
Foto Getty Images/Giulio Gabbanini
(di Marco Caldara)In occasione di un' esibizione con Fabio Fognini, che ha avuto atto Sabato pomeriggio all' Accedemia Tennis Vavassori di Palazzolo sull'Oglio (Brescia), abbiamo avuto l'occasione di scambiare due parole con il numero uno d'Italia Andreas Seppi, con il quale già a Bra ci eravamo accordati per un'intervista, che poi non si era più fatta per mancanza di tempo. Eccovi una parte della lunga chiacchierata con l'altoatesino:
Eccoci Andreas. Partiamo con un giudizio al tuo 2009.
'Ho avuto un'inizio non facile, perché ho affrontato molti giocatori davvero forti. Giocavo un buon tennis, ma i risultati non arrivavano. Ho faticato e non ho vinto due match consecutivi nello stesso torneo sino a Belgrado. Sono cresciuto da Wimbledon in poi, facendo terzo turno li, semifinale a Umago e vincendo San Marino. Sono stati senza dubbio questi ultimi due i tornei nel complesso migliori. Poi sono calato abbastanza nella trasferta statunitense, per poi riprendere a giocare un buon tennis nei tornei indoor europei, come Basilea e Bercy. Tennisticamente sono cresciuto, in quanto giocare con i big, come Nadal, Federer, Djokovic, Murray etc.. mi è servito a imparare varie cose; però sono mancati dei risultati importanti, ed è questo che pesa'.
Volendo andare nel dettaglio, cosa non ha funzionato?
'Dopo i primi mesi mi è mancata un po' di convinzione nei miei mezzi, che per me è sempre fondamentale. Ho perso molte partite, e questo mi ha tolto tranquillità, anche se a sprazzi ho continuato a giocare bene'.
In quale torneo stagionale hai espresso il tuo miglior tennis?
'Ho giocato bene a Madrid, Wimbledon, ed anche con Verdasco a Parigi. La sfida con Blake è stata una delle vittorie più importanti della stagione, e ha un suo perché. Sono entrato in campo convinto di poterlo battere, aggressivo, pensavo poco al punto singolo o al contesto, il mio obiettivo era la vittoria, sono riuscito a rimanere tranquillo e giocare sciolto e alla fine mi è andata bene. Con i top player invece, come Roger o Nadal, entro spesso in campo un po' troppo 'battuto', e ciò finisce per aggravare ancor di più la situazione. In questi match non ho quasi mai giocato male, ma nei punti importanti mi lascio prendere un po' troppo dalla tensione e li perdo spesso. Poi come detto per me è fondamentale la fiducia, e si acquisisce solo vincendo match importanti, e io nel 2009 ne ho vinti davvero pochi'.
Ci eravamo lasciati il giorno prima della tua seconda trasferta USA, e partivi speranzoso per Cincinnati. Invece non è andata come ti saresti aspettato. Esatto?
'Si. Sono partito per gli Stati Uniti sentendomi bene, e con buone aspettative; cercavo di migliorare la prima parte di stagione. A Cincinnati ho giocato un buon match con Nadal, perdendo 7-6 7-6, ma i punti decisivi non li ho mai fatti, e anche giocando a un buon livello ho perso in due set. A New Haven con Verdasco ero avanti 5-2 nel primo set, poi lui è cresciuto, io mi sono un po' spaventato, andando sotto e non riprendendolo più. Mi manca sempre quel qualcosa in più, e stiamo lavorando per ottenerlo. A New York invece ho giocato davvero male: la sfida con Kohlschreiber credo sia stata la peggiore della stagione. Sono entrato in campo e dopo poco mi son trovato 06 02 senza capire assolutamente nulla. Poi ho provato a rientrare ma lui ormai aveva preso il largo. Ci sono rimasto male dopo quell'incontro; davvero tanta delusione. Una cosa più o meno simile mi era capitata al Roland Garros, con Maximo Gonzalez. Li però comunque io giocai un match discreto, e lui fu bravo nel cogliere le occasioni e fare meglio di me. Con Kohlschreiber invece è stato un match quasi inspiegabile. Poi dopo gli USA ho giocato la Coppa Davis nella quale però non sono stato bene, e quindi ho deciso di fermarmi subito dopo, rinunciando alla trasferta asiatica. Ho fatto quasi un mese senza match ufficiali, e questo ha pesato negli ultimi tornei.
