
di Backdoor
Negli ultimi due giorni di incontri, ho preso molti appunti. Riguardandoli mi rendo conto che la maggior parte non merita la fatica di digitare sulla tastiera del mio laptop. Per cui mi risparmio le vostre per considerazioni tipo sulle condizioni climatiche nel Melbourne Park (‘fa molto caldo, sì, perché la temperatura è sopra i 30-35 gradi; ma il tasso di umidità è molto basso, inferiore al 20%. E chi ha fatto sport d’estate con l’umidità superiore al 60-70%, pensa che ‘sti tennisti si lamentano non poco’). Cose di questo genere sarebbe meglio che restassero dove sono.
Invece qualche nota positiva l’ho scritta, e hanno per protagonisti Canas, Djokovic e Andreev. Per rispetto delle gerarchie di classifica inizio con Nole. Durante la partita con Chardy, in due episodi Novak ha mostrato di che pasta è fatto. Prima di procedere premetto che il mio sentimento su Djokovic è ambivalente: mi piace e non mi