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17 giugno 2010

ROBIN HOOD


Di Marco Caldara e Riccardo Bisti - 23 Maggio 2010
Articolo apparso su www.tennisbest.com

Tibro è una cittadina di 8.000 abitanti, dimenticata da Dio. Si trova nel cuore della Svezia, tra i laghi Vanern e Vattern. Eppure ha dato i natali all’unico giocatore, almeno fino ad oggi, ad aver sculacciato Nadal sul campo Philippe Chatrier di Parigi. Pensi alla Svezia, alla regione dei Laghi, e ti viene un brivido di freddo solo a pensarci. Eppure Robin Soderling è fuoco sacro, caliente. Di svedese, oltre al passaporto, ha solo l’occhio ceruleo. E’ uno che non molla facilmente, il Robin Hood del Roland Garros 2009. Da bambino zampettava in bicicletta per andarsi ad allenare, da adulto è riuscito nell’impresa più difficile: diventare un campione a 25 anni, quando sembrava ormai destinato a un ruolo di immediato rincalzo ai primissimi. Outsider di lusso, ma pur sempre un outsider. Nonostante un tennis dal livello eccellente e la ricerca di un costante miglioramento, infatti, nel suo repertorio sembrava mancare qualcosa. Lo svedese veleggiava tra il numero 40 e il numero 70 del ranking ATP. Le prospettive, già minate da qualche infortunio di troppo, sembravano deboli. Qualche exploit, qualche torneucolo. Niente di più.

Grazie Magnus
La svolta è arrivata quando Robin ha deciso di cambiare coach, passando sotto la guida di Magnus Norman, suo connazionale e ex numero due del mondo. "In passato Robin ha spesso buttato via partite che avrebbe dovuto vincere. Troppi fattori condizionavano il suo rendimento, e alla lunga finiva per perdere la bussola” spiega Norman “Io ho semplicemente cercato di cambiare la sua mentalità, rendendola un punto di forza. All’inizio è stata dura, ma la settimana prima del Roland Garros è cambiato qualcosa. Robin ha capito cosa volessi veramente e ha iniziato a seguire a pieno i miei consigli, trovando una via di mezzo sulle scelte che non lo trovavano in accordo”. Come è andata a finire lo sappiamo: prima il golpe contro Nadal, una delle più grandi sorprese dell’Era Open, poi un inatteso percorso fino alla finale. Un risultato che l’ha fiondato nei primi 10 del mondo, e al quale ha saputo dare seguito, ottenendo altri successi ma soprattutto dando una sterzata totale alla mentalità, come ha ricordato anche Johan Brunstrom, doppista di buon livello: “Nell’ultimo anno Robin è migliorato mentalmente e ha imparato ad accettare che non sempre tutto va per il verso giusto: questo l’ha aiutato moltissimo".

Un guerriero che non molla mai
“Robin vive per i suoi tornei di tennis – spiega il suo vecchio coach Peter Carlsson – è sempre orientato a dare il massimo, ed è il tipico giocatore pronto a fare qualsiasi cosa per vincere un incontro”. Tesi confermata da Robert Lindstedt, suo compagno in Coppa Davis. “Robin è sicuramente la persona più legata alla competizione che abbia mai incontrato nella mia vita. La sua fame di vittoria è qualcosa di incredibile. Potete chiedere a qualunque persona che lo conosca, e tutti vi risponderanno la stessa identica cosa. E’ un guerriero di natura, un vichingo nel verso senso della parola”. Non potrebbe essere altrimenti per un giocatore che al primo torneo da professionista ha subito centrato il successo. Era il Settembre del 2001, e un Robin appena diciassettenne si imponeva nel Future svedese di Goteborg. Un vincente nato. Kalle Flygt, connazionale che lo affrontò due volte in due settimane, lo ricorda così: “Già a quell’età era evidente che fosse dotato di un gran tennis. La sua palla non era pesantissima, ma sapeva variare molto. Ma soprattutto già allora odiava perdere”. Nonostante in passato abbia mostrato un carattere spigoloso (da non dimenticare il mitico siparietto a Wimbledon con Nadal) ultimamente ha anche imparato a perdere e riconoscere i meriti dei rivali: ne è dimostrazione la premiazione del “500” di Barcellona, quando dopo la sconfitta in finale con Fernando Verdasco, arrivata dopo 3 set molto combattuti, ha chiosato: “Faccio i miei complimenti a Fernando, che oggi ha giocato molto bene e meritato questa vittoria”. E’ una delle leggi dello sport. Saper vincere è importante, ma saper perdere lo è ancora di più.

Lupo solitario ma addomesticabile
Ma come è Soderling fuori dal campo? Lo vediamo sempre così serio, concentrato, nervoso; ed invece, lontano dal terreno di gioco, Robin è completamente diverso, nonostante conservi la serietà e “chiusura” tipica dei nordici. Aprendo la sua pagina personale su Twitter si scopre che è uno dei giocatori più vicini ed affezionati ai propri fans: li tiene aggiornati di continuo sulle vicende tennistiche e non, informando sulle proprie trasferte, sui risultati e quant’altro. A giudizio di chi lo conosce però, capire la sua personalità non è affatto facile: "Non è il tipo che socializza facilmente" dice Carlsson "Bisogna prima imparare a conoscerlo, poi lo si apprezza come bravo ragazzo. Abbiamo avuto un ottimo rapporto”. Carattere forte vuol dire anche carisma: "Robin ha una personalità molto forte", afferma Norman. "Non è facile avvicinarsi a lui, ma col tempo le cose si semplificano. Ora è più aperto che in passato e il nostro rapporto è cambiato. Molto interessante anche vedere come gestisce la pressione "

I segreti di un tennis brutale
Robin è il tipico giocatore moderno, che fa dell’accoppiata servizio-diritto la sua forza, ma che può contare anche su un ottimo rovescio e una buona dimestichezza nei pressi della rete. Dotato di un tennis dalla potenza devastante, è riuscito col tempo a trovare la giusta continuità, e a ridurre al minimo le giornate negative, rischio sempre concreto per un rude picchiatore. E’ cresciuto a dismisura sul piano tattico, anche e soprattutto grazie ai consigli di Norman, uno che ha vinto al Foro Italico e giocato la finale a Parigi. "Robin è un perfezionista, lo rispetto per questo", afferma Ferguson, suo “customizzatore” personale. “Quando lo incontrai la prima volta stava tentando un sacco di mosse per rendere più confortevole l’impugnatura della propria racchetta, avvolgendo strati e strati di nastri. Dopo vari tentativi, nei quali ho capito perché Enqvist sostenesse che accontentare Soderling fosse impossibile, siamo riusciti a creare una speciale impugnatura che non cambia mai le sue dimensioni. Avreste dovuto vedere la sua felicità”. Gli rende omaggio anche Mats Wilander, ultimo svedese a vincere a Parigi e suo ex capitano di Davis: “Ha una grande fiducia nei propri mezzi e questo l’ha aiutato nei primi anni. Avrebbe potuto arrivare prima nelle posizioni che contano, ma non sempre tutto va per il verso giusto. Con Magnus è cresciuto mentalmente, e i consigli provengono dalla persona giusta. E’ pronto per vincere un grande torneo. Credo che sappia di potercela fare e penso che sia ormai giunta l’ora”. E se lo dice uno che ha vinto sette titoli del Grande Slam vale la pena crederci…

27 febbraio 2010

STRADA SPIANATA

Marin Cilic - Foto da Daylife.com

Di Marco Caldara - 28 Febbraio 2010
Articolo apparso sul portale Tennis.it

Il croato Marin Cilic, classe 1988, sembra sempre più lanciato verso la top5 mondiale, ed in questo inizio di stagione ha dato ampio sfoggio delle sue qualità. Fresco di accesso fra i primi dieci, Marin è il giocatore a vantare il maggior numero di successi stagionali fra tutti i suoi colleghi, ben 17 (a fronte di due sole sconfitte), che gli sono valsi la vittoria nei tornei di Chennai e Zagabria - il quarto e il quinto della sua vita -, la semifinale a Melbourne e i quarti a Dubai. Ha già guadagnato la bellezza di 1310 punti, che l'hanno proiettato per la prima volta in carriera sul gradino numero nove della classifica ATP, avvicinandolo notevolmente al suo coetaneo, ed eterno rivale, Juan Martin Del Potro.

Dopo aver battuto Murray allo scorso Us Open, Nadal qualche settimana dopo a Pechino, e sia Roddick che lo stesso Del Potro in Australia, Cilic ha dimostrato di aver tutte le credenziali per superare i top player, ed è quindi pronto per diventare, a sua volta, uno dei "mostri sacri" del circuito. Nel torneo di Dubai l'allievo di Bob Brett non ha sicuramente raggiunto i risultati sperati, fermandosi contro Melzer ai quarti di finale, ma avrà modo di rifarsi nei due Master 1000 statunitensi, dove andrà a caccia del primo titolo della sua giovane carriera in un torneo di tale caratura. Al termine del match perso con l'austriaco, Marin ha scambiato volentieri quattro chiacchiere con i giornalisti, che vi riportiamo di seguito:

Come ti senti rispetto allo scorso anno?
"I risultati di queste prime settimane mi han dato moltissima fiducia e consapevolezza di poter far vedere grandi cose. Sono un anno più grande e mi sento meglio sia fisicamente che sul piano del gioco. Nell'ultimo anno ho avuto molte esperienze, sia positive che negative, che mi aiuteranno nel corso della mia carriera e della vita".

Quali obiettivi ti poni per la stagione?
"Credo di avere buone possibilità di qualificarmi per le Barclays ATP World Tour Finals di Londra, per giocare nella fantastica O2 Arena. Non voglio sottovalutare nessuno, ma penso di potercela fare, anche se dipenderà anche dagli altri. Sto inoltre cercando di perfezionare il mio gioco di settimana in settimana, in modo da poter competere fino in fondo in un torneo dello Slam, la mia priorità principale".

