points e chiudendo 8-6 al tie-break del terzo; e una ventina contro Bohli. Non ho giocato al meglio ma sono comunque riuscito a vincere due ottimi match".

Ai quarti di finale invece hai perso 7-6 al terzo contro Dodig, fallendo una buona occasione. Cosa ti è mancato?
"Ho servito malissimo. Avevo male al braccio, ma nonostante questo nel tie-break decisivo mi sono portato prima 6-3 e poi 6-5 e servizio, senza però riuscire a chiudere. Sul terzo match-point mi è mancata la freddezza per servire la prima e ho deciso di fare comunque serve&volley con la seconda, perdendo il punto. In ogni caso sono felice del mio torneo e della settimana; è stata una bella esperienza".

Tramite il gruppo Facebook del Circolo Tennis L'Aquila abbiamo notato che hai dedicato a loro le tue vittorie, sia di Davis che dell'ultimo torneo. Per quale motivo?
"Sono tesserato per quel circolo, dove gioco la Serie B italiana. Sono molto affezionato al posto e alla gente che lo circonda; tutte persone che stanno vivendo un brutto periodo a causa del terremoto che ha distrutto la città. Mi sembrava giusto ricompensare in qualche modo l'affetto che mi hanno sempre dato".

Fino a poco tempo fa vivevi e ti allenavi in Italia, perché la scelta di tornare a Sarajevo?
"Si, mi sono allenato a Perugia da Castellani sino all'inverno, seguito dal mio coach Franco Travaglini. Ho però avuto dei problemi economici e sono stato costretto a tornare a casa".

08 marzo 2010

FALGHERI: "ADESSO VOGLIO I PRIMI 100"

Andrea Falgheri - Foto Ivano Viola

Di Cristian Sonzogni - 24 Febbraio 2010
Articolo apparso su "L'Eco di Bergamo"

Ospitiamo oggi su Tennis Maschile.com un articolo dell'amico Cristian Sonzogni, nota penna di TENNIS ITALIANO, apparso su "L'Eco di Bergamo" di Mercoledì 24 Febbraio. Cristian ha analizzato l'inizio di stagione del bergamasco Andrea Falgheri, raccogliendo le opinioni del diretto interessato, deciso a salire in classifica.

Ventiquattro anni sono un’età già troppo avanzata per un giocatore fuori dai 500 che voglia puntare ai top 100 del ranking Atp? Una volta lo si poteva pensare, oggi non più. Il mondo del tennis ha visto spesso elementi apparentemente di seconda o terza fascia avvicinarsi clamorosamente e in breve tempo ai vertici mondiali. Ma adesso queste vicende stanno diventando sempre più frequenti a causa del livellamento verso l’alto del circuito «pro», e proprio gli ultimi mesi hanno portato alla ribalta alcune storie che meriterebbero un approfondimento. Su tutte, c’è quella dello svizzero Marco Chiudinelli, ora 52 ma mai nei top 100 fino al 2009 e intorno alla posizione numero 700 nel 2008. Un salto in alto merito della fiducia, la stessa che sta consentendo al 25enne giamaicano Dustin Brown, recente protagonista agli Internazionali di Bergamo, di avvicinarsi al suo sogno. Poi si potrebbe parlare di Radek Stepanek, doppista di razza che grazie all’aiuto di Petr Korda si scoprì grande anche in singolare (fino a entrare nei top 10), o di Lukasz Kubot, polacco di 27 anni che dopo tante stagioni nelle retrovie oggi è nei primi 50; oppure ancora del tedesco Benjamin Becker, numero 500 circa fino ai 24 anni e poi sbocciato nel Tour maggiore fino a toccare quota 38.

Ma qui è il caso di soffermarsi su un atleta di casa nostra, il più forte bergamasco nella classifica mondiale, con record personale fresco fresco. Andrea Falgheri, classe 1985, è attualmente 587, e sta vivendo il miglior periodo della carriera, con oltre 400 posti guadagnati in dodici mesi e un obiettivo chiaro in testa. «I primi 100 al mondo - taglia corto il diretto interessato al rientro dal Messico - e non credo sia fuori dalla mia portata. Il mondo del tennis ormai è così: bisogna crederci, trovare continuità e lavorare duro. Nessuno si stupisce se il 500 batte il numero 100, e tutti questi personaggi che emergono non più giovanissimi non fanno altro che darmi morale». A lui, invece, stava per capitare di battere il 230, il tedesco Begemann. «Alla fine ho perso, ma solo per 9-7 al tie-break del terzo e dopo aver mancato un matchpoint. Ma adesso so, quando inizia un torneo, di poterlo vincere». Convinzione dunque è la parola chiave, quella che è mancata nei primi anni di professionismo. «Dai 16 ai 18 non ci ho creduto molto, poi sono anche stato un po’ sfortunato con un brutto infortunio alla schiena che mi ha tolto un anno e mezzo. Ora sono ripartito dalla Future Talent di Brusaporto, dove ho trovato uno splendido ambiente, e dai soliti consigli di "zio" Bassanelli, che non mi fa mai mancare il suo sostegno. Inoltre, fisicamente sto molto bene e so di poter competere allo stesso livello per una settimana intera».

La stagione di Falgheri è cominciata bene con una semifinale a Panama, e l’obiettivo per il 2010 è avvicinare i 300. «Per "vedere" i Challenger e le qualificazioni degli Slam, che sarebbero un primo traguardo stimolante. Giocherò sia sul rapido sia sulla terra europea, senza fare troppi calcoli». Sullo sfondo, per Andrea, le imprese di qualche illustre connazionale che, seppure un po’ in ritardo, ce l’ha fatta a coronare il suo sogno: come Davide Sanguinetti, top 100 per la prima volta a 25 anni, o Paolo Lorenzi, dentro i cento a quasi 28 anni. O ancora come quello che resta l’esempio più clamoroso di carriera «a scoppio ritardato»: Gianluca Pozzi, classe 1965, che raggiunse i primi 100 a 26 anni ma il best ranking (40) addirittura a 36, età in cui tanti giocatori hanno già smesso da un pezzo. Per chiudere con i ritardatari, l’avvio di 2010 ha portato per la prima volta ai vertici il 29enne francese Stephane Robert. Quello che, in Australia, fece dire al campano Potito Starace (sconfitto proprio dal transalpino) una frase già entrata negli annali: «Ormai, a tennis, hanno imparato a giocare tutti».

27 febbraio 2010

STRADA SPIANATA

Marin Cilic - Foto da Daylife.com

Di Marco Caldara - 28 Febbraio 2010
Articolo apparso sul portale Tennis.it

Il croato Marin Cilic, classe 1988, sembra sempre più lanciato verso la top5 mondiale, ed in questo inizio di stagione ha dato ampio sfoggio delle sue qualità. Fresco di accesso fra i primi dieci, Marin è il giocatore a vantare il maggior numero di successi stagionali fra tutti i suoi colleghi, ben 17 (a fronte di due sole sconfitte), che gli sono valsi la vittoria nei tornei di Chennai e Zagabria - il quarto e il quinto della sua vita -, la semifinale a Melbourne e i quarti a Dubai. Ha già guadagnato la bellezza di 1310 punti, che l'hanno proiettato per la prima volta in carriera sul gradino numero nove della classifica ATP, avvicinandolo notevolmente al suo coetaneo, ed eterno rivale, Juan Martin Del Potro.

