Parte oggi su TENNIS MASCHILE.com una serie di articoli del nostro Roberto Bontempi che, con cadenza settimanale, andrà ad analizzare nel dettaglio le stagioni dei primi 10 giocatori azzurri nella classifica mondiale. Il primo pezzo della serie 'uno sguardo al 2009' è dedicato all'altoatesino Andreas Seppi.
(di Roberto Bontempi)
Cominciamo l’analisi della stagione 2009 dei primi dieci italiani in classifica da colui che, con certezza, si confermerà il primo azzurro nel ranking mondiale: Andreas Seppi. Il venticinquenne altoatesino, al momento 49esimo tennista al mondo, ha avuto un anno non proprio entusiasmante, privo di grandi acuti. Va ad ogni modo evidenziata la perdita di 15 posizioni in classifica rispetto al 2008, la sua migliore stagione durante la quale era stato capace di issarsi fino alla top-30.
Veniamo ai numeri. L’allievo di Massimo Sartori ha disputato 31 manifestazioni ufficiali tra cui tutti e quattro gli Slam, 7 Master 1000, lo spareggio di Davis e un solo challenger a San Marino (dove, tra l’altro, è arrivata anche la seconda vittoria challenger in carriera in finale su Potito Starace), con un bilancio di 29 incontri vinti e 30 persi. I migliori risultati dell’anno di Seppi, vittoria a San Marino a parte, sono le due semifinali colte nei tornei di Belgrado, in maggio, e Umag in agosto. Per il resto tre eliminazioni al terzo ostacolo (Wimbledon, Master 1000 di Madrid e New Haven), 13 secondi turni e 9 bocciature al primo esame.
Di fronte a queste cifre tutt’altro che esaltanti, però, bisogna sottolineare che, a parte 5-6 partite perse contro avversari decisamente alla sua portata (Korolev, Maximo Gonzalez, Gabashvili, Ramirez Hidalgo, Hajek), delle restanti sconfitte dodici, anche in tornei importanti, sono arrivate contro avversari che si sono qualificati per il Master di Londra (4 con Federer, 2 rispettivamente con Nadal, Djokovic, Murray e Verdasco), e le altre contro avversari che concluderanno il 2009 almeno tra i primi venticinque-trenta del ranking (3 con Wawrinka e 2 con Soderling, appena fuori dal Master, e Andreev). Inoltre va ammesso con soddisfazione che, in tanti di questi incontri, Seppi ha giocato alla pari con i suoi validissimi avversari. Ciò significa a mio avviso due cose: innanzitutto che Seppi, a parte l’eccezione di San Marino, ha fatto sempre la scelta giusta e coraggiosa di giocare, su qualsiasi superficie, i tornei più importanti, nei quali, ovviamente, è più facile incontrare avversari forti fin dai primi turni e dunque più complicato andare avanti; poi, e questa è la nota dolente, che Andreas difficilmente è riuscito a vincere un match contro pronostico.
Ci è riuscito solo tre volte, in pratica. Vediamole. Una volta sull’erba di Wimbledon contro un James Blake, numero 17, fresco della finale disputata contro Murray al Queen’s in quello che, a mio parere, costituisce il successo più importante della stagione dell’altoatesino. Ci è poi riuscito surclassando l’allora numero 31 Jurgen Melzer sulla terra del Master 1000 di Montecarlo, ed infine appena qualche giorno fa, ancora in un Master 1000, a Parigi Bercy, contro uno spento Philipp Kohlschreiber, 26 ATP. Tre giocatori Blake, Melzer e Kolschreiber che, bisogna riconoscerlo, non brillano certo per continuità di rendimento. Per il resto, le altre vittorie di Seppi sono maturate solitamente con avversari di valore inferiore, spesso fuori dalla top-100.
Ora, va da se che vincere un incontro nel tennis professionistico di oggi è complicato anche se si gioca contro il numero 300, per cui a Seppi va dato il grande merito di aver solitamente vinto gli incontri nei quali era favorito, è pur vero, però, che un tennista che abbia qualche ambizione maggiore del 50esimo posto in classifica, dovrebbe, ogni tanto portare a casa qualche match contro tennisti più forti. Mi sembra questo, al momento, il limite maggiore del nostro numero uno, ed è un limite, a mio modesto parere, di ordine soprattutto tecnico e, in seconda battuta, psicologico. Seppi è un ottimo incontrista che, sul ritmo, riesce a giocare alla pari con tantissimi e a fare paura a tanti. Quando però, è il momento di inventarsi qualcosa, di variare un po’ gli schemi nei frangenti caldi di un match contro un top-player, l’azzurro dimostra tutte le sue lacune e, alla fine, finisce per soccombere contro avversari più forti sul piano della personalità. Match come quello con Ferrero ad Umago, ad esempio, o come con Verdasco a Bercy o ancora (dico un’eresia) con Nadal a Cincinnati, un giocatore con una maggiore varietà di schemi ed una personalità più spiccata li avrebbe forse portati a casa, insieme ad conseguente cospicuo carico di fiducia.