Uno stile, il tuo, che ricorda Goran Ivanisevic, che, in assenza di Bob Brett, ha lavorato con te per tutto il torneo di Zagabria: "E 'stata una buona esperienza lavorare con Goran - spiega Marin - perché abbiamo trovato subito un buon feeling, ma credo sia una cosa normale in quanto all'inizio della mia carriera Goran era il mio idolo, e continuo a stimarlo molto, sia come persona, che come amico".

Come è nata la vostra collaborazione?
"Mi ha chiesto se mi avrebbe potuto aiutare, e l'idea mi ha subito entusiasmato. Goran quando era più giovane ha vissuto molte cose che io sto attraversando in questi mesi. Abbiamo fatto un lavoro specifico sul servizio, e credo che non ci sia persona migliore di Ivanisevic per aiutarmi in battuta, in quanto lui è uno dei migliori servitori della storia di questo sport. Mi sento di poter migliorare ancora".

21 febbraio 2010

Paolo Lorenzi: "Esperienze che torneranno utili in futuro"

Paolo Lorenzi - Foto Getty Images
(Di Marco Caldara)

Ospite illustre quest'oggi su TennisMaschile.com. Nel pomeriggio ho infatti avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con il sempre gentilissimo Paolo Lorenzi, attualmente numero 91 della classifica mondiale. Il tennista toscano, ancora a caccia della prima vittoria in carriera nel circuito maggiore (nel 2010 ha sin qui raccolto sei amare sconfitte), si trova al momento in Florida, pronto per il torneo di Delray Beach, e si è volentieri reso disponibile per una breve intervista; che vi porgiamo di seguito:

Paolo: questa vittoria non vuole arrivare. Per quale motivo?
"Beh, devo dire che comunque a Auckland mi sono qualificato, giocando un buon tennis e vincendo i primi match della stagione. In altri frangenti credo invece di essere stato un pochino sfortunato, come ad esempio nella partita persa da Schwank all' ATP di Santiago. In altre invece la causa della sconfitta è da ricondurre alle mie prestazioni, in quanto non ho sicuramente giocato bene. Questi però sono fatti che nel tennis capitano: ci sono periodi migliori e altri nei quali le cose non girano al meglio".

Ora sei a Delray Beach. Come è stato il cambio di superficie?
"Purtroppo ho fatto un solo allenamento sul cemento, in quanto a causa di alcuni problemi che ho avuto con i voli, sono arrivato solo ieri in Florida. Come già ti avevo detto l'ultima volta (intervista che potete trovare QUI, ndr), fra terra e cemento non trovo grosse differenze, ma ho bisogno di alcuni giorni per adattarmi alla superficie, cosa che qui purtroppo non accadrà, e dopo un mese di terra la cosa potrebbe rivelarsi spiacevole. Mi toccherà cercare di abituarmi nel corso del match, e Nieminen non è proprio l'ultimo arrivato".

Sul piano fisico come ti senti? E a livello di gioco?
"Ho avuto qualche piccolo problema prima di partire per la trasferta "australiana" (Doha, Auckland e Melbourne), ma adesso mi sento bene e nel complesso è tutto a posto. Dopo il torneo di Delray Beach avrò una decina di giorni per preparare al meglio i Master 1000 statunitensi di Indian Wells e Miami, dove ambisco ovviamente a fare bene".

Trascurando i risultati, come reputi questi primi sei tornei?

"Credo siano stati una buona esperienza. Giocare numerosi tornei maggiori di fila, fra i quali una prova del Grande Slam, non mi era mai capitato, e mi serviranno sicuramente per il futuro. A differenza di quanto i risultati dicano, credo di aver fatto delle buone cose in questi tornei, e sono sicuro che mi torneranno utili per il prosieguo della stagione".

10 gennaio 2010

ANNO NUOVO, KOLYA VECCHIO


Questo mio pezzo, apparso nella notte su Tennis Best (il sito della rivista Tennis Magazine) sancisce il passaggio del sottoscritto fra le file dell'importante sito web gestito da Riccardo Bisti e Lorenzo Cazzaniga, per il quale da oggi in poi lavorerò e scriverò in maniera costante, cercando di portare il mio entusiasmo e la mia passione anche in un 'loco' di tale importanza e qualità. Ovviamente, TennisMaschile.com non si fermerà qui, ed anzi, proseguirà quasi esclusivamente con interviste e dichiarazioni dei giocatori, la cosa che in questi 17 mesi di attività ha attirato maggiormente l'attenzione di Voi lettori.

Cercheremo di potenziare ulteriormente la rubrica '30 scambi con', e di proseguire con il neonato 'Blog di Uros', senza dimenticare i resoconti dei match seguiti nei tornei visitati. Per tutto ciò che riguarda quindi l'attualità e gli editoriali avrete modo di leggermi su TennisBest, e vi ricordo inoltre il Punto sui Challenger che, come di consueto, verrà redatto ogni lun
edì (a partire da domani) per Mytennis.it; mentre su TennisMaschile.com continuerete a trovare le nostre interviste, le dichiarazioni dei giocatori, e molto altro ancora. Per facilitare il tutto verrà inserita nella barra di sinistra una nuova applicazione, che vi permetterà di leggere tramite questo sito, tutti i miei 'pezzi' che appariranno anche altrove.

Foto Getty Images

Di Marco Caldara
- 10 Gennaio 2010
Articolo apparso sul sito TennisBest.com

Tutto invariato! A circa un mese di distanza dal Masters di Londra, il dominatore è ancora lui: Nikolay Davydenko. L’avevamo lasciato mentre alzava al cielo - nella spettacolare cornice dell’ O2 Arena - il trofeo del torneo di fine anno, e al primo verdetto stagionale lo troviamo nuovamente vincitore. Le importanti vittorie su Karlovic e Federer l’hanno spinto in finale, nel quale non è bastato neanche un Rafael Nadal apparentemente ritrovato - con una nuova racchetta e una buona condizione fisica - per fermarlo. Il ‘robot’ Kolya si è imposto in due ore e 43’ di gioco con il punteggio di 0-6 7-6 6-4 e due match-points cancellati, conquistando per la prima volta in carriera il titolo del ‘Qatar ExxonMobil Open’, e portando a casa di 185.850 dollari per la gioia della moglie Irina.

Che partita!
Ha sofferto, ha lottato, ha dominato, ha rimontato, ha sbagliato, ed alla fine ha vinto. Partenza decisamente pessima, con un primo set che gli ha visto conquistare soli 11 punti e zero game, fortemente condizionato dai due doppi falli sul 40-30 in secondo e quarto game (che hanno regalato break e fiducia al rivale spagnolo). Sotto 0-6 0-1, nell’ottavo game è finalmente sceso in campo anche mentalmente, e per Nadal sono iniziati i problemi. Conquistato di prepotenza il primo gioco dell’incontro – con tanto di braccia al cielo per dimostrare l’alto grado di soddisfazione – il russo ha ingranato, e poco dopo si è avvantaggiato di un break. L’ha difeso, giocando un’ottimo tennis sino al 5-4, quando un’indecisione di troppo (nonchè un doppio fallo sulla palla break) gli sono costati il 5-5. Inevitabile quindi il tie-break, anche questo ricco di colpi di scena. In grande stile ‘Kolya’ si è portato sul 4-1, ma si è poi lasciato rimontare. Un grande rovescio incrociato (arma micidiale, oggi) gli ha regalato il 5-4, e da quel momento è successa una cosa irreale. I successivi otto punti sono stati tuttimini-break, con Davydenko capace di annullare due matchpoint e spuntarla 10-8 grazie ad un perfetto rovescio lungolinea. La terza partita si è aperta con un Nadal comunque molto carico e subito avanti 3-1 con palla del doppio-break. Finita? Neanche per sogno: Nikolay, dopo lo scampato pericolo ha piazzato l’ennesimo allungo, e per Nadal non c’è stato più niente da fare. Nel sesto gioco il contro-break, e nel decimo (con il maiorchino al servizio), la vittoria.

Ventesimo titolo in carriera
Quello conquistato questo pomeriggio è il ventesimo titolo ATP per Davydenko, che nelle prossime settimane avrà tutto da guadagnare. Nel 2009, infatti, si infortunò ad un tallone durante il torneo di Chennai e fu costretto a saltare a piè pari sia il torneo di Melbourne che i primi due Master 1000 sul cemento americano, Indian Wells e Miami; e nel totale dei 18 tornei che fanno classifica ha quindi tre caselle vuote. Di conseguenza, qualsiasi risultato otterrà da oggi a fine Marzo gli sarà utile per la classifica, e non andrà a colmare nessuna "scadenza". Il quinto posto del ranking è a oltre 1500 punti, mentre per raggiungere la terza piazza (suo best ranking di sempre) avrà bisogno di altre 3400 lunghezze. Arrivarci sarà dura, ma il russo ha senza dubbio la consapevolezza di meritare quella posizione e, dopo aver battuto Federer e Nadal nello stesso torneo, per due volte consecutive, cosa riuscita al solo David Nalbandian (Djokovic e Del Potro li han battuti entrambi nello stesso evento ma per una volta sola), forse anche qualcosa di più. Tanta amarezza invece per lo sconfitto, che non vince un torneo da Roma 2009, e che mai, in questi mesi di digiuno, era arrivato così vicino al successo. La delusione potrà però essere subito colmata da un buon risultato a Melbourne, decisamente alla portata del Nadal visto quest’oggi , il quale, con una forma fisica finalmente ritrovata e colpi che sembrerebbero tornati ai loro standard, potrebbe anche riuscire nell’impresa (e che impresa!) di confermare il titolo della passata stagione.