Dopo aver battuto Murray allo scorso Us Open, Nadal qualche settimana dopo a Pechino, e sia Roddick che lo stesso Del Potro in Australia, Cilic ha dimostrato di aver tutte le credenziali per superare i top player, ed è quindi pronto per diventare, a sua volta, uno dei "mostri sacri" del circuito. Nel torneo di Dubai l'allievo di Bob Brett non ha sicuramente raggiunto i risultati sperati, fermandosi contro Melzer ai quarti di finale, ma avrà modo di rifarsi nei due Master 1000 statunitensi, dove andrà a caccia del primo titolo della sua giovane carriera in un torneo di tale caratura. Al termine del match perso con l'austriaco, Marin ha scambiato volentieri quattro chiacchiere con i giornalisti, che vi riportiamo di seguito:

Come ti senti rispetto allo scorso anno?
"I risultati di queste prime settimane mi han dato moltissima fiducia e consapevolezza di poter far vedere grandi cose. Sono un anno più grande e mi sento meglio sia fisicamente che sul piano del gioco. Nell'ultimo anno ho avuto molte esperienze, sia positive che negative, che mi aiuteranno nel corso della mia carriera e della vita".

Quali obiettivi ti poni per la stagione?
"Credo di avere buone possibilità di qualificarmi per le Barclays ATP World Tour Finals di Londra, per giocare nella fantastica O2 Arena. Non voglio sottovalutare nessuno, ma penso di potercela fare, anche se dipenderà anche dagli altri. Sto inoltre cercando di perfezionare il mio gioco di settimana in settimana, in modo da poter competere fino in fondo in un torneo dello Slam, la mia priorità principale".

Uno stile, il tuo, che ricorda Goran Ivanisevic, che, in assenza di Bob Brett, ha lavorato con te per tutto il torneo di Zagabria: "E 'stata una buona esperienza lavorare con Goran - spiega Marin - perché abbiamo trovato subito un buon feeling, ma credo sia una cosa normale in quanto all'inizio della mia carriera Goran era il mio idolo, e continuo a stimarlo molto, sia come persona, che come amico".

Come è nata la vostra collaborazione?
"Mi ha chiesto se mi avrebbe potuto aiutare, e l'idea mi ha subito entusiasmato. Goran quando era più giovane ha vissuto molte cose che io sto attraversando in questi mesi. Abbiamo fatto un lavoro specifico sul servizio, e credo che non ci sia persona migliore di Ivanisevic per aiutarmi in battuta, in quanto lui è uno dei migliori servitori della storia di questo sport. Mi sento di poter migliorare ancora".

21 febbraio 2010

Paolo Lorenzi: "Esperienze che torneranno utili in futuro"

Paolo Lorenzi - Foto Getty Images
(Di Marco Caldara)

Ospite illustre quest'oggi su TennisMaschile.com. Nel pomeriggio ho infatti avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con il sempre gentilissimo Paolo Lorenzi, attualmente numero 91 della classifica mondiale. Il tennista toscano, ancora a caccia della prima vittoria in carriera nel circuito maggiore (nel 2010 ha sin qui raccolto sei amare sconfitte), si trova al momento in Florida, pronto per il torneo di Delray Beach, e si è volentieri reso disponibile per una breve intervista; che vi porgiamo di seguito:

Paolo: questa vittoria non vuole arrivare. Per quale motivo?
"Beh, devo dire che comunque a Auckland mi sono qualificato, giocando un buon tennis e vincendo i primi match della stagione. In altri frangenti credo invece di essere stato un pochino sfortunato, come ad esempio nella partita persa da Schwank all' ATP di Santiago. In altre invece la causa della sconfitta è da ricondurre alle mie prestazioni, in quanto non ho sicuramente giocato bene. Questi però sono fatti che nel tennis capitano: ci sono periodi migliori e altri nei quali le cose non girano al meglio".

Ora sei a Delray Beach. Come è stato il cambio di superficie?
"Purtroppo ho fatto un solo allenamento sul cemento, in quanto a causa di alcuni problemi che ho avuto con i voli, sono arrivato solo ieri in Florida. Come già ti avevo detto l'ultima volta (intervista che potete trovare QUI, ndr), fra terra e cemento non trovo grosse differenze, ma ho bisogno di alcuni giorni per adattarmi alla superficie, cosa che qui purtroppo non accadrà, e dopo un mese di terra la cosa potrebbe rivelarsi spiacevole. Mi toccherà cercare di abituarmi nel corso del match, e Nieminen non è proprio l'ultimo arrivato".

Sul piano fisico come ti senti? E a livello di gioco?
"Ho avuto qualche piccolo problema prima di partire per la trasferta "australiana" (Doha, Auckland e Melbourne), ma adesso mi sento bene e nel complesso è tutto a posto. Dopo il torneo di Delray Beach avrò una decina di giorni per preparare al meglio i Master 1000 statunitensi di Indian Wells e Miami, dove ambisco ovviamente a fare bene".

Trascurando i risultati, come reputi questi primi sei tornei?

"Credo siano stati una buona esperienza. Giocare numerosi tornei maggiori di fila, fra i quali una prova del Grande Slam, non mi era mai capitato, e mi serviranno sicuramente per il futuro. A differenza di quanto i risultati dicano, credo di aver fatto delle buone cose in questi tornei, e sono sicuro che mi torneranno utili per il prosieguo della stagione".

19 febbraio 2010

QUANDO LA PASSIONE PRENDE IL SOPRAVVENTO

Luca Rovetta - Foto Flush Design
(di Marco Caldara)

Si sente spesso gente parlare della "bella vita" dei tennisti. E' innegabile che, in determinate posizioni della classifica, si guadagnano cifre che permettono di mantenersi per una vita intera con i risultati di una sola stagione, e spesso anche meno; ma bisogna anche tener conto di quei giocatori che lo fanno unicamente per passione, spesso rimettendoci anche del denaro, ma con il sogno di poter un giorno vivere con l'attività professionistica, o di salire il più possibile in classifica, per avere un po' di notorietà, o semplicemente per fare ciò che sin da bambini li ha emozionati maggiormente, facendoli innamorare di fatica, sudore, racchette e palline.