Ora su cosa stai lavorando in particolare?
'Ho appena terminato la parte di 'carico' fisico e atletico (corsa/palestra) ed ora mi sto dedicando all'aspetto puramente tennistico. Con il mio coach Massimo Sartori sto cercando di lavorare prevalentemente su servizio e risposta; più o meno ciò su cui abbiamo lavorato nel 2008, ma senza ottenere i risultati sperati. Poi stiamo cercando di migliorare ancora il back, anche se credo sia cresciuto molto ultimamente'.

Mancano tre settimane all'inizio della prossima stagione. La tua programmazione è nota; non cambierai nulla rispetto al 2008?
Io inizierò da Doha e poi andrò a Sidney, come ho sempre fatto. Poi giocherò gli Australian Open, e a seguire tutti i tornei 'soliti', come la passata stagione. Al momento penso che salterò Zagabria, ma non ne sono sicuro. Devo cercare di giocare meno tornei, e rendere al meglio in quelli di maggiore importanza. Il livello per potercela fare credo di averlo, devo solo riuscirci.
Ti sei posto degli obiettivi per l'anno venturo?
'Sono due anni che sto cercando di non pormi obiettivi in quanto spesso è controproducente. Per farti un esempio. L'anno in cui feci finale a Gstaad ero scivolato fuori dai 100, perché mi ero posto l'obiettivo di approdare nei top50, e quando mi avvicinai al traguardo non pensai più a imporre il mio gioco e migliorare il mio livello, ma solo a vincere più partite possibile per sfondare il 'muro'. Avere degli obiettivi è necessario, ma se diventa un problema è meglio evitare; ed è per questo che cerco di non pensarci. Io gioco torneo dopo torneo. L'importante è allenarsi sempre nella maniera corretta, cercando di non farsi male e di rendere al meglio negli appuntamenti migliori'.
Sei spesso criticato da molte persone, a mio parere poco coerenti, sul tuo atteggiamento a volte troppo tranquillo in campo, e su alcuni match persi un po' ingenuamente. Ti senti di dover dire qualcosa in tua 'difesa'?
'E' vero; ogni tanto perdo dei match davvero in maniera pessima. Citavo prima quello con Kohlschreiber, che è senza dubbio il 'sunto' di tutto questo; ma anche la sconfitta con Gabashvili ad Amburgo non ne va tanto lontano. Io sono un giocatore che ha bisogno di una grossa quantità di fiducia e di prendere il ritmo del match. Per rendere bene devo sempre essere al 100%, ed è quindi automatico che, se qualcosa va male, finisco per fornire brutte prestazioni. Un mio grosso problema inoltre, è che faccio molta fatica ad entrare nel match, e spesso mi 'sveglio' troppo tardi. Devo cercare di lavorare sulla continuità, e come detto prima cercare di giocare meno e rendere di più; non come quest'anno che ho dovuto giocare moltissimi tornei per cercare di aver qualche chances in più'.
E per concludere, un commento sulla tua Serie A?
'La Serie A1 mi piace. E' una buona manifestazione, che inoltre mi permette di giocare dei match ad alto livello, dei match seri, in un periodo di preparazione e di grossi carichi fisici, in modo da 'staccare' un paio di giorni da questo lavoro e poter verificare settimana dopo settimana il mio grado di condizione. Ovviamente quando si scende in campo si cerca sempre di fare il meglio, e a noi del Capri Sports Academy quest'anno è riuscito nel migliore dei modi. La vittoria è sempre ambita, ed è arrivata'.
Un calorosa ringraziamento all'azzurro, sempre molto disponibile e simpatico ai microfoni di TENNIS MASCHILE.com!
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