Foto Antonio Costantini
Continua con Simone Bolelli la serie di articoli del nostro Roberto Bontempi che, con cadenza settimanale, analizza per TENNIS MASCHILE.com le stagioni dei primi 10 giocatori azzurri nella classifica mondiale.
(di Roberto Bontempi)
Trovare Simone Bolelli al numero 90 del mondo fa un effetto non propriamente positivo. Il ventiquattrenne di Budrio, la più concreta speranza del nostro tennis, dopo un buon 2008 che lo aveva portato nei primi quaranta del mondo, sembrava destinato a fare il grande salto in questo 2009, ma il suo rendimento non è stato assolutamente all’altezza delle aspettative.
Un dato su tutti testimonia questa stagione di vacche magre: mai, nei 25 appuntamenti ufficiali cui ha preso parte, Simone è stato in grado di vincere più di due match di fila, fatto che, tra l’altro, è avvenuto solo tre volte (a Montecarlo, Umago e New Haven). Per il resto 9 secondi turni e ben tredici sconfitte al primo incontro (di cui ben sette consecutive negli ultimi sette appuntamenti dell’anno) a completare un quadro a tinte fosche. Per comprendere appieno questo rendimento, inspiegabile per un giocatore del suo livello, si deve andare oltre il fronte tennistico in senso stretto. Capita spesso agli appassionati di uno sport, ed anche a tanti giornalisti, di dimenticare che un professionista è prima di tutto un uomo che vive una vita fuori dal campo che non può non condizionare, almeno in parte, le prestazioni agonistiche.
Da questo punto di vista il 2009 per Bolelli è stato un anno fondamentale per almeno tre avvenimenti. Innanzitutto il suo 1) matrimonio: Simone si è sposato il 6 agosto con la splendida modella uruguaiana Ximena Fleitas. Alcuni potrebbero far notare che, dal giorno del “fatidico si”, Bolelli non ha vinto un solo match in un tabellone principale di un torneo del circuito (ha battuto solo Britton e Kim nelle qualificazioni di Cincinnati), ma la coincidenza è troppo clamorosa per avere qualche fondamento di credibilità... Lasciando da parte le combinazioni più o meno attendibili, un’influenza ben maggiore sulla stagione di transizione del Bole ha avuto, a mio avviso, la sua 2) separazione da Claudio Pistolesi avvenuta alla vigilia del Roland Garros dopo tre anni e mezzo di fruttuosa collaborazione. Non so se ci siano altre cause oltre quelle ufficiali dietro l’interruzione di questo efficace sodalizio sportivo, ma non è possibile ritenere ininfluente tutta la questione esplosa l’anno scorso con la FIT che aveva portato alla esclusione di Simone dalla Davis. E’ probabile (anche se potrei sbagliarmi) che questa situazione di lotta armata con la FIT abbia pesato sulla psiche del nostro giocatore soprattutto dopo la brutta figura di Roma (dove indossando una provocatoria maglietta con su scritto “Italia”, aveva rimediato una gran stesa contro Kohlschreiber) anche perché nella prima parte della stagione, pur non ottenendo piazzamenti straordinari, Simone aveva giocato qualche match ad alto livello: il successo nella Hopman Cup contro il top-10 Gilles Simon, una fantastica partita disputata a Dubai con Richard Gasquet persa per 7-6 al terzo, i successi a Montecarlo contro Soderling e al Roland Garros con Berdych e un match meraviglioso giocato punto-a-punto contro Andy Murray a Madrid. Va anche detto, però, che, dalla primavera fino al termine dell’estate, Bolelli ha avuto anche dei 3) problemi fisici che ne hanno certamente condizionato il rendimento.
Fatto sta, una volta concluso il rapporto con Claudio, Simone ha ricucito in fretta i rapporti con la FIT ed è riuscito a prendere parte all’incontro di Davis con la Svizzera di Federer al quale teneva, comprensibilmente, in modo particolare. Dopo qualche torneo senza allenatore, Bolelli da fine luglio si è affidato alle mani sapienti di Riccardo Piatti, il coach italiano più titolato e stimato al mondo. Pochi mesi non sono sufficienti nemmeno per pensare di giudicare il lavoro di un allenatore ma va registrato che la scossa psicologica che molti si attendevano non c’è stata: quattro incontri vinti in nove tornei disputati parlano da soli, ma c’è tempo per lavorare. Sistemate queste questioni extratennistiche in senso stretto, l’anno prossimo Simone potrà ripartire con la mente certamente più libera e con rinnovata tranquillità.
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In questo momento il Bole si sta allenando a Montecarlo con gli altri giocatori della scuderia Piatti. Simone dovrà migliorare in particolare la gestione mentale e tattica del match, soprattutto nei suoi momenti importanti. L’Italia tennistica, oggi, non può prescindere da Bolelli.
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