Vi proponiamo oggi la storia del bergamasco Luca Rovetta, senza dubbio uno dei migliori esempi (se non il migliore) per descrivere la vita di questo genere di giocatori. L'azzurro, classe 1986 ed attualmente con due punti ATP (best ranking 900), ha vissuto un momento difficile a livello di motivazioni, arrivando a pensare al ritiro, e perdendo una grossa quantità di denaro che, venuto a scarseggiare, l'ha obbligato a ripiegare su altre attività. Luca si è allenato per un lungo periodo a Milano, alla corte di Maurizio Riva, Gianluca Pozzi e Barbara Rossi, firmando un contratto che gli imponeva di rimanere legato al "Garden" per due anni e mezzo. Dopo qualche tempo l'orobico ha iniziato a lamentare dei problemi con lo staff, ed arrivato al punto di volersene andare non l'ha potuto fare, a causa del contratto da lui stesso trascritto. Terminato il periodo di permanenza, l'azzurro aveva ormai perso tutte le motivazioni, e praticamente abbandonato l'attività: "Ho firmato quel contratto perché non avevo alternative. Era l'unico modo per potermi allenare la, ad altri posti non ne avevo. Appena ho potuto me ne sono andato, in quanto quel posto era un disastro, mi era passata la voglia di giocare. Praticamente a Giugno me ne sono andato e ho smesso, continuando a giocare qualche torneo senza allenarmi. Da Agosto a Ottobre invece ho proprio smesso del tutto".

Ha deciso però saggiamente di riprendere, e l'ha fatto in una maniera "tutta sua", iscrivendosi personalmente, e a prorie spese, ad una palestra e iniziando ad allenarsi da solo: "Quando ho deciso di riprovarci mi sono subito organizzato bene. Ho deciso di allenarmi per tre giorni la settimana, due ore al giorno, su un campo che un'amica mi ha gentilmente messo a disposizione, e per il resto solo atletica e palestra, alla quale ho provveduto ad iscrivermi e nella quale ho lavorato sempre da solo. Nei rimanenti giorni della settimana invece ho lavorato come maestro di tennis, facendo molte lezioni private nella zona di Bergamo (in base a dove avevo i "clienti") in modo da guadagnare il più possibile".

Ultimata la preparazione Luca si è recato in Spagna per giocare il suo primo torneo dell'anno, un Future da 10.000$, ed ha subito ottenuto un preziosissimo punto ATP: "Sono andato in Spagna per giocare qualche torneo, ma purtroppo sono dovuto rientrare dopo il primo, a causa di ho un problema al ginocchio, insorto sotto la guida di Riva, che mi trascino ormai da un sacco di tempo. Andando a giocare dei match però il male aumentava sempre di più e quindi ne ho fatto uno solo. Ho iniziato le qualificazioni giocando malissimo; in quanto erano parecchi mesi che non giocavo un match ufficiale, ed in allenamento era tutto totalmente diverso: diciamo che ero un po' bloccato. Il secondo turno invece ho giocato con un russo, c'era molto freddo quel giorno, ed anche del vento, e il ginocchio mi faceva malissimo; fortunatamente mi sono salvato con il servizio e da quel momento ho iniziato a giocare sempre meglio. Una volta entrato in tabellone ho giocato con uno spagnolo, anch'egli qualificato, ed ho vinto agevolmente per 6-4 6-3, portandomi avanti sin dall'inizio ed imponendomi senza quasi nessun momento di difficoltà. Al secondo invece, ha purtroppo piovuto durante il giorno, e la temperatura si è abbassata molto, con il ginocchio che ne ha risentito: ho fatto fatica a scaldarmi bene e ad entrare bene nel match; e questo mi dispiace, perché una volta entrato ho giocato bene ed ho perso il secondo set per 7-6 fallendo anche 4 set-points in risposta".

Al momento Luca si trova fermo dal giorno del rientro dalla Spagna, in quanto non vuole sforzare il ginocchio. Fra qualche giorno avrà il responso della visita effettuata, e saprà come proseguire la stagione: "Appena avrò il responso degli esami, "sconterò" il periodo di riposo, e poi mi allenerò una decina di giorni prima di riprendere con i tornei. L'obiettivo è quello di farne ancora qualcuno prima dell'inizio della Serie B, che giocherò presso il TC Lombardo, per poi cercare di prender parte a più eventi possibili nel corso dell'estate".

Non ci resta che augurare a Luca un grosso in bocca al lupo!

17 febbraio 2010

NON E' MAI TROPPO TARDI - INTERVISTA A STOPPINI

Andrea Stoppini - Foto Antonio Milesi

Di Marco Caldara
- 16 Febbraio 2010
Video intervista realizzata ieri per il sito www.tennis.it


Trenta primavere sulle spalle e ancora tanta voglia di viaggiare e mettersi in gioco. Con queste semplici parole potremmo spiegare l'intera mentalità tennistica di Andrea Stoppini, uno dei "nostri" veterani nel circuito mondiale. Il trentino si è confidato ai microfoni di Tennis.it, spiegando quello che è sin qui stato, e quello che sarà, il suo 2010, ed analizzando aspetti positivi e negativi di ben 12 anni di attività professionistica. Ci ha inoltre parlato del suo stato di forma, e di ciò che a suo modo di vedere non è funzionato nei primi cinque tornei stagionali, che l'hanno visto vincere solo due incontri, e non spingersi mai oltre il secondo turno di nessuno dei tabelloni ai quali ha preso parte..

10 febbraio 2010

LITUANO D'ITALIA

Laurynas Grigelis - Foto Moreno Faina

E' con grande piacere che quest'oggi ospitiamo su Tennis Maschile.com l'amico Riccardo Bisti di TennisBest.com e TENNIS MAGAZINE, in questi giorni a Bergamo in qualità di addetto stampa del torneo Challenger. Riccardo ci guida alla scoperta di Laurynas Grigelis, con un' intervista nata da un' idea comune, e portata avanti dal più 'avvezzo' dei due.

Da Bergamo, Riccardo Bisti - 10 Febbraio 2010
Articolo apparso sul sito www.tennisbest.com

Sarà per il cibo o forse per il clima, chissà. E' però un dato di fatto che molti tennisti stranieri scelgono l'Italia come base per sviluppare la loro carriera. Il più noto è Andrey Golubev, top 100 kazako residente a Bra. Ma c’è un nome nuovo all'orizzonte: si tratta di Laurynas Grigelis, lituano nato a Klaipeda (terza città più importante del paese) il 14 Agosto 1991. Laurynas è dunque “nato” lituano e non sovietico, giacché il paese si è proclamato indipendente nel 1990 (fu la prima Repubblica a staccarsi dall’Unione Sovietica). Laurynas ha preso in mano la prima racchetta all'età di 6 anni, ma per un lungo periodo ha giocato 2-3 volte alla settimana, conducendo una vita del tutto simile a quella dei coetanei. “Poi si sono accorti delle mie potenzialità e ho iniziato a giocare più seriamente”. E così è arrivato il primo contatto con l’Italia, poi tramutatosi in una vera e propria migrazione. Oggi vive a Bergamo con i genitori e si allena presso il Tennis Club Brusaporto con il supporto dell’organizzazione “Future Talent”. Ma le tappe ce le racconta direttamente lui: “Venni la prima volta a Cividino all’età di 12 anni, accompagnato dalla mia allenatrice, di nome Povilionine, e rimasi una ventina di giorni. Poi tornai in Lituania e smisi di lavorare con lei perché iniziò ad occuparsi di altri giocatori. Allora mandai un po’ di e-mail in Italia e in Inghilterra. A Cividino furono ben contenti di accogliermi”. Papà Stanislovas e mamma Aukse hanno deciso di supportarlo. “Si, al punto che si sono trasferiti con me. Infatti li ringrazio per il loro supporto. Come ringrazio anche la Future Talent che crede in me e mi sta supportando in ogni modo”.