Inversione di tendenza
C'è un dato statistico che alimenta le speranze di Davydenko: prima della Master Cup londinese, il dato sugli scontri diretti fra il russo e Roger Federer recitava 12-0 per l’elvetico, con Nikolay in grado di strappare al numero uno del mondo quattro soli set su ventotto giocati, tre dei quali nei primi tre ‘face to face’ (fra il 2002 e il 2004). Gli ultimi due incontri hanno però finalmente dato ragione a Davydenko, che pare averci preso gusto. La seconda vittoria consecutiva sul numero uno del mondo, arrivata senza eccessive difficoltà, ci lascia numerosi spunti. Vedere Federer uscire dal campo, dopo 80 minuti di gioco, senza ‘averci capito niente’, tramortito dall’aggressivo e preciso gioco d’anticipo del russo, è fatto decisamente raro. Dal 2004 ad oggi infatti, il tennista di Basilea ha perso solamente 17 volte senza vincere nemmeno un parziale, e in sole cinque occasioni (tre delle quali sulla terra battuta), ha raccolto meno game degli otto conquistati in semifinale. Ciò che stupisce maggiormente non è però il punteggio, ma il modo nel quale questo è maturato. Una partenza ad handicap di Federer, che finisce 0-3 con due break di svantaggio, e ne recupera uno solo, regala il primo set al rivale, che poi, galvanizzato dalla propria prestazione ne piazza un terzo in apertura di secondo parziale (sull’ 1-1), mantenendolo poi sino al termine della sfida, chiusa con un doppio 6-4. Un Davydenko completo ed abile, spesso inferiore solo sul piano emotivo, una fragilità che in passato gli è spesso valsa lo spiacevole appellativo di ‘tenerone’, ma che, a suon di vittorie, sta tranquillamente smentendo. Battere Federer una volta può essere un caso (Fish e Volandri ne sono testimoni), due forse (Canas e Simon); tre decisamente no. Attendiamo quindi ora il terzo successo di Nikolay sull’elvetico per dare conferma anche ai più scettici (sempre che ce ne siano ancora) del valore dello zar. Che sia forse giunto il momento di inserire il russo fra i giocatori temibili anche nei tornei del Grande Slam? Agli Australian Open l’ardua sentenza.

Brisbane e Chennai senza sorprese, Melbourne in arrivo
Tornei segnati da grande regolarità anche a Brisbane (Australia) e Chennai (India), con gli atti finali ancora da disputarsi. Nel primo si sfideranno per il titolo il numero uno del seeding Andy Roddick e il ceco Radek Stepanek, campione in carica e secondo favorito della manifestazione; mentre la finale del torneo indiano, segnato dall’eliminazione all’esordio dello svedese Robin Soderling (1), sarà fra Marin Cilic (anch’egli campione uscente), e lo svizzero Stanislas Wawrinka, terza testa di serie. Per tutti i big impegnati questa settimana vi saranno ora sette giorni di pausa in vista degli Australian Open, che scatteranno domenica prossima sui campi in Plexhicushion di Melbourne Park. Per quanto riguarda invece i giocatori azzurri, Seppi e Starace giocheranno a Sidney (entrambi con un qualificato all’esordio); mentre Fognini e Lorenzi giocheranno ad Auckland, con il secondo rimasto fuori di una sola posizione dal main draw ed obbligato quindi alle qualificazioni. Per Fabio ci sarà l’austriaco Jurgen Melzer. La settimana in arrivo prevede inoltre il torneo di qualificazione dell’Open d’Australia, al quale prenderanno parte sei giocatori di casa nostra. Il tennista con più chance di qualificarsi dovrebbe essere Flavio Cipolla, qualificatosi già nella passata stagione, quando superò pure il primo turno a spese del russo Tursunov. Senza dubbio avranno discrete possibilità anche Andrea Stoppini (anche lui qualificato nel 2009), Marco Crugnola, Riccardo Ghedin, Andrea Arnaboldi e Simone Vagnozzi, con quest’ultimo reduce dall’ottimo torneo di Noumea, dove dopo due ottimi successi su Bemelmans e Zemlja si è reso protagonista di una lunga lotta con il temibile tedesco Florian Mayer (61 ATP), terminata a favore del teutonico con il punteggio di 6-3 2-6 6-3.

28 novembre 2009

NON È FINITA FINO A QUANDO NON È FINITA

foto AP
(di Backdoor)

Quando si dice che non è finita fino a quando non è finita. Avevo iniziato a scrivere così:

“Come pre-visto. Ovvero visto in precedenza, nei tre precedenti incontri di questo Master, cioè. Roger parte male e perde il primo set. Era già successo con Verdasco, Murray e JMDP. Con Davydenko il set perduto, per Re Roger è stato all’insegna del numero quaranta: 40 % di prime di servizio in campo, 40% di punti vinti con la battuta, 40% di punti conquistati in risposta e, ovviamente, 40% dei punti complessivi.

Naturale, quindi, che Davydenko si sia aggiudicato il primo parziale col punteggio di 6-2, frutto di tre break a Rogerio.

Dal secondo set è cambiata la musica alla battuta per Federer e, anche se ha fatto una qualche fatica a conquistare il break, lo svizzero si porta a casa il parziale per 6-4. Davydenko, dal canto suo, ha tenuto bene la battuta per tre turni consecutivi ma poi, all’ottavo game il russo ha dovuto ricorrere alle magie per aggiudicarsi il game e quindi, al decimo si è arreso.

Il terzo set è come il secondo e la chiave che apre la porta alla vittoria è il servizio di Roger:
- Set1: % di prime 40; % di punti sulla prima 63; % di punti sulla seconda 25
- Set2: % di prime 73; % di punti sulla prima 84; % di punti sulla seconda 71
- Set3: % di prime _; % di punti sulla prima _; % di punti sulla seconda _”


A questo punto del match sto solo attendendo il break decisivo per completare la tabellina delle statistiche. Il punteggio dice 5-4 Rogerio servizio Davydenko e sta per iniziare l’impre-visto: Nikolay si infila nella buca dello 0-30 per ‘colpa’ di un nastro svizzero e di una magia di Federer con uno smash a rimbalzo da fondo campo in difesa sull’attacco a rete del russo. Penso: “game set and match” ma Davydenko si ribella al destino, gioca il game senza la prima palla, fa quattro punti di fila e si salva. Poi, sul 5-5 si trova sotto 40-15 e, allora, decide di giocare un brutto scherzo al sonnacchioso Roger (inquadrata Mirka che sbadiglia: forse le gemelline hanno fatto fare la nottata ai coniugi Federer): BREAK!!!!

L’ultimo game da brividi perché Davydenko sale rapido 30-0 ma non riesce a piazzare i due punti finali; Roger si guadagna col suo talento la palla del tie break. Però, oggi è il giorno del “Nessuno può battere Davydenko per la tredicesima volta di fila” e così, con un dritto incrociato da Playstation e due primi servizi robusti il russo si qualifica per la finale. Meritatamente.

Federer sotto tono, nonostante la ripresa dopo il primo set ‘chock’, ma bravo Davydenko, bravo davvero.

N. Davydenko def. R. Federer 62 46 75.

27 novembre 2009

UNO SGUARDO AL 2009: POTITO STARACE

Foto da Flickr.com

Continua con Potito Starace la serie di articoli del nostro Roberto Bontempi che, con cadenza settimanale, analizza per TENNIS MASCHILE.com le stagioni dei primi 10 giocatori azzurri nella classifica mondiale.

(di Roberto Bontempi)

Trovare Starace tra i primi cento tennisti del mondo (precisamente numero 63) per il quarto anno consecutivo fa piacere, oltre che per la cosa in sé, per il modo in cui Potito, a ventotto anni e con un best-ranking numero 27 alle spalle, dimostra di non aver perso la voglia di lavorare e migliorare il suo tennis. Chi ha avuto modo di vederlo giocare, infatti, converrà con me che il tennista campano ha migliorato il rovescio e la tenuta atletica e che, proprio in quest’ultima stagione, sia stato in grado di esprimere, a tratti, il miglior tennis della carriera. Un bell’esempio per i nostri ragazzi più giovani.

Ma vediamo un po’ di numeri. Potito ha preso parte a 33 eventi ufficiali tra cui i 4 Slam, 4 Master 1000, 16 ATP, le due sfide azzurre di Davis e 7 challenger disputando, in totale, 75 incontri, vincendone 44 e perdendone 31 (questo il dettaglio: ATP, Davis, Slam 16-24; quali 8-1; challenger 20-6). Come si può notare è nei tornei Challenger sulla terra che Starace ha colto i migliori risultati dell’anno, in particolare la vittoria a Torino, le finali a Lugano e San Marino e la semi a Prostejov. Va premesso, infatti, che il giocatore di Cervinara predilige di gran lunga il mattone rosso a qualsiasi altra superficie ed imposta gran parte della sua programmazione sulla terra (quasi il 75% degli appuntamenti cui ha preso parte) sacrificando gran parte della preparazione di tornei importanti, ad esempio, Wimbledon e US Open, a vantaggio di appuntamenti minori sul rosso. Bisogna aggiungere che, anche se questo sembrerà a molti poco ambizioso, i risultati sembrano essere dalla sua parte.

A livello ATP il miglior piazzamento sono stati i quarti di finale raggiunti a Monaco, dove si è ritirato contro il tedesco Brands, ma, anche se in termini di punti sono stati poco generosi, vanno segnalati anche i secondi turni di Bastad e Amburgo, ottenuti dopo aver superato tre match di quali, e il terzo turno di Barcellona, dove Potito ha ottenuto il più prestigioso scalpo della stagione superando lo svedese Robin Soderling, che un paio di settimane dopo sarebbe stato finalista a Parigi dopo l’impronosticabile successo su Nadal.

