29 dicembre 2009

UNO SGUARDO AL 2009: ALESSIO DI MAURO

Foto Antonio Costantini

Si conclude con Alessio Di Mauro la serie di articoli del nostro Roberto che, con cadenza settimanale, analizza per TENNIS MASCHILE.com le stagioni dei primi 10 giocatori azzurri nella classifica mondiale. Vi avvisiamo però che la nostra analisi sul 2009 tennistico non si concluderà qui.


(di Roberto Bontempi)

Con Alessio Di Mauro chiudiamo la carrellata sulla stagione dei primi dieci italiani nel ranking ATP. Tra questi, il tennista siracusano è il più “anziano” avendo compiuto i trentadue anni in agosto.

Di Mauro, che un paio di stagioni fa era stato anche numero 68 del mondo, era partito al numero 240 ed ha finito al numero 229, segno di un’annata complessivamente accettabile, articolata in 28 tornei (24 challenger), tutti sulla terra battuta, con 26 incontri vinti su 52 disputati. In realtà, come molti suoi colleghi azzurri e non solo, Alessio ha concentrato gran parte dei suoi successi nel primo semestre del 2009 (addirittura 21 dei 26 match ottenuti), raccogliendo, invece, pochissimo nella seconda metà dell’anno, durante la quale, in tredici tornei, ha superato solo 5 volte un turno.

Il crollo di Di Mauro è iniziato subito dopo il suo acuto più importante di questo 2009: la vittoria nel 30.000$ di Milano in finale sul francese Millot, il sesto successo challenger della sua più che decennale carriera (il primo lo aveva conquistato a Campinas, nel 2001). Nel capoluogo lombardo Alessio aveva superato Volandri in semifinale e, nei quarti, era stato uno degli ultimi avversari di Mathieu Montcourt, numero 108, pochi giorni prima che un male terribile stroncasse improvvisamente la vita del giovane tennista transalpino.

Prima nella vittoria milanese il siciliano aveva ottenuto altri discreti piazzamenti nei tornei challenger: una semifinale a Monza e tre quarti di finale a Bucaramanga, Meknes e Barletta, dove, tra gli altri, era stato in grado di battere il top-100 Marcos Daniel.

Difficile fare previsioni per il 2010 di Di Mauro. L’unica cosa da dire è che Alessio, un po’ come sta accadendo a Lorenzi, disponendo di qualità tecniche buone ma non straordinarie, è riuscito, grazie ad una mentalità dedita al lavoro e al sacrificio, a costruirsi una carriera di tutto rispetto che può tranquillamente fare invidia a tanti altri colleghi italiani, magari in possesso di un gioco più spettacolare, ma che hanno ottenuto meno della metà dei suoi successi. Quindi grande stima e tanti complimenti a Di Mauro che, a trentadue anni, ha ancora tanta voglia di impegnarsi nello sport che ama e che, usando una frase fatta ma mai così appropriata, rappresenta davvero un esempio per i giovani, magari già un po’ “montatelli”, che hanno il desiderio di intraprendere la carriera da professionista.

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