Sorpresa del torneo
Grigelis è uno dei personaggi degli Internazionali di Bergamo (42.500€, Play-It). Entrato in tabellone grazie ad una wild card, ha infilato la sorpresa del torneo battendo Uladzmir Ignatik, numero 1 di Bielorussia e prossimo avversario dell’Italia in Coppa Davis. I risultati di fine 2009 autorizzavano l’Italtennis ad un minimo di preoccupazione, svanita dopo averlo visto all’opera. Tennista muscolare, dotato di due buoni fondamentali ma nulla di più. Resta da capire quanto abbia influito l’ottima prestazione di Grigelis, accompagnato dal suo staff al gran completo. “Della mia prestazione mi è piaciuto l’atteggiamento” dice “Grigio” “Ho lottato punto su punto. All’inizio ero molto emozionato, ma è passata quasi subito”. “E’ vero, era molto teso, per lui è una situazione nuova” interviene coach William Rota, che lo segue a Brusaporto in un team di cui fanno parte anche Andrea Stoppini, Andrea Falgheri e Filip Prpic. Allora gli chiediamo che tipo di giocatore ha tra le mani. “Laurynas è un giocatore adatto alle superfici veloci. E’ dotato di un buon servizio, deve sfruttarlo di più. Ha due buoni fondamentali, colpi pesanti…insomma, un tennis moderno. Certamente deve migliorare in tante situazioni”. A noi è piaciuto sia per il tennis (davvero elegante il movimento del servizio) che per l’atteggiamento: perso il primo set al tie break, in una situazione così emotiva, contro un avversario più esperto, in molti avrebbero mollato. Lui ha finito addirittura dominando. E oggi, nel secondo match a partire dalle 10 se la vedrà con Roman Valent, proveniente dalle qualificazioni. Un match possibile. “Ma per me è indifferente l’avversario, a questi livelli sono tutti forti”.

Laurynas, ci sono poche tracce di te a livello juniores. Come mai?
In realtà a livello Under 14 ed Under 16 ho giocato abbastanza. A 14 anni sono stato tra i primi 20 nella classifica ETA, poi tra gli Under 16 numero 3. Tra gli Under 18 ho giocato qualche torneo, ma poi ho preferito buttarmi nel circuito dei professionisti. Volevo fare esperienza il prima possibile. Certamente mi sarebbe piaciuto giocare qualche Slam, il mio preferito è Wimbledon, però non ho rimpianti in questo senso.

Che tipo di programmazione svolgerai?
Nell’immediato potrei andare a firmare per le qualificazioni di Marsiglia o del challenger di Belgrado. Poi c’è un impegno importante: giocheremo in Coppa Davis contro la Gran Bretagna priva di Andy Murray. Penso sia un match fattibile, anche perché il nostro numero 1 è Ricardas Berankis, altro giovane in ascesa. Certamente abbiamo la panchina un po’ corta, visto che in classifica ATP siamo solo tre lituani. Poi vedremo: certamente più challenger rispetto all'anno scorso. Il mio coach dice che dovrò anche "meritarmi" di giocare certi tornei.

Dove giocherete in Coppa Davis? Il tennis è seguito in Lituania?
Giocheremo a Vilnius (la capitale, ndr) sul sintetico indoor in un palazzetto con circa 3.000 spettatori di capienza. Il tennis è abbastanza seguito, c’è interesse sia da parte dei giornali che della TV.

Torni spesso nel tuo paese natale?
In realtà non troppo. Capita in occasione di impegni come questo oppure scolastici (Laurynas è iscritto all’ultimo anno di scuola superiore e sta per prendere il diploma. Ovviamente studia a distanza, ndr). Altrimenti qualche volta in vacanza.

Quali sono, secondo te, i giovani più interessanti del circuito?
Ce ne sono tanti. Così su due piedi direi Ryan Harrison, Yuri Bhambri, Grigor Dimitrov, lo stesso Berankis, Bernard Tomic. Però non ho ancora giocato contro nessuno di loro. Il più forte che ho incontrato? Direi il polacco Jarzy Janowicz. In assoluto, il giocatore più forte che ho affrontato è Benjamin Becker.

Domanda d’obbligo per un ragazzo come te. Il tuo sogno?
Mi piacerebbe entrare tra i primi 10 al mondo e giocare e vincere un torneo del Grande Slam. Speriamo.

Anticipiamo il sito ATP, che a breve ti farà questa domanda per inserirla nella tua scheda. Cosa ti piace fare fuori dal campo?
Hobby molto comuni: mi piace guardare film, ascoltare musica ed apprezzo il calcio. Sono un tifoso interista...

28 dicembre 2009

30 SCAMBI CON... ANDREAS SEPPI

In occasione di un'esibizione con Fabio Fognini che ha avuto luogo a Palazzolo sull' Oglio (Brescia), Marco ha raggiunto, per TENNIS MASCHILE.com, l'altoatesino Andreas Seppi, numero uno d'Italia, porgendogli 'a video' le domande del nostro 'Trenta scambi con...'.



(di Marco Caldara)

Vi riportiamo sotto domande e risposte in quanto la voce
di Andreas potrebbe non essere molto chiara in alcune parti della nostra intervista.

Nome: Andreas.
Cognome: Seppi.
Anni: 25.
Città Natale: Caldaro (Bolzano).
Best Ranking: 27.
Sei fidanzato: Si.
Coach: Massimo Sartori.
Che racchetta usi: Pro Kennex.
Per quale società sei tesserato: Capri Sports Academy.
Il tuo colpo migliore: Diritto, ma ultimamente anche il rovescio.
Quale invece cambieresti: Servizio.
Per quale motivo? Per ottenere più punti diretti da quel colpo.
.
Il posto più bello dove hai giocato? Mi piace molto Melbourne.
Ed il più brutto? Direi dei Satelliti in Portogallo ad inizio carriera, quando ancora non si aveva una certa stabilità economica.
Miglior giocatore affrontato in carriera: Federer.
Migliore giocatore battuto in carriera: Nadal.
Peggiore compagno di doppio: Vagnozzi.
Dove ti schieri politicamente: Destra.
Miglior amico italiano del circuito: Simone Bolelli.
Miglior amico straniero nel circuito: Con Federer ci sto volentieri.
Con chi non divideresti mai una stanza d'hotel: Ne ho divise molte con Vagnozzi, ci siamo anche divertiti molto, ma è troppo disordinato!
.