Veniamo ai numeri. L’allievo di Massimo Sartori ha disputato 31 manifestazioni ufficiali tra cui tutti e quattro gli Slam, 7 Master 1000, lo spareggio di Davis e un solo challenger a San Marino (dove, tra l’altro, è arrivata anche la seconda vittoria challenger in carriera in finale su Potito Starace), con un bilancio di 29 incontri vinti e 30 persi. I migliori risultati dell’anno di Seppi, vittoria a San Marino a parte, sono le due semifinali colte nei tornei di Belgrado, in maggio, e Umag in agosto. Per il resto tre eliminazioni al terzo ostacolo (Wimbledon, Master 1000 di Madrid e New Haven), 13 secondi turni e 9 bocciature al primo esame.
Di fronte a queste cifre tutt’altro che esaltanti, però, bisogna sottolineare che, a parte 5-6 partite perse contro avversari decisamente alla sua portata (Korolev, Maximo Gonzalez, Gabashvili, Ramirez Hidalgo, Hajek), delle restanti sconfitte dodici, anche in tornei importanti, sono arrivate contro avversari che si sono qualificati per il Master di Londra (4 con Federer, 2 rispettivamente con Nadal, Djokovic, Murray e Verdasco), e le altre contro avversari che concluderanno il 2009 almeno tra i primi venticinque-trenta del ranking (3 con Wawrinka e 2 con Soderling, appena fuori dal Master, e Andreev). Inoltre va ammesso con soddisfazione che, in tanti di questi incontri, Seppi ha giocato alla pari con i suoi validissimi avversari. Ciò significa a mio avviso due cose: innanzitutto che Seppi, a parte l’eccezione di San Marino, ha fatto sempre la scelta giusta e coraggiosa di giocare, su qualsiasi superficie, i tornei più importanti, nei quali, ovviamente, è più facile incontrare avversari forti fin dai primi turni e dunque più complicato andare avanti; poi, e questa è la nota dolente, che Andreas difficilmente è riuscito a vincere un match contro pronostico.
Ci è riuscito solo tre volte, in pratica. Vediamole. Una volta sull’erba di Wimbledon contro un James Blake, numero 17, fresco della finale disputata contro Murray al Queen’s in quello che, a mio parere, costituisce il successo più importante della stagione dell’altoatesino. Ci è poi riuscito surclassando l’allora numero 31 Jurgen Melzer sulla terra del Master 1000 di Montecarlo, ed infine appena qualche giorno fa, ancora in un Master 1000, a Parigi Bercy, contro uno spento Philipp Kohlschreiber, 26 ATP. Tre giocatori Blake, Melzer e Kolschreiber che, bisogna riconoscerlo, non brillano certo per continuità di rendimento. Per il resto, le altre vittorie di Seppi sono maturate solitamente con avversari di valore inferiore, spesso fuori dalla top-100.Ora, va da se che vincere un incontro nel tennis professionistico di oggi è complicato anche se si gioca contro il numero 300, per cui a Seppi va dato il grande merito di aver solitamente vinto gli incontri nei quali era favorito, è pur vero, però, che un tennista che abbia qualche ambizione maggiore del 50esimo posto in classifica, dovrebbe, ogni tanto portare a casa qualche match contro tennisti più forti. Mi sembra questo, al momento, il limite maggiore del nostro numero uno, ed è un limite, a mio modesto parere, di ordine soprattutto tecnico e, in seconda battuta, psicologico. Seppi è un ottimo incontrista che, sul ritmo, riesce a giocare alla pari con tantissimi e a fare paura a tanti. Quando però, è il momento di inventarsi qualcosa, di variare un po’ gli schemi nei frangenti caldi di un match contro un top-player, l’azzurro dimostra tutte le sue lacune e, alla fine, finisce per soccombere contro avversari più forti sul piano della personalità. Match come quello con Ferrero ad Umago, ad esempio, o come con Verdasco a Bercy o ancora (dico un’eresia) con Nadal a Cincinnati, un giocatore con una maggiore varietà di schemi ed una personalità più spiccata li avrebbe forse portati a casa, insieme ad conseguente cospicuo carico di fiducia.
Detto ciò i sostenitori italiani si aspettano grandi cose da Seppi cui auguriamo un 2010 pieno di successi: un tennista come lui, già ora con questi limiti, può stare tra i primi trenta e certamente Seppi, che è ancora giovane ed è un ragazzo serio, insieme al suo valido staff, non lasceranno nulla di intentato per provare a completarsi e tentare la grande scalata alla top-20.
PER CHI VOLESSE LEGGERE L'INTERVISTA RILASCIATA DALL'AZZURRO A TENNIS MASCHILE.COM PRIMA DELLA TRASFERTA STATUNITENSE DI AGOSTO, LA PUO' TROVARE A QUESTO INDIRIZZO.

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