Proprio al Roland Garros e, incredibile a dirsi, a Wimbledon, Starace ha probabilmente espresso la più alta qualità di gioco di tutto il suo 2009. A Parigi, dove nel 2004 si era fatto conoscere al grande pubblico guadagnandosi gli ottavi di finale e giocando un match epico contro Safin, l’azzurro, dopo aver approfittato del ritiro di Zverev, ha incrociato la racchetta al secondo turno con Andy Murray allora fresco numero 3. Potito, sulla situazione di un set pari, si è trovato in vantaggio per 5-1 nel terzo parziale giocando in maniera fantastica, prima di subire la rimonta dello scozzese e cedere, senza mai mollare, in quattro partite. Sull’erba dei Championships non c’erano precedenti positivi cui appellarsi, per questo, forse, il superbo match disputato da Starace al secondo turno contro il favoritissimo Stepanek ha un sapore ancora più dolce. Questa volta Potito, attaccando e rispondendo colpo su colpo alle invenzioni dell’avversario, si spingerà addirittura fino al quinto set prima di cedere 6-3 ad un rivale certo più adattabile di lui ai prati.

Per finire, non possiamo non citare i due appuntamenti di Davis, in particolare quello di settembre a Genova dove, (ahilui e ahinoi!) il campano ha fatto il possibile per ostacolare, invano, la classe del numero uno di tutti i tempi, re Roger Federer, autore di una prestazione sublime che, ne siamo certi, neanche il buon Poto dimenticherà.

Non so quali ambizioni abbia ancora Starace, certo è che sul suo talento e sui suoi risultati sulla terra, gli appassionati italiani potranno ancora contare per diverse stagioni. Ne abbiamo ancora bisogno.

CHI VOLESSE LEGGERE I DUE PRECEDENTI PROFILI TRACCIATI DA ROBERTO LI PUÒ TROVARE A QUESTO INDIRIZZO.

DELPO RENDE OMAGGIO AL RE

foto Getty Images
(di Backdoor)

Non posso non iniziare dagli errori di JMDP nel tiebreak del secondo set quando, avanti 5 punti a 4 e servizio, l’argentino ha messo in rete la palla che lo avrebbe portato al doppio match point; e che avrebbe in pratica significato l’eliminazione dalla competizione di Federer.

Delpo ha omaggiato Rogerio. Ma non è stato un errore voluto. Lo affermo richiamando le considerazioni fatte da JMDP e dal suo coach nelle ultime settimane. Mi spiego. L’argentino nel raccontare le sue vicende post vittoria agli US Open ha detto che la vittoria nello Slam, e la conseguente salita nell’Olimpo dei grandi del tennis, è arrivata troppo presto: “non sono pronto per questa cosa, è arrivata troppo presto”, è stato in pratica il suo pensiero. Inoltre il coach, parlando del suo lavoro col campione di Tandil, ha detto che la parte più difficile è stata, ed è tutt’ora, quella di convincere JMDP a credersi, vedersi, considerarsi forte, ma forte, “come ‘quelli là’ (Federer, Nadal & co.)”.



Ecco, in my opinion, la radice degli errori banali nel tiebreak di ieri sera è questa. Delpo, per un attimo, si è emozionato, si è distratto, ha dubitato del suo valore. Ed ha messo in rete. D’altronde, immagino, competere e giocare a quei livelli e a quella velocità richiede una concentrazione e una determinazione sempre a mille; e se appena appena il focus non è al 100% ma, diciamo, al 95%, ecco che la pallina non passa la rete per pochi centimetri. Forse non è la stessa cosa che è successa anche a Murray, ieri, il quale si è distratto un po’ troppo e adesso è lì che rimpiange la decina di palle break non sfruttate nel secondo set (almeno la metà giocate sul secondo servizio di Verdasco, tra l’altro)?

Dunque, Delpo si è distratto e ha perso un tiebreak già vinto. Ma siccome l’argentino è un campione dotato di killer instinct, nel terzo set ha rimesso a fuoco la concentrazione e per Roger non c’è stato scampo.

La vittoria è meritata e il modo in cui è arrivata toglie ogni dubbio sulle condizioni dei muscoli addominali di Gianmartino: mi sarei aspettato un calo di velocità della prima palla e invece nulla. Il martello da Tandil ha continuato a battere con regolarità ed efficacia. Al contrario di quello di Rogerio, che a differenza dei due precedenti incontri, in cui dal secondo set ha permesso allo svizzero di fare la differenza, ieri sera non è stato granché. Non so se, con un servizio migliore, ieri Rogerio sarebbe riuscito a battere Delpo, ma credo che per avere maggiori chance di vittoria contro l’argentino, Federer deve servire meglio.

Aspetto la prova dei fatti alla prossima occasione, magari nella finale.

26 novembre 2009

LONDRA, 5, 6, 7 E 8: LA SINTESI

Federer e Adam Helfant, il presidente dell'ATP - Getty Images

(di Marco Caldara)
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Dalla Masters Cup di Londra iniziano ad arrivare i primi verdetti. Terminate le prime quattro giornate di gara, gli spagnoli Rafael Nadal e Fernando Verdasco sembrerebbero ormai prossimi ad abbandonare la competizione; mentre Roger Federer e Robin Soderling hanno ormai ipotecato le semifinali. Lo svedese, ripescato al posto di Andy Roddick, è addirittura colui che ha il ruolino di marcia migliore fra i magnifici otto, con due successi su Nadal e Djokovic arrivati entrambi 'straights sets'. Federer invece, oltre alla semifinale, si è guadagnato la certezza di terminare la stagione sul primo gradino della classifica mondiale, centrando per la quinta volta in carriera il titolo di ATP World Tour Champion (in foto). Meglio di lui nessuno; ed in grado, come lo svizzero, di riprendersi lo 'scettro' dopo averlo perso, il solo Ivan Lendl.

Ecco l'attuale situazione dell'evento londinese:

GRUPPO A
1)Roger Federer G:2 V:2 P:0 SV:4 SP:2
2)Andy Murray G:2 V:1 P:1 SV:3 SP:3
2)Juan Martin Del Potro G:2 V:1 SV:3 SP:3
4)Fernando Verdasco G:2 V:0 P:2 SV:2 SP:4

OGGI:
Roger Federer vs Juan Martin Del Potro
Andy Murray vs Fernando Verdasco

GRUPPO B
Robin Soderling G:2 V:2 P:0 SV:4 SP:0
Novak Djokovic G:2 V:1 P:1 SV:2 SP:3
Nikolay Davydenko G:2 V:1 P:1 SV:3 SP:2
Rafael Nadal G:2 V:0 P:2 SV:0 SP:4

DOMANI:
Rafael Nadal vs Novak Djokovic
Robin Soderling vs Nikolay Davydenko

Juan Martin Del Potro def. Fernando Verdasco 64 36 76
Match molto equilibrato e combattuto. Del Potro ha vinto con due break (ad uno) la prima partita; e Verdasco si è rimesso in corsa convertendo l'unica occasione a sua disposizione nel secondo set. Nella partita finale l'argentino si è portato 5 a 2, e 30-0 sul servizio rivale, salvo subire la rimonta dello spagnolo che ha impattato sul 5-5 ed allungato il match al tie-break. A quel punto si è però 'bloccato', e il sudamericano l'ha punito, infliggendogli un secco 7-1 e avvicinandolo sempre più all'eliminazione. Verdasco non ha giocato male, ma ha dimostrato una certa difficoltà nel comandare il gioco; e con Murray sarà indispensabile farlo. Altrimenti, addio sogni di gloria. .


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Roger Federer def. Andy Murray 36 63 61
Federer parte subito strappando il servizio al rivale, ma poi lo perde in due occasioni consecutive, permettendo a Murray si portarsi 4-1 e chiudere 6-3. Roger però non molla, inizia a servire meglio, colpire meglio e riesce nella rimonta, vendicando le numerose sconfitte subite dallo scozzese davanti all'intera Gran Bretagna. Il terzo set è poi un monologo del campione svizzero, che con tre break archivia la pratica, ipoteca la semifinale, e si assicura il primo posto nel ranking ATP di fine anno. (PAROLA A BACKDOOR: ROGER VERY, VERY, VERY FEDERER). .


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Robin Soderling def. Novak Djokovic 76 61
Soderling non smette di stupire. Sembrava destinato ad una Masters Cup da inseguitore ed invece, a conferma che a questi livelli non vi è nulla di scontato, è colui che sin qui si è comportato meglio. Nonostante i precedenti con Djokovic non fossero certo a suo favore (5 sconfitte in altrettanti match, con 2 set vinti su 12). I due si equivalgono, con il serbo che spreca e lo svedese che non si da certo per vinto. Sul 5-4 per Robin, Novak salva tre set point, e si guadagna il tie-break; nel quale dopo aver sprecato un mini-break di vantaggio cede 7-5. Secondo set senza storia, con Soderling che prende il largo e uno svogliato Djokovic rimane impassibile: 6-1. (PAROLA A BACKDOOR: HEP, HEP ROBIN SODERLING) .


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Nikolay Davydenko def. Rafael Nadal 61 76.
Davydenko stellare sino al 6-1 4-3 e servizio. Per lui tutto liscio, con un Nadal spento e molto falloso, e i suoi colpi davvero molto incisivi. Nell'ottavo game Rafa però ha iniziato a crederci e recuperato il break di svantaggio. Li sono iniziati i problemi. Pur arrancando il russo è riuscito a prendersi nuovamente il break sul 5-5, ma poi l'ha ceduto nuovamente. Nel tie-break una partenza suicida (doppio fallo e diritto 'a caso' un metro largo) avrebbe potuto risultargli fatale; ed invece no. Il Nadal attuale perdona troppo, e viene eliminato. .
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Oggi a Londra:
In campo come secondo match dalle 13.30 (dopo il doppio Nestor/Zimonjic vs Bhupathi/Knowles) Novak Djokovic e Fernando Verdasco. In serata, dopo il doppio delle 20 fra Cermak/Mertinak e Fyrstenberg/Matkowski, sarà il turno di Federer e Del Potro. Diretta su Sky Sport, o possibile diretta in live streaming al sito atdhe.net.

25 novembre 2009

HEP, HEP ROBIN SODERLING

foto Getty Images
(di Backdoor)

Ho letto il pezzo di Jacopo Lo Monaco a proposito del match perso da Djokovic in due set meritatamente. Se non lo avete ancora fatto, fate un salto sul suo blog perché Opocaj descrive sempre con grande acume le vicende tennistiche.

E quindi che può dire Backdoor? Nulla se non cambiare la prospettiva: Jacopo ha messo a fuoco la prestazione di Nole e quindi io inquadro la prestazione dello svedese fortunato compagno della bellissima Jenny Mostrom.

Robin Soderling ha fatto un figurone, oggi. E considerando anche quello di martedì con Nadal, Robin si sta meritando la nomination per il titolo di protagonista del Master londinese. Sono i numeri a dirlo.

Oggi mi ha colpito il dato dei 10 aces contro 0 doppi falli. Negli ultimi tre anni ho spesso visto giocare Soderling e faccio fatica a ricordare un suo match senza doppi errori alla battuta (ad esempio, ricordo quello che ha commesso sul 4-5 del tie break decisivo nella finale di Rotterdam 2008 contro il francese Llodra).

Ora, gli esperti ci dicono che anche e soprattutto sulla seconda di servizio il fattore mentale-emotivo conta tanto. E conta anche di più in quei giocatori che non sono riconosciuti come dei veri e propri pezzi di ghiaccio. Ricordando la sciolta di Soderling di quest’anno contro Baghdatis in Australia oppure contro Benneteau al RG 08, beh, il dato odierno assume un qualche significato, no?

Soderling al servizio è stato un martello: Djokovic ha chiamato un falco su un ace di seconda dello svedese, sperando in un errore dei giudici, ma quando ha visto sullo schermo il segno all’incrocio delle righe, non ha potuto trattenere un gesto di sconforto (considerate che la palla viaggiava vicino ai 190 kmh!).

Quindi, lo svedese è in grande forma e l’aver sconfitto in sequenza i numeri 2 e 3 del ranking gli deve aver fatto salire la fiducia ai massimi. Se poi sta guardando anche le statistiche del match di oggi allora si convicerà di essere lui la mina vagante di questa edizione del Master.

Hep Hep Robin!!!!

ROGER VERY, VERY, VERY FEDERER

foto Getty Images
(di Backdoor)

Roger Federer vince in tre set, e meritatamente.
Andy Murray perde in tre set senza giocare male. Ma, ed è la cosa importante, senza giocare il terzo set. 6-1 è un risultato netto che non lascia spazio ad alcun tipo di discorso diverso da: Rogerio ha dominato il collerico scozzese. Un Muzza falloso e ‘smonato’.

Alcuni numeri del match:
- AM 9 ace ma 8 df;
- 38% di punti conquistati con la seconda di servizio per entrambi;
- 65% di prime di servizio in campo per RF;
- per AM il numero dice 44%.

Se non fosse che Federer ha ripetuto la prestazione contro Fernando Verdasco, ovvero primo set ‘sotto il par’ perso e poi due set di poesia in movimento, penserei che Murray è proprio il giocatore che stimola il n.1 mondiale a dare il meglio. Bertolucci ha avuto ragione ieri sera quando ha detto che Federer ha voluto dare a Murray una lezione.

Sì, perché Roger non ama Andy; anzi dico che non lo sopporta proprio. E quindi Federer prova una gioia particolare ogni volta che lo batte stracciandolo.

Il punto è, però, che per battere Murray è necessario un Roger very, very, very Federer.

24 novembre 2009

OCIO, IL SERBO C’È ANCORA.

foto Getty Images
(di Backdoor)

Novak Djokovic dopo le ultime settimane sugli scudi (quello italiano però non centra niente, ehehehe), ha dichiarato di avere poca benzina nei serbatoi. In effetti, considerando che la stagione 2009 è giunta allo showdown finale e che il serbo dal 5 ottobre ha giocato 19 partite, è difficile non credere alle sue parole.

Nole si è aggiudicato il torneo 500 di Pechino, ha perso in semifinale a Shangai da Davydenko (l’unica sconfitta di periodo), ha vinto il 500 di Basilea e ha concluso con il successo nel Master 1000 di Parigi-Bercy: 18 successi e una sconfitta. Notevole.

E’ naturale quindi che Novak abbia dichiarato quello che ha detto e, se non fosse arrivato a Londra da defending champion, sarebbe stata probabile una sua sciolta. E nessuno lo avrebbe potuto criticare.

Allora, quanta benzina è rimasta nei serbatoi di Belgrado? Bella domanda. Io dico che dipende; dipende, perché Novak non avrà fatto certamente i miglioramenti atletici che tutti riconosciamo a Murray, ma la sua ‘gracilità’ atletica è diminuita sensibilmente. Ieri sera il suo avversario ha giocato tutt’altro che male, anzi direi che Donkeydenko ha fornito una delle migliori prestazioni del periodo, al livello di gioco che gli ha consentito di vincere il Master 1000 cinese, per intenderci. Eppure è uscito sconfitto dal campo.

Il merito è di Djokovic e della sua voglia di vincere, della sua motivazione alla vittoria.

Novak is on fire.

23 novembre 2009

AHIA, LA SITUAZIONE DI NADAL È DISPERATA. MA NON SERIA

foto Getty Images
(di Backdoor)
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Robin Soderling si aggiudica anche la ‘rivincita’ contro Rafael Nadal alle ATP World Tour Finals di Londra, col punteggio di un doppio 6-4. Dopo la sconfitta ‘chock’ inflitta al Re del Roland Garros, Soderling si aggiudica nettamente anche l’incontro di round robin.

Rafael Nadal non esce dal campo con buone sensazioni oggi, ma d’altronde è difficile farlo dopo una sconfitta. Però, è una sconfitta ‘rivelatrice’ dello stato di crisi del maiorchino. Sì, perché Nadal è in crisi. Ancora.

Dopo Parigi il mondo del tennis si è interrogato sulle condizioni di Rafa e, complice il forfait a Wimbledon, si era giunti alla conclusione che il problema di Nadal fossero le ginocchia. Ora, non dico certamente che non fosse vero, ci mancherebbe, però adesso la crisi ha cambiato volto. Non è più una questione atletica.

La crisi di Nadal è di altro tipo. Chi ha visto il match oggi pomeriggio avrà notato il body language del maiorchino: agitato (addirittura con le mani nei capelli per una riposta mancata su una cannonata al servizio di Soderling) e molto impegnato in quasi continuo dialogo interiore. E quando il tennista si parla addosso sempre a commento di un punto perso, lo certificano gli esperti dello sport con la racchetta, è allarme rosso. E Rafa si trova in questa buca.

Quanto è profonda la buca della crisi ‘psicologica’? Eheheheheh, adesso consulto la mia personale sfera di cristallo e ve lo dico.

Nel frattempo, il cielo sulla testa di Nadal si è annuvolato parecchio. E promette pouring rain.

Vamos, Rafa!!!

22 novembre 2009

UNO SGUARDO AL 2009: FABIO FOGNINI

Foto da Flickr.com

Continua con Fabio Fognini la serie di articoli del nostro Roberto Bontempi che, con cadenza settimanale, analizza per TENNIS MASCHILE.com le stagioni dei primi 10 giocatori azzurri nella classifica mondiale.

(di Roberto Bontempi)

Parlare di Fabio Fognini non è semplice. Il ventiduenne tennista di Arma di Taggia, infatti, fin da bambino, ha acceso le discussioni degli appassionati italiani, indecisi se considerarlo uno dei tanti azzurri capricciosi e viziati oppure il grande talento che l’Italtennis aspetta da anni. In medio stat virtus, dicevano i latini, e anche in questo caso probabilmente il proverbio trova conferma. Al momento l’unica realtà è che Fognini, che negli ultimi dodici mesi ha guadagnato 32 posizioni nel ranking, è il più giovane italiano nei top-60, numero 54 per la precisione, dai tempi di Andrea Gaudenzi ed è numero due d’Italia.

In questa stagione il taggiasco ha preso parte a 31 eventi ufficiali tra cui i quattro Slam, 6 Master 1000, i due incontri di Davis disputati dall’Italia e due challenger. Proprio a livello challenger, come è successo anche ad Andreas Seppi, è arrivato il primo ed unico successo dell’azzurro: al 30.000$ di San Benedetto del Tronto. Il bilancio complessivo è di 65 match giocati con 37 vittorie (13 delle quali conquistate nei tabelloni di qualificazione) e 28 sconfitte.

Il 2009 del ligure non era iniziato nel migliore dei modi: a causa dei postumi dell’intervento al menisco del 30 ottobre 2008, infatti, Fognini non ha potuto preparare al meglio la trasferta australiana ed anche gli scarsi risultati ottenuti nei quattro tornei sudamericani sull’amata terra rossa, sono stati condizionati dal precario stato di forma del nostro, per la verità nemmeno troppo aiutato dai sorteggi. Questi risultati negativi avevano fatto scivolare Fabio fuori dai top-100.

Fino alla primavera l’unico acuto di Fognini è stata la buona affermazione in Coppa Davis a Cagliari: pur battendo due tennisti non straordinari come Lacko e Hrbaty, è stato lui il grande protagonista della sfida contro la Slovacchia ed ha certamente guadagnato un bagaglio di fiducia che, archiviata rapidamente la parentesi dei Master 1000 nordamericani, gli ha dato lo slancio per una buona primavera sulla terra rossa, il migliore momento della sua stagione. In questo periodo, infatti, Fabio ha colto la semifinale nel ricco challenger di Napoli e ha passato le qualificazioni al Roland Garros, ai due Master 1000 di Montecarlo e Madrid e a Barcellona. Il torneo più importante di questo 2009 è stato certamente Montecarlo dove Fabio, superate le quali, è stato capace di battere due ottimi tennisti come Berdych e Cilic (quest’ultimo addirittura umiliandolo), prima di perdere un match incredibile contro Andy Murray. Gli appassionati non dimenticheranno la qualità e la varietà di gioco offerta da Fognini in quel primo set nel quale è arrivato a condurre per 5-0 impartendo una lezione di tennis al campione britannico, prima di perdere 7-6 un tie-break combattutissimo e pieno di pathos. Questo match è un po’ la sintesi di quello che è oggi Fabio, il rissunto della sua annata e della sua vita tennistica.

Se escludiamo una parentesi erbivora tutt’altro che entusiasmante (un solo match vinto per ritiro dell’avversario) e la ancor più deludente trasferta americana, il buon momento di Fabio sul rosso è proseguito in estate grazie al già ricordato successo a San Benedetto, la semifinale a Stoccarda (miglior piazzamento ATP) e i quarti a Bucarest. In questi due appuntamenti Fabio ha colto rispettivamente il più illustre scalpo della sua carriera superando, nei quarti del torneo tedesco, l’allora numero 11 Davydenko, ancora un po’ convalescente per un infortunio per la verità, e giocando una delle più incolori partite contro Montanes in Romania.

Chiusa la stagione sul rosso Fabio è stato l’unico tennista azzurra a provare la trasferta asiatica. Di questo va dato ampio merito al nostro che ha mostrato la mentalità giusta ed ha anche giocato piuttosto bene qualificandosi sia all’ATP 500 di Pechino che al nuovo Master 1000 di Shanghai dove è stato fermato al secondo turno da Djokovic. Proprio grazie a questi risultati autunnali, Fognini è infatti riuscito a raggiungere il suo best ranking.

Ora Fabio, terminata la convalescenza per un intervento alle tonsille, è pronto a prepararsi (senza più Riccardo Piatti) per un 2010 durante il quale i suoi tanti estimatori si aspettano il vero salto di qualità. Una programmazione da grande giocatore, concentrata sui grandi tornei ed un intenso lavoro umano sulla psicologia del ragazzo, possono essere le chiavi di volta per quel balzo che tutti ci auguriamo. Tutti tra cui anche il sottoscritto che crede in Fabio potenziale top-30 da quel giorno in cui, al primo turno del challenger del Garden del 2005, vide dal vivo un Fognini 17enne recuperare e vincere un match incredibile contro il solido Luckas Dlohuy recuperando da 6-0 5-1 40/15…

16 novembre 2009

UNO SGUARDO AL 2009: ANDREAS SEPPI

Foto Getty Images

Parte oggi su TENNIS MASCHILE.com una serie di articoli del nostro Roberto Bontempi che, con cadenza settimanale, andrà ad analizzare nel dettaglio le stagioni dei primi 10 giocatori azzurri nella classifica mondiale. Il primo pezzo della serie 'uno sguardo al 2009' è dedicato all'altoatesino Andreas Seppi.

(di Roberto Bontempi)

Cominciamo l’analisi della stagione 2009 dei primi dieci italiani in classifica da colui che, con certezza, si confermerà il primo azzurro nel ranking mondiale: Andreas Seppi. Il venticinquenne altoatesino, al momento 49esimo tennista al mondo, ha avuto un anno non proprio entusiasmante, privo di grandi acuti. Va ad ogni modo evidenziata la perdita di 15 posizioni in classifica rispetto al 2008, la sua migliore stagione durante la quale era stato capace di issarsi fino alla top-30.

Veniamo ai numeri. L’allievo di Massimo Sartori ha disputato 31 manifestazioni ufficiali tra cui tutti e quattro gli Slam, 7 Master 1000, lo spareggio di Davis e un solo challenger a San Marino (dove, tra l’altro, è arrivata anche la seconda vittoria challenger in carriera in finale su Potito Starace), con un bilancio di 29 incontri vinti e 30 persi. I migliori risultati dell’anno di Seppi, vittoria a San Marino a parte, sono le due semifinali colte nei tornei di Belgrado, in maggio, e Umag in agosto. Per il resto tre eliminazioni al terzo ostacolo (Wimbledon, Master 1000 di Madrid e New Haven), 13 secondi turni e 9 bocciature al primo esame.

Di fronte a queste cifre tutt’altro che esaltanti, però, bisogna sottolineare che, a parte 5-6 partite perse contro avversari decisamente alla sua portata (Korolev, Maximo Gonzalez, Gabashvili, Ramirez Hidalgo, Hajek), delle restanti sconfitte dodici, anche in tornei importanti, sono arrivate contro avversari che si sono qualificati per il Master di Londra (4 con Federer, 2 rispettivamente con Nadal, Djokovic, Murray e Verdasco), e le altre contro avversari che concluderanno il 2009 almeno tra i primi venticinque-trenta del ranking (3 con Wawrinka e 2 con Soderling, appena fuori dal Master, e Andreev). Inoltre va ammesso con soddisfazione che, in tanti di questi incontri, Seppi ha giocato alla pari con i suoi validissimi avversari. Ciò significa a mio avviso due cose: innanzitutto che Seppi, a parte l’eccezione di San Marino, ha fatto sempre la scelta giusta e coraggiosa di giocare, su qualsiasi superficie, i tornei più importanti, nei quali, ovviamente, è più facile incontrare avversari forti fin dai primi turni e dunque più complicato andare avanti; poi, e questa è la nota dolente, che Andreas difficilmente è riuscito a vincere un match contro pronostico.

Ci è riuscito solo tre volte, in pratica. Vediamole. Una volta sull’erba di Wimbledon contro un James Blake, numero 17, fresco della finale disputata contro Murray al Queen’s in quello che, a mio parere, costituisce il successo più importante della stagione dell’altoatesino. Ci è poi riuscito surclassando l’allora numero 31 Jurgen Melzer sulla terra del Master 1000 di Montecarlo, ed infine appena qualche giorno fa, ancora in un Master 1000, a Parigi Bercy, contro uno spento Philipp Kohlschreiber, 26 ATP. Tre giocatori Blake, Melzer e Kolschreiber che, bisogna riconoscerlo, non brillano certo per continuità di rendimento. Per il resto, le altre vittorie di Seppi sono maturate solitamente con avversari di valore inferiore, spesso fuori dalla top-100.

Ora, va da se che vincere un incontro nel tennis professionistico di oggi è complicato anche se si gioca contro il numero 300, per cui a Seppi va dato il grande merito di aver solitamente vinto gli incontri nei quali era favorito, è pur vero, però, che un tennista che abbia qualche ambizione maggiore del 50esimo posto in classifica, dovrebbe, ogni tanto portare a casa qualche match contro tennisti più forti. Mi sembra questo, al momento, il limite maggiore del nostro numero uno, ed è un limite, a mio modesto parere, di ordine soprattutto tecnico e, in seconda battuta, psicologico. Seppi è un ottimo incontrista che, sul ritmo, riesce a giocare alla pari con tantissimi e a fare paura a tanti. Quando però, è il momento di inventarsi qualcosa, di variare un po’ gli schemi nei frangenti caldi di un match contro un top-player, l’azzurro dimostra tutte le sue lacune e, alla fine, finisce per soccombere contro avversari più forti sul piano della personalità. Match come quello con Ferrero ad Umago, ad esempio, o come con Verdasco a Bercy o ancora (dico un’eresia) con Nadal a Cincinnati, un giocatore con una maggiore varietà di schemi ed una personalità più spiccata li avrebbe forse portati a casa, insieme ad conseguente cospicuo carico di fiducia.

Detto ciò i sostenitori italiani si aspettano grandi cose da Seppi cui auguriamo un 2010 pieno di successi: un tennista come lui, già ora con questi limiti, può stare tra i primi trenta e certamente Seppi, che è ancora giovane ed è un ragazzo serio, insieme al suo valido staff, non lasceranno nulla di intentato per provare a completarsi e tentare la grande scalata alla top-20.

PER CHI VOLESSE LEGGERE L'INTERVISTA RILASCIATA DALL'AZZURRO A TENNIS MASCHILE.COM PRIMA DELLA TRASFERTA STATUNITENSE DI AGOSTO, LA PUO' TROVARE A QUESTO INDIRIZZO.

14 novembre 2009

E' FERNANDO VERDASCO IL 'NUMERO OTTO'

Foto Getty Images
1) Roger Federer (SUI) 1150
2) Rafael Nadal (ESP) 9205
3) Novak Djokovic (SRB) 7270
4) Andy Murray (GBR) 6630
5) Juan Martin Del Potro (ARG) 5985
6) Andy Roddick (USA) 4410
7) Nikolay Davydenko (RUS) 3630
8) Fernando Verdasco (ESP) 3300
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Nonostante la sconfitta subita negli ottavi di finale del Master di Bercy, Fernando Verdasco (nella foto) è comunque riuscito a centrare l'ultimo posto disponibile per la Barclays ATP World Tour Final di singolare, che scatterà Domenica prossima (22 Novembre) con i classici due gruppi ai quali seguiranno semifinali e finalissima.

Con i suoi 3300 punti guadagnati, il giocatore terminerà a Londra quella che è la sua miglior stagione di sempre, con la semifinale raggiunta a sorpresa in Australia, i quarti nei primi 5 Master 1000 dell'anno e agli Us Open, gli ottavi a Wimbledon e Roland Garros, il titolo di New Haven e le finali di Brisbane e Kuala Lumpur; ai quali si aggiungono numerose settimane buone, e solo quattro eliminazioni fra primo e secondo round nei 23 tornei disputati. Rimangono quindi fuori all'ultimo Robin Soderling e Jo-Wilfried Tsonga, che saranno le prime due riserve (il francese probabilmente rifiuterà, ed al suo posto andrebbe Gonzalez). Le differenze principali rispetto alla passata e piuttosto rocambolesca edizione (quando il torneo, vinto da Djokovic, si disputava ancora a Shanghai) saranno la presenza di Rafael Nadal, che diede forfait per quell'infortunio al ginocchio che l'obbligò poi a saltare anche la finale di Coppa Davis, e l'assenza di Tsonga e Simon, 'rimpiazzati' dai due spagnoli.