Hai la patente: Si Presa al primo tentativo: Si.
Mai provato sostanza stupefacenti: No.
Cosa fai la sera durante i tornei: Dipende dal giorno dopo, se devo giocare o meno. Comunque di solito guardo qualche film, ascolto la musica. Niente di che.
Favorevole all'aborto: Si e no, dipende dai casi.
Favorevole all'eutanasia: Anche li dipende. Bisognerebbe vedere come uno la vive, se ci sta male, bene, e via dicendo.
Cosa non ti piace del tuo lavoro: La noiosa preparazione invernale.
TEST INGLESE, Il gatto è sopra il tavolo: The cat is over the table.
A cosa ambivi ad inizio carriera: Il sogno di tutti penso sia quello di entrare nei primi 100 giocatori del mondo, poi vengono i top 10.
E sei soddisfatto di dove sei arrivato: Non ancora. Spero di far meglio.
E per finire, un saluto agli amici di TennisMaschile.com: Spero continuiate a seguirmi in quanto prima poi vincerò anch'io qualcosa di grande.

RICORDO, A CHI VOLESSE SEGUIRE LE PUNTATE PRECEDENTI DI '30 SCAMBI CON...', CHE LE PUÒ TROVARE A QUESTO INDIRIZZO.

24 dicembre 2009

Daniele Giorgini: 'Ho ancora molto da far vedere'

Foto Moreno Faina
(di Marco Caldara)

Prima il grosso scivolone in classifica a causa di un grave problema al ginocchio, e poi, nonostante una programmazione forse poco rischiosa, ma in fondo giusta, la risalita. Con pochissimi punti da difendere e nulla da perdere si è limitato a fare il suo, senza esagerare in esuberanza, ed alla fine ne è uscito vittorioso; con un 2009 decisamente positivo, e soprattutto senza problemi fisici (la sua 'tegola' in passato), che l'ha avvicinato al suo best ranking (293) raggiunto oltre 5 anni or sono.

Uno dei migliori azzurri di questo 2009 è stato senza dubbio il marchigiano Daniele Giorgini (nella foto), capace di scalare oltre 700 posizioni nel corso della stagione, e di portarsi sul gradino numero 353 del ranking dopo essere stato 1059 la prima settimana di Febbraio. Uno dei più grandi balzi avanti in classifica della stagione, ma sicuramente il più importante, quello del tennista di San Benedetto del Tronto, in grado di vincere due Futures, raggiungere due finali, due quarti Challenger e vari altri piazzamenti.

Da sempre uno dei migliori amici di TENNIS MASCHILE.com (frequenti sono state le interviste durante il suo 'rientro' a tutti gli effetti nel circuito), Daniele si è reso come sempre disponibile per un'intervista, nella quale ci ha confidato di non essere affatto soddisfatto di dove è arrivato fin ora, e di aver ancora molto da dire nel mondo del tennis.

Grande stagione la tua, con 2 vittorie ITF, due finali, vari piazzamenti e anche qualche affermazione a livello Challenger. Culminata poi con il titolo della Serie A1 con Capri vinto da protagonista. Te lo saresti aspettato ad inizio anno?
'La stagione è andata bene, non ho certamente di che lamentarmi. Ad inizio anno ero fuori dai primi 1000 a causa dell' infortunio, e ora sono intorno ai 350. A dire la verità un po' questa risalita me la sarei aspettata, ma non immaginavo di certo potesse essere così dura. Anche la Serie A è stata una bella soddisfazione, un ambiente bellissimo al Capri Sports Academy e il mio primo scudetto giocato, dopoché nella passata stagione, a causa appunto dell'infortunio ,non ero mai potuto scendere in campo'.

Quali sono i match giocati meglio, da cui ripartire per il 2010?
'Il torneo dove ho giocato meglio penso sia stato il Challenger di San Remo, nel quale partendo dalle qualificazioni ho perso solo nei quarti di finale da Bracciali, battendo giocatori importanti per la mia classifica, come Di Mauro, Tenconi, Fabbiano e Westerhof'.

Il livello di gioco c 'è sempre stato, quest'anno però hai trovato anche una buona condizione fisica e continuità, sei soddisfatto dei progressi fatti?
'E' vero, ho sempre avuto un buon livello di gioco, ma vuoi per un motivo vuoi per un altro ho sempre faticato ad esprimerlo. Fisicamente ora sto bene e riesco finalmente a gestirmi meglio dal punto di vista fisico. Sono cresciuto però molto sul piano mentale; e nonostante senta di essere maturato ritengo che si possa lavorare e migliorare ancora molto'.

Non hai giocato mai sul cemento per i risaputi problemi al ginocchio; però a Bra hai giocato degli ottimi match, soprattutto con Torresi, sconfitto nettamente dopo che due mesi prima ti batté sulla 'tua' terra. Hai la convinzione di far bene anche sul duro? L'hanno prossimo ci giocherai di più?
'Va detto che le superfici veloci mi sono sempre piaciute meno rispetto alla terra; ma è una cosa piuttosto normale, in quanto sono cresciuto sul rosso. Credo però di poter dire la mia ad un certo livello anche sul duro. Il prossima anno, talvolta, vi giocherò'.

Come stai lavorando nella preparazione?
'Come preparazione sono ancora decisamente indietro. Subito dopo la serie A ho avuto la febbre per dieci giorni consecutivi e non mi sono potuto allenare bene; in poche parole devo ancora iniziare; anche se fisicamente mi sento bene. Il ginocchio fortunatamente è ormai niente'altro che un brutto ricordo'.

A livello di programmazione, come pensi che imposterai il 2010? Tenterai spesso anche le qualificazioni dei tornei ATP??
'Come programmazione cercherò di giocare il più possibile tornei Challenger e perché no anche qualche qualificazione dei tornei maggiori. Ovviamente molto dipenderà dalla stato di forma in quel momento e da altri fattori. Il mio programma sarà sicuramente basato sulla terra, ma farò appunto anche dei tornei sul duro, quando il periodo lo richiederà'.

Ora sei numero 353 della classifica, ma sappiamo che il livello del tuo tennis vale sicuramente di più. Quali obiettivi ti poni per la prossima stagione??
'Obiettivi??? No grazie, non me li voglio porre; anche per un fatto scaramantico. A parte gli scherzi, l'unica cosa alla quale ambisco è quella di dare il massimo durante tutta la stagione e la continuità sarà l'unica cosa che mi imporrò nel 2010'.

Ormai, anche se ancora non hai raggiunto il massimo di te stesso, non sei più un novellino del circuito. A 25 anni, qual'è il tuo sogno legato al mondo del tennis? Cosa ti manca ancora per ritenerti soddisfatto di ciò che hai raggiunto nell'arco della tua carriera??
'Eh già, ho 25 anni e il tempo è volato. Non mi sento più un giovincello e credo di essere ormai abbastanza maturo; anche se c'è ancora tanto da migliorare pure sotto quel punto di vista. Non mi sento assolutamente realizzato, vuoi per colpa mia, di altre persone, o degli infortuni che ho subito. Penso di dover assolutamente riuscire ad esprimere il mio livello di gioco; in quanto ho ancora tanto da far vedere. Molti giocatori sono venuti fuori tardi rispetto a ciò che ci si aspettava, e potrei essere uno di questi; quindi abbiate pazienza!!!!!! (ride, ndr). Quando smetterò non escludo il fatto di poter insegnare, mi piace, ma per ora ho ben altro a cui pensare!!!'

14 dicembre 2009

Andreas Seppi: 'Al lavoro per un grande 2010'

Foto Getty Images/Giulio Gabbanini
(di Marco Caldara)

In occasione di un' esibizione con Fabio Fognini, che ha avuto atto Sabato pomeriggio all' Accedemia Tennis Vavassori di Palazzolo sull'Oglio (Brescia), abbiamo avuto l'occasione di scambiare due parole con il numero uno d'Italia
Andreas Seppi, con il quale già a Bra ci eravamo accordati per un'intervista, che poi non si era più fatta per mancanza di tempo. Eccovi una parte della lunga chiacchierata con l'altoatesino:

Eccoci Andreas. Partiamo con un giudizio al tuo 2009.
'Ho avuto un'inizio non facile, perché ho affrontato molti giocatori davvero forti. Giocavo un buon tennis, ma i risultati non arrivavano. Ho faticato e non ho vinto due match consecutivi nello stesso torneo sino a Belgrado. Sono cresciuto da Wimbledon in poi, facendo terzo turno li, semifinale a Umago e vincendo San Marino. Sono stati senza dubbio questi ultimi due i tornei nel complesso migliori. Poi sono calato abbastanza nella trasferta statunitense, per poi riprendere a giocare un buon tennis nei tornei indoor europei, come Basilea e Bercy. Tennisticamente sono cresciuto, in quanto giocare con i big, come Nadal, Federer, Djokovic, Murray etc.. mi è servito a imparare varie cose; però sono mancati dei risultati importanti, ed è questo che pesa'.

Volendo andare nel dettaglio, cosa non ha funzionato?
'Dopo i primi mesi mi è mancata un po' di convinzione nei miei mezzi, che per me è sempre fondamentale. Ho perso molte partite, e questo mi ha tolto tranquillità, anche se a sprazzi ho continuato a giocare bene'.

In quale torneo stagionale hai espresso il tuo miglior tennis?
'Ho giocato bene a Madrid, Wimbledon, ed anche con Verdasco a Parigi. La sfida con Blake è stata una delle vittorie più importanti della stagione, e ha un suo perché. Sono entrato in campo convinto di poterlo battere, aggressivo, pensavo poco al punto singolo o al contesto, il mio obiettivo era la vittoria, sono riuscito a rimanere tranquillo e giocare sciolto e alla fine mi è andata bene. Con i top player invece, come Roger o Nadal, entro spesso in campo un po' troppo 'battuto', e ciò finisce per aggravare ancor di più la situazione. In questi match non ho quasi mai giocato male, ma nei punti importanti mi lascio prendere un po' troppo dalla tensione e li perdo spesso. Poi come detto per me è fondamentale la fiducia, e si acquisisce solo vincendo match importanti, e io nel 2009 ne ho vinti davvero pochi'.

Ci eravamo lasciati il giorno prima della tua seconda trasferta USA, e partivi speranzoso per Cincinnati. Invece non è andata come ti saresti aspettato. Esatto?
'Si. Sono partito per gli Stati Uniti sentendomi bene, e con buone aspettative; cercavo di migliorare la prima parte di stagione. A Cincinnati ho giocato un buon match con Nadal, perdendo 7-6 7-6, ma i punti decisivi non li ho mai fatti, e anche giocando a un buon livello ho perso in due set. A New Haven con Verdasco ero avanti 5-2 nel primo set, poi lui è cresciuto, io mi sono un po' spaventato, andando sotto e non riprendendolo più. Mi manca sempre quel qualcosa in più, e stiamo lavorando per ottenerlo. A New York invece ho giocato davvero male: la sfida con Kohlschreiber credo sia stata la peggiore della stagione. Sono entrato in campo e dopo poco mi son trovato 06 02 senza capire assolutamente nulla. Poi ho provato a rientrare ma lui ormai aveva preso il largo. Ci sono rimasto male dopo quell'incontro; davvero tanta delusione. Una cosa più o meno simile mi era capitata al Roland Garros, con Maximo Gonzalez. Li però comunque io giocai un match discreto, e lui fu bravo nel cogliere le occasioni e fare meglio di me. Con Kohlschreiber invece è stato un match quasi inspiegabile. Poi dopo gli USA ho giocato la Coppa Davis nella quale però non sono stato bene, e quindi ho deciso di fermarmi subito dopo, rinunciando alla trasferta asiatica. Ho fatto quasi un mese senza match ufficiali, e questo ha pesato negli ultimi tornei.

Ora su cosa stai lavorando in particolare?
'Ho appena terminato la parte di 'carico' fisico e atletico (corsa/palestra) ed ora mi sto dedicando all'aspetto puramente tennistico. Con il mio coach Massimo Sartori sto cercando di lavorare prevalentemente su servizio e risposta; più o meno ciò su cui abbiamo lavorato nel 2008, ma senza ottenere i risultati sperati. Poi stiamo cercando di migliorare ancora il back, anche se credo sia cresciuto molto ultimamente'.


Mancano tre settimane all'inizio della prossima stagione. La tua programmazione è nota; non cambierai nulla rispetto al 2008?
Io inizierò da Doha e poi andrò a Sidney, come ho sempre fatto. Poi giocherò gli Australian Open, e a seguire tutti i tornei 'soliti', come la passata stagione. Al momento penso che salterò Zagabria, ma non ne sono sicuro. Devo cercare di giocare meno tornei, e rendere al meglio in quelli di maggiore importanza. Il livello per potercela fare credo di averlo, devo solo riuscirci.

Ti sei posto degli obiettivi per l'anno venturo?
'Sono due anni che sto cercando di non pormi obiettivi in quanto spesso è controproducente. Per farti un esempio. L'anno in cui feci finale a Gstaad ero scivolato fuori dai 100, perché mi ero posto l'obiettivo di approdare nei top50, e quando mi avvicinai al traguardo non pensai più a imporre il mio gioco e migliorare il mio livello, ma solo a vincere più partite possibile per sfondare il 'muro'. Avere degli obiettivi è necessario, ma se diventa un problema è meglio evitare; ed è per questo che cerco di non pensarci. Io gioco torneo dopo torneo. L'importante è allenarsi sempre nella maniera corretta, cercando di non farsi male e di rendere al meglio negli appuntamenti migliori'.

Sei spesso criticato da molte persone, a mio parere poco coerenti, sul tuo atteggiamento a volte troppo tranquillo in campo, e su alcuni match persi un po' ingenuamente. Ti senti di dover dire qualcosa in tua 'difesa'?
'E' vero; ogni tanto perdo dei match davvero in maniera pessima. Citavo prima quello con Kohlschreiber, che è senza dubbio il 'sunto' di tutto questo; ma anche la sconfitta con Gabashvili ad Amburgo non ne va tanto lontano. Io sono un giocatore che ha bisogno di una grossa quantità di fiducia e di prendere il ritmo del match. Per rendere bene devo sempre essere al 100%, ed è quindi automatico che, se qualcosa va male, finisco per fornire brutte prestazioni. Un mio grosso problema inoltre, è che faccio molta fatica ad entrare nel match, e spesso mi 'sveglio' troppo tardi. Devo cercare di lavorare sulla continuità, e come detto prima cercare di giocare meno e rendere di più; non come quest'anno che ho dovuto giocare moltissimi tornei per cercare di aver qualche chances in più'.