La scorsa edizione, come detto, fu piuttosto movimentata già prima dell'inizio. Il forfait dell'allora numero uno del mondo permise a Gilles Simon di entrare nei 'magnifici otto', e i due posti di riserve furono assegnati a Blake e Nalbandian. Entrambi però rifiutarono (nonostante l'alto compenso ricevuto solo per la presenza in Cina) e come loro numerosi colleghi. L' ATP fu quindi costretta a contattare tutti i giocatori presenti nella classifica 'race' in ordine di piazzamento, e i primi due disponibili furono Stepanek e Kiefer, con Seppi che arrivò vicinissimo ad un posto da riserva (l'altoatesino chiuse l'anno al numero 40, Kiefer era 35). Dopo un solo match si ritirò per un problema ad una caviglia lo statunitense Andy Roddick, ed a quel punto entrò in gioco Stepanek, rientrato anticipamente dalle vacanze per il torneo conclusivo. Il ceco aveva però perso le valigie nelle pratiche aeroportuali, e fu costretto a giocare con due racchette prestategli da Novak Djokovic e con indumenti di colleghi o comprati appositamente sul posto. Perse entrambi i match ai quali prese parte, ma non sfigurò; e sicuramente i 75.000$ 'caduti dal cielo' non furono pochi neanche per un giocatore del suo calibro.

Alla fine vinse proprio Djokovic, che con due vittorie ed una sconfitta con Tsonga (a qualificazione ottenuta) superò il primo round, e si impose poi su Simon e Davydenko, laureandosi 'maestro' per la prima volta in carriera. Nelle ultime settimane, Basilea e Bercy su tutte, il serbo è forse quello che si sta comportando meglio di tutti; e nonostante una stagione piuttosto opaca da parte sua, non sarebbe una sorpresa ritrovarlo vittorioso.
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Bercy: Monfils non si ferma, Ko Del Potro
Prima di pensare alla Mastercup di Londra però, due dei partecipanti devono ancora disputare, o meglio terminare, il Master 1000 di Parigi, l'ultimo torneo 'regolare' della stagione. Rafael Nadal e Novak Djokovic infatti, si affronteranno oggi nella prima semifinale (14.00, visibile a questo indirizzo), mentre la seconda opporrà Gael Monfils, vittorioso ieri su Cilic, e Radek Stepanek, che ha approfittato del ritiro di Del Potro, avvenuto per un problema addominale sul 4-0 della prima partita in favore del ceco.

09 novembre 2009

AU REVOIR FABRICE

'Santoro è l'unico giocatore per il quale pagherei il biglietto'. (A. Agassi)
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(di Marco Caldara)
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Con la sconfitta subita ieri nel primo turno del Master 1000 di Parigi Bercy si è conclusa la carriera di Fabrice Santoro, il giocatore più longevo e spettacolare del circuito ATP. Il 37enne nativo di Haiti aveva preso la decisione già da tempo, ed ha avuto la possibilità di terminare l'attività davanti al 'suo' pubblico, arrendendosi 64 63 a James Blake.
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Era rimasto in dubbio sino all'ultimo se concludere nel 2009 o giocare anche l'Australian Open 2010, che gli avrebbe permesso di essere il primo giocatore della storia ad aver preso parte a tornei dello slam in quattro decenni differenti, ma alla fine ha preferito confermare la sua decisione iniziale: “Preferisco concludere la carriera sul centrale di Bercy che su un campo secondario degli Australian Open. Sono soddisfatto per aver gestito al massimo le mie potenzialità. Ho tirato fuori il massimo di quello che potevo. Non ho rimpianti: lo scambio di maglia con un Blake e il giro di campo sono cose che non dimenticherò mai”.
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Una carriera iniziata nel lontano 1989 da 'normale giocatore' e poi svoltata grazie ad una impeccabile decisione che gli è poi valso l'appellativo di 'le magicien', rifilatogli da Pete Sampras dopo una delle tre sconfitte da lui subite con il francese (su sette scontri diretti). Fabrice si accorse che con il suo tennis non sarebbe mai riuscito a sfondare, e quindi scelse saggiamente di cambiare. Iniziò a giocare con entrambe le mani, colpendo in maniera bimane sia il diritto che il rovescio. La modifica apportata al suo gioco gli permise quasi da subito di contraddistinguersi dai colleghi; non solo per 'le due mani', ma anche per la capacità di trovare angoli difficilmente credibili, e addirittura contro le leggi della fisica, a detta di molti.
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Ciò gli ha permesso di vincere ben sei titoli ATP in singolare, e di spingersi con la semifinale raggiunta nell'estate 2001 al Master del Canada, alla diciassettesima posizione della classifica mondiale. Oltre al singolare Fabrice si è contraddistinto nel doppio, vincendo la bellezza di 24 tornei con i più svariati compagni (fra i quali due Australian Open, una Mastercup e tre Master Series), centrando 18 finali (Wimbledon, Roland Garros, e otto Master), e divenendo nel 1999 numero 6 della classifica ATP di specialità.
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Il funambolico giocatore d'oltralpe è l'unico tennista ad aver battuto tutti i campioni dell'ultimo ventennio, fra i quali un numero elevatissimo di colleghi che sono stati al vertice della classifica mondiale. Per intenderci, cito 'qualche nome': Federer, Sampras, Agassi, Safin, Rafter, Henman, Chang, Norman, Ivanisevic, Hewitt, Pioline, Haas, Krajicek, Bruguera, Philippoussis, Mantilla, Courier, Muster, Rios, Edberg, Corretja, Stich, Connors, Korda, Becker, Wilander, Leconte, Noah, Chesnokov, Nalbandian, Ljubicic, Moya, Ferrero, Roddick e Djokovic. I suoi tricks e le sue 'magie', in grado di mettere in difficoltà anche il miglior Roger Federer (VIDEO) han riscosso una fama tale che portarono Andre Agassi (non certo uno qualunque) a pronunciare le seguenti parola: 'Santoro è l'unico giocatore per il quale pagherei il biglietto'.
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Ho avuto la grande fortuna di trovarlo per ben 3 anni consecutivi al Challenger di Bergamo, la mia città, torneo al quale Fabrice si affezionò sin dalla prima apparizione datata 2007, quando in scioltezza vinse la manifestazione. Legato da un solido rapporto con Marco Fermi, direttore dell'evento orobico, Santoro è voluto tornare a Bergamo anche quest'anno, e nonostante una precoce sconfitta al secondo turno ha comunque entusiasmato il pubblico bergamasco, innamoratosi con il passare degli anni della sua simpatia e del suo tennis. Uno dei pochi tennisti in grado di competere e spesso vincere con i piacchiatori moderni nonostante un fisico leggero e una palla dotata di scarsa pesantezza. Un servizio ottimo, una mano invidiabile, e uno slice a due mani insidioso come pochi, giocato da ambo le parti e stupefacente da quella destra, con la mano dominante che si stacca e la sinistra che accompagna la palla disegnando traiettorie davvero impossibili.
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Insomma, un giocatore d'altri tempi in grado di conquistare le folle di tutto il mondo, che lo ricorderà come 'il mago'. AU REVOIR FABRICE!..

25 ottobre 2009

MARCOS E MISCHA A RAPPORTO

Nella settimana appena trascorsa ritornano a vincere e convincere due ottimi giocatori, che per un motivo o per l'altro (infortuni dell'uno e problemi psicologici dell'altro) era stati dati per 'persi'. In quel di Mosca successo del 'soldatino russo' Mikhail Youzhny, mentre a Stoccolma la vittoria è toccata al cipriota Marcos Baghdatis. Mischa non vinceva un torneo maggiore dalla prima settimana del 2008 (Chennai), mentre Marcos addirittura da Zagabria 2007.
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Reduce da un periodo nel quale ha intervallato tornei ATP ad eventi Challenger (vincendone tre, l'ultimo a Tashkent proprio otto giorni fa), Baghdatis (nella foto - Getty Images) ha esordito nel migliore dei modi sul veloce cemento nordico, imponendosi 64 62 su Juan Carlos Ferrero, numero 3 del seeding, ed 'aprendosi' di conseguenza il tabellone. Al secondo turno ha infatti passeggiato sullo statunitense Kendrick (62 62), e nei quarti, complice l'eliminazione al primo turno di Andreas Beck (5) si è trovato davanti il francese Arnaud Clement. Vittoria con un doppio 6-4, e semifinale, che poi diventa finale senza giocare, a causa di un problema al gomito destro che ha costretto al ritiro il numero 1 Robin Soderling.

Niente di impossibile anche la finale, nella quale ha trovato la sorpresa Olivier Rochus, capace di spingersi sino in finale nonostante i suoi 168 cm non gli permettano di usufruire di un servizio eccellente. La corsa del belga si è però fermata davanti a Marcos, che si è imposto per 61 75, centrando il terzo titolo della carriera, che lo riporterà fra i primi 50 giocatori del mondo (42).

In evidenza la precoce caduta di tutte le teste di serie, con il solo Soderling arrivato ai quarti e poi in semifinale. Stupisce anche Joachim Johansson, che ha sconfitto agevolmente Luczak e Monaco, prima di arrendersi al mancino brasiliano Thomaz Bellucci. In gara vi era il solo Andrea Seppi, che dopo una agevole vittoria con Crivoi, si è arreso 61 63 al favorito numero uno.


Torneo piuttosto 'falsato' dal flop delle teste di serie è stato anche quello di Mosca, nel quale Youzhny (nella foto - Getty Images), numero 3 del seeding, ha dovuto battersi con il solo Tipsarevic (6) in finale. L'estroso giocatore locale, ha esordito con due belle vittorie su Horacio Zeballos (61 76) e Potito Starace (61 61); ed ha poi messo in fila facilmente i qualificati Stakhovsky e Kukushkin, giustiziere di Fabio Fognini (64 57 64) al primo turno. In finale si è come detto battuto con Janko Tipsarevic, ed è riuscito a spuntarla per 67 60 64, centrando il primo titolo stagionale dopo la sconfitta nella finale di Monaco (con Berdych).