E per concludere, un commento sulla tua Serie A?
'La Serie A1 mi piace. E' una buona manifestazione, che inoltre mi permette di giocare dei match ad alto livello, dei match seri, in un periodo di preparazione e di grossi carichi fisici, in modo da 'staccare' un paio di giorni da questo lavoro e poter verificare settimana dopo settimana il mio grado di condizione. Ovviamente quando si scende in campo si cerca sempre di fare il meglio, e a noi del Capri Sports Academy quest'anno è riuscito nel migliore dei modi. La vittoria è sempre ambita, ed è arrivata'.

Un calorosa ringraziamento all'azzurro, sempre molto disponibile e simpatico ai microfoni di TENNIS MASCHILE.com!

11 dicembre 2009

Intervista a Paolo Lorenzi: 'Punto a entrare nei top 50'

Foto Giulio Gabbanini
(di Marco Caldara)

In occasione della final four di Bra abbiamo finalmente incontrato Paolo Lorenzi, il miglior azzurro del 2009, che con la cordialità e la simpatia che lo c
ontraddistiguono si è reso disponibile per una lunga chiacchierata ai 'microfoni' di TENNIS MASCHILE.com. Eccovene una parte:

Innanzitutto Paolo, un giudizio a questa favolosa stagione?
'E' stata senza dubbio la migliore della mia carriera. Sono partito giocando Futures, ed ora gioco tornei ATP in tabellone e ho un posto per l'Australian Open. Arrivare 84 del mondo è stato un traguardo assolutamente inaspettato; il mio obiettivo era entrare nei primi 150 del mondo, e l'ho ampiamente superato. Ho giocato quasi solo tornei Challenger e le qualificazioni degli Slam, con la sconfitta al turno finale del Roland Garros con Bozoljac che ancora si fa sentire. E pensare che quest'anno i Challenger davano anche meno punti, quindi era ancora più difficile. Se consideriamo anche la serie a francese ho giocato circa 100 match nel 2009, e mi sono divertito un sacco. Man mano che giocavo continuavo a prendere fiducia, e ci prendevo gusto nel giocare'.

Fenomenale scalata la tua, come avete lavorato day by day?
'Abbiamo lavorato principalmente sull’aggressività; che comporta quindi il servizio, e la ricerca di prendersi il punto scendendo a rete. Ci stiamo ancora lavorando perché non mi riesce sempre nel migliore dei modi. Poi ad inizio anno ho giocato quasi sempre sul veloce quindi quel genere di tennis serviva maggiormente ed è più facile essere aggressivi. Abbiamo cercato di tagliare meglio il campo, e tutto sommato di fare ciò che facevo prima ma a livello più alto, lavorando sul back, e cercando qualche variazione in più. Sulla terra invece ho ripreso qualche schema vecchia maniera. Ora sto lavorando principalmente su servizio e diritto'.

Qual'è stata a tuo parere la chiave dei tuoi successi?
'Devo subito dire che il prossimo anno sarà molto difficile trovare continuità, in quanto giocando tornei molto più grossi è molto più dura. E' stata proprio la continuità la mia maggiore qualità. Da Reggio Emilia in poi ho giocato bene per qualche settimana; e poi ho dato il meglio verso fine anno, giocando bene a Tarragona, dove trovando Andujar al primo turno pensavo di uscire subito, memore della sua facile vittoria ad Orbetello; ed anche in serie a, italiana e francese, nella quale ho battuto Santoro, e vinto facile con Ascione. Devo dire che dopo New York, dove con Olaso ho perso uno dei match più brutti dell'anno, sono andato in crescendo'.

Quando hai capito che questa era forse la stagione della svolta?
'Senza dubbio a Rijeka. Sono arrivato la dopo aver vinto Reggio Emilia, e non pensavo di potercela fare. Ero rimasto da solo, ed ho vinto semifinale e finale giocando benissimo; è li che la mia stagione è svoltata'.

A fine anno hai poi giocato a Lione, quali sono le principali differenza riscontrare con i tornei Challenger?
'Non ho avuto modo di prendere confidenza con il torneo di Lione in quanto sono arrivato Lunedì perché Domenica avevo la Serie A, ho dormito, giocato, e poi sono tornato subito a casa. Avrò modo di adattarmi nella prossima stagione. Comunque si viene trattati molto meglio, e l'accoglienza è sicuramente migliore'.

Hai ottenuto risultati sia sul cemento che sulla terra, quale superficie prediligi?
'Io a casa mi alleno solo sulla terra e quindi mi risulta normale prediligerla, ma sinceramente non trovo troppa differenza. L'importante è che si giochi all'aperto, poi mi basta qualche giorno di allenamento per rendere al meglio su entrambe. E' indoor che ancora faccio fatica, non mi piace. Tutti giocano bene li; è secondo me più facile giocare. Io invece amo usare spesso una palla più 'alta'; mentre indoor giocano tutti più basso, e i miei schemi mi aiutano meno. Però ora che servo meglio con un po' di allenamento penso di poter dire la mia anche li. L'erba invece è strana: tutti gli anni vado sull'erba e sono soddisfatto perché mi sembra di giocare bene, però non vinco mai una partita. Evidentemente la mia idea di giocare bene sull'erba è un po' sbagliata (ride, ndr)'.

Parliamo ora della stagione in arrivo, come la imposterai?
'Io inizierò a Doha, e poi mi sposterò a Auckland, entrambi tornei in preparazione agli Australian Open. Poi giocherò appunto a Melbourne, e al momento penso che dall'Australia mi trasferirò direttamente in sud america, per giocare i tornei sul rosso: Santiago, Buenos Aires e Acapulco. Fino a Parigi, anche ottenendo scarsi risultati dovrei riuscire a rimanere nei top100, quindi giocherò solo tornei maggiori. Mi piacerebbe guadagnare ancora qualche punto per poter entrare nei tabelloni di Miami e Indian Wells. Ritengo che i top 20 siano di un altro altro livello, mentre con tutti gli altri credo di potermela giocare'.

Quindi avrai un obiettivo piuttosto alto per il 2010?

'Si. Io e il mio allenatore puntiamo ad andare sotto i 50. Forse è un po' eccessivo, ma a me piace sempre esagerare, se vuoi rimanere dove sei non ci riesci, e non va bene. Non so se riuscirò a competere a livello ATP, avendo giocato davvero pochi tornei nella mia carriera; ma quando entro in campo punto a vincere più match possibile. Devo trovare continuità, ambientarmi un attimo, magari iniziare a superare subito dei turni, fare quarti; poi si vedrà'.

Con l'ST Bassano è finita in finale, come ti sei trovato quest'anno?
'Sono sette anni che gioco per Bassano, e mi trovo benissimo. Si è creato un grandissimo rapporto, tanto che ci troviamo anche fuori dalla Serie A. Poi dopo cosi tanto tempo è bello, ci conosciamo bene coi capitani e col presidente; ed è un'esperienza sempre piacevole giocare 'per loro'.

Sappiamo che il tuo allenatore è Galoppini, ma poco altro..
'Io mi alleno come hai ben detto con Claudio, mentre il mio preparatore atletico è Stefano Giovannini. Con me si allenano altri due ragazzi, ossia Lorenzo Papasidero e Matteo Baldi. Il mio manager è Riccardo Ferretti'.

A questo punto Paolo non ci resta che ringraziarti ed augurarti un grosso un bocca al lupo per il raggiungimento dei tuoi obiettivi!
'Crepi il lupo, grazie davvero a tutti per il sostegno che mi avete fatto sentire nel corso dell'anno. Spero di potermi migliorare ancora'.

03 dicembre 2009

Erik Crepaldi si racconta a TENNIS MASCHILE.com


Erik Crepaldi, mancino classe 1990, è uno dei giocatori più simpatici ed disponibili che mi è capitato di conoscere nei vari tornei frequentati in questa stagione. Il solare tennista vercellese (nella foto - di Moreno Faina) è reduce da una stagione piuttosto sottotono sul piano dei risultati a livello internazionale, dopochè nel 2008 aveva raggiunto una semifinale, un quarto e due ottavi a livello ITF, toccando un best ranking di numero 779 della classifica ATP. L'abbiamo raggiunto per un' intervista.

Bene Erik, iniziamo con un giudizio alla tua stagione.
'Possiamo dire che il mio giudizio quest'anno si sposta verso il fuori campo piuttosto che dentro: questo perché penso che un giocatore deve essere considerato tale in toto; cioè nella sua complessità. Quest'anno i risultati a livello Futures non sono arrivati, nonostante il grande impegno e perseveranza dimostrati durante gli allenamenti. Però c'è stata una grande presa di coscienza delle proprie capacità ed una riscoperta dell'equilibrio dell'essenza della persona. Questo è un passaggio che ogni tennista deve fare, per essere e non recitare dentro il campo. Quest'anno ho avuto modo di crescere mentalmente, moralmente, eliminando tanti errori che un domani avrebbero potuto crearmi problemi rilevanti. Nel 2009 sono stato messo alla prova molte volte. Penso, anzi è una certezza, che ognuno di noi riceve un dono da Dio, ed Egli per forgiare il Dono e noi stessi, lascia che sbagliamo, inciampiamo, ma se alla fine c'è stata perseveranza, Egli ci ripaga 100 volte tanto. E questa è anche la vita, non solo lo sport'.

Ti saresti aspettato di più?
'Purtroppo tante volte ho sofferto per le vittorie che non arrivavano, sicuramente come tutti gli altri miei coetanei e atleti che cercano di intraprendere la strada dello sport come una scelta spontanea di vita. Però camminando ho capito che molte volte sono i nostri obiettivi a farci male, le nostre aspettative: che non arrivando creano in noi malumori e dispiaceri. Dicendo questo non voglio negare la necessità di porsi un obiettivo: ma richiedo anzi la capacità di trarne solo il vantaggio, cioè lo stimolo. Parlando sempre del Dono ricevuto, il compito di ogni atleta, IL VERO COMPITO, non è quello di vincere, ma di sfruttare a pieno il talento ricevuto, senza aver paura di non ottenere la vittoria, e cercando di disporre dei propri mezzi per ottenere la miglior prestazione. Questo è ciò che viene richiesto a un atleta di qualsiasi sport esso sia. Se invece non si vive cosi lo sport, la vittoria diventa come una boccata di ossigeno dopo minuti di apnea. La gioia vera è e si deve provare nel momento in cui fai la cosa che più ami al mondo, per me cioè giocare a tennis. La vittoria e la sconfitta non devono essere motivo di gioia o sconforto. Con tutto questo che ho detto non vuol dire che si deve entrare in campo da hippie, anzi, la forza di volontà deve essere sempre al top, ma se non si raggiunge l'obiettivo o la vittoria, amen, l'importante è aver dato il massimo per raggiungere la miglior prestazione'.

Quali sono stati i match nei quali hai reso meglio?
'I miei migliori match li ho giocati a Trento contro Zitko ad inizio anno, partita persa 64 al terzo, ma con un ottimo rendimento; e nella competizione a squadre, giocando particolarmente bene in varie occasioni. Ripartiremo per il 2010 concentrandoci sul passo successivo, ne uno prima, ne uno dopo'.

Cosa non è andato?
'Ci sono stati molti errori tattici derivanti da un insicurezza di base. Molte volte mi frenavo nel completare la scelta che avevo in mente, perdendo di conseguenza tempo di reazione. Essendo di natura veloce nel gioco e nei piedi, se non c'è chiarezza in mente, tutto rallenta e quindi divento uguale agli altri. Facendo così mi trovo a togliermi le armi e a combattere a mani nude con un avversario armato, la partita diventa molto complicata'.
.
Un tuo parere: su quali giovani si potrebbe contare per il futuro?
'Sinceramente non mi piace fare nomi, perchè ci sono talmente tante componenti che non si può mai sapere. Siamo un gran bel gruppo di giovani tennisti che hanno tutti voglia di emergere, quindi direi forza a tutti, nessuno escluso'.
.
Su cosa lavorerai in particolare nella preparazione invernale?
'Nella preparazione invernale lavorerò molto sul servizio e sulle voleé, poi lavorerò su un paio di schemi tattici che mi possano aiutare ad aprire bene il campo. Un altro grande lavoro lo farò fuori dal campo, cercando di aumentare la mia concentrazione e consistenza mentale'.

Dove ti stai allenando attualmente?
'Ora mi alleno nella mitica Vercelli, che tutti conoscono, allenato da mio Papà Luigi (mio maestro da sempre), e dal preparatore atletico Peppino Balocco, che posso considerare come un secondo papà perchè mi ha visto praticamente nascere e mi ha insegnato lui a correre. Con me si allenano mio fratello Maurizio nonchè mio primo sostenitore e compagno di giornate trascorse sui campi a divertirci come matti, e Marco Bella, altro bombardiere ormai conosciuto'.

Come pensi di impostare il 2010? Priorità a quale Superficie?
'Il prossimo anno cercherò di giocare prevalentemente sul veloce, chiaramente giocherò all'inizio dell'anno Futures per poi provare a giocare Challenger da meta anno in poi. Giocherò la competizione a squadre al Circolo Tennis Maglie, che milita nella serie B. Lo scorso anno abbiamo perso lo spareggio per salire in A2. Siamo una squadra di tutti giovani, quindi molto bella e affiatata, con me giocano Portaluri, Garzelli, Rubino e Volta. Chiaramente le mie trasferte saranno dispendiose in quanto saranno sempre all'estero, quindi, colgo l'occasione di chiedere se c'è qualche sponsor disponibile, ne avrei molto bisogno. Ringrazio tutti i lettori di gran cuore e auguro ogni bene per voi e per la vostra famiglia, Buon Natale!!!'

Ricambiando gli auguri di un sereno Natale all'azzurro, gli porgiamo anche un grosso in bocca al lupo, per il raggiungimento dei suoi obiettivi tennistici e non.