Subito fuori il numero uno Nikolay Davydenko, battuto in tre set da Marat Safin (qua il pezzo dettagliato), che si è poi arreso a Korolev. A sua volta il giovane russo ha perso con il qualificato ucraino Illya Marchenko, in grado di raggiungere la sua prima semifinale ATP della carriera a spese di Istomin, Golubev, ed appunto Korolev. Nei quarti di finale anche Robby Ginepri, vincitore di una maratona su Andreev, e in due set su Granollers.

23 ottobre 2009

MOSCA REGALA SORPRESE, STOCCOLMA DELUSIONI

Foto Getty Images
(di Marco Caldara)

I match che si sono giocati nella giornata di oggi a livello ATP, valevoli come quarti di finale degli eventi di Mosca e Stoccolma si sono rivelati decisamente ricchi di colpi di scena. Nelle semifinali del torneo russo ci saranno due giocatori provenienti dalle qualificazioni, ed anche a Stoccolma i nomi dei primi due finalisti sono alquanto inaspettati, con il pubblico locale che sarà certamente deluso per le sconfitte di due nordici. Terminati i 'Safin e Johansson dreams', con il primo che già ieri si era arreso al connazionale Evgeny Korolev; ed il secondo battuto questo pomeriggio.

Partendo dalla Kremlin Cup, balzano subito all'occhio i nomi di Mikhail Kukushkin e Illya Marchenko qualificati per il penultimo atto del torneo. Mikhail, russo naturalizzato kazako solo ed esclusivamente per la Coppa Davis (e il buon gruzzoletto che si è intascato nel 'passaggio') ha vinto oggi il sesto match consecutivo sul cemento moscovita (qualificazioni comprese), aggiungendo Pablo Cuevas alla sua lista di vittorie (che comprendeva Chekhov, Vovk, Sergeyev, Fognini e Odesnik), e centrando la prima semifinale della vita. Domani affronterà il numero sei del torneo Janko Tipsarevic, reduce da tre match decisamente semplici.

Prima semifinale anche per il più giovane Illya, anche lui proveniente dalle qualificazioni, che a differenza del rivale ha riportato vittorie su giocatori ben più quotati come Bubka, Okun, Bopanna, Istomin, Golubev e Korolev, rimontato oggi dopo un secco 'zerosei' e sconfitto 06 62 63. Domani per lui ci sarà 'soldatino' Mikhail Youzhny, che ha fermato con un doppio 63 l'ucraino Stakhovsky (il terzo qualificato arrivato ai quarti).

Come detto, ci sono state delle piacevoli sorprese anche nell' If Stockholm Open', con Thomaz Bellucci (nella foto) e Olivier Rochus in semifinale. Il mancino brasiliano ha piazzato quest'oggi 18 aces per vincere la resistenza dell'idolo di casa Joachim Johansson (battuto 76 63); mentre il belga, dall'alto dei suoi 168 cm ha sconfitto anche Jarkko Nieminen, arrampicandosi sino ad un'insperata semifinale, che solo ieri (sotto di un set con Feliciano Lopez) appariva un lontano miraggio.

Tuttenotizie: Gulbis multato, Roddick 'vede' Londra

Foto da Flickr.com
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Gulbis, ma che combini?
Lunedì sera si era diffusa in tutto il modo la notizia che due giocatori impegnati nel torneo di Stoccolma erano stati 'beccati' a dilettarsi in compagnia di due ragazze svedesi; ed essendo la prostituzione un reato (da parecchi anni) si era subito alzato un 'polverone'.

Le indiscrezioni parlavano di un giocatore di punta del circuito e di uno meno conosciuto. La gente si è quindi subito lanciata nel toto-gigolò, dal quale sono usciti nomi come Feliciano Lopez (famoso amante delle donne), Simone Bolelli (ritiratosi dal torneo per sconosciuti motivi personali), e pure Juan Monaco, che per un errore commesso da Joachim Johansson nel proprio blog personale, pareva essere certamente coinvolto.

I due, arrestati, e subito rilasciati, rispondono invece ai nomi di Ernest Gulbis (il viziato miliardario lettone che sta facendo di tutto per sprecare il suo talento), e del suo 'sparring partner', ossia un giocatore che lo segue negli allenamenti in giro per il mondo. Se la sono cavata con soli 250$ di multa, anche se il tennista lettone potrebbe esser costretto ad una sanzione maggiore per aver anche saltato la conferenza stampa dopo il match con Feli Lopez.

Andy Roddick non si opera, ed intanto centra la Mastercup:
Niente operazione per Andy Roddick. Il giocatore statunitense, ritiratosi nel torneo di Shanghai per un problema al ginocchio sinistro, conta di poter riprendere a giocare entro circa due settimane, nonostante una lieve distorsione al legamento.

Probabilmente non riuscirà schierarsi in campo a Parigi-Bercy, ma per la Master Cup di Londra dovrebbe recuperare senza eccessivi problemi. Si è infatti qualificato per il prestigiosissimo torneo di fine anno, dove non è mai andato oltre la semifinale. I posti liberi rimangono quindi solo due (Federer, Nadal, Murray, Djokovic e Del Potro già si erano qualificati), con Nikolay Davydenko fortemente candidato al settimo. Per l'ottavo sono invece in lizza vari giocatori, fra i quali Verdasco, Soderling e Simon appaiono i più vicini. A Parigi il verdetto.

Malisse assolto dalla commissione antidoping:
Due settimane fa avevamo parlato di Xavier Malisse e della sua connazionale Yanina Wickmayer, entrambi indagati dalla commissione antidoping fiamminga per aver trasgredito alcune delle normative imposte dalla 'WADA', e aver anche saltato un controllo (Xavier). La decisione della commissione è stata quella di non chiedere la sospensione per i due giocatori, ricorrendo semplicemente ad un richiamo 'verbale'. Il 5 Novembre è prevista la sentenza definitiva.

Numerose erano state le lamentele contro questo nuove e dure normative, che impongono ai primi 50 giocatori del mondo di comunicare tutti i loro spostamenti, in modo da essere reperibili per un'ora al giorno. A questi si è aggiunto anche Robin Soderling, che ha confessato di aver saltato un controllo durante lo scorso Roland Garros, semplicemente per essersi dimenticato di comunicare il cambio di hotel nel quale alloggiava.

22 ottobre 2009

JJ ORMAI NON SCHERZA PIU', STOCCOLMA SORRIDE

Foto Getty Images
(di Marco Caldara)

Rientrato nel torneo di Kuala Lumpur grazie ad una wild card concessagli quasi per divertimento, aveva prontamente stupito tutti, battendo Hewitt e dominando a lunghi tratti il match con un Gasquet, che al termine della sfida dichiarò: “E’ stata una partita davvero dura. Ha giocato meglio di me nei primi due set. Inoltre ha servito molto bene. E’ un giocatore molto pericoloso e sono sicuro che se giocherà con continuità potrà essere nuovamente quello di un tempo“.

Avanzato alla posizione numero 511 della classifica mondiale, ha Joachim Johansson ha deciso di giocare al 'suo' torneo di Stoccolma, unico appuntamento indoor della stagione che viene giocato in Svezia. Ha ovviamente chiesto e ricevuto un invito da parte degli organizzatori, desiderosi di veder all'opera 'mister 51 aces in 4 sets' su quello che è da molto ritenuto il campo più veloce del mondo.

Esordio apparentemente semplice con l'australiano Peter Luczak, reduce da una stagione di spicco a livello Challenger sulla terra battuta. Joachim non tradisce, e chiude 62 75, piazzando 21 ace (una media di 2,1 aces a game di servizio) e centrando il secondo turno con Monaco.

Ieri sera sul centrale il match fra i due. Lo svedese, avanti di un break all'inizio di entrambe le frazioni, chiude 64 64, in poco più di un'ora. Il servizio pare ritornato quello dei tempi d'oro (lo svedese fu numero 9 del mondo nel Febbraio 2005). Movimento fluido, non troppo dannoso per la sua spalla maledetta, con la palla che esce precisa e potente. Colpi pesanti, sia il diritto che il rovescio ad una mano, usato alternano 'top' e back. Buona mobilità (per uno di 198 cm), che diventa ottima se paragonata a quella degli altri 'colossi' del circuito (Isner, Karlovic, etc). Più che buona anche la resa nei pressi della rete, dove raramente si lascia 'passare'.

Un giocatore completo? Decisamente si. Se la spalla non lo disturba è in grado di giocare un tennis che, a mio modo di vedere, risulta inarrivabile per buona parte dei top50. Basta chiedere a Monaco, numero 4 del torneo nordico e 29 del mondo, colpevole di essersi distratto due minuti in un'ora e spazzato via da un ritrovato (ormai lo possiamo dire con certezza) Joachim 'Pim pim' Johansson, che gli ha lascito sette punti in dieci turni di servizio, 'sotterrandolo' con 11 ace ed almeno altrettanti servizi vincenti, spingendosi ad un invidiabile 91% di punti vinti con la prima.

A Mosca, come detto ieri (il pezzo è visibile al di sotto di questo), è scattato il 'Safin deam'; e sena dubbio si può parlare anche di 'Johansson dream'; con Pim Pim che al secondo ATP del 2009 diventa uno dei candidati alla vittoria finale. Ora per lui c'è Thomaz Bellucci, avversaio abbordabilissimo, per un'eventuale semifinale con il tedesco Tommy Haas (ma occhio anche a Feliciano Lopez).

Resta da capire la condizione dell sua spalla; e se questa sarà in grado di permettergli continuità per un torneo, per un mese, per un anno o per altre 3/4 stagioni. Da grande ammiratore del nordico mi accontenterei di una decina di tornei all'anno; appuntamenti mirati per superficie, e che gli permetterebbero di prendersi il giusto tempo di riposo tra un torneo ed il successivo, evitando di rischiare nuovamente uno stop lungo vari mesi.

FORZA JOACHIM, CHI SI ACCONTENTA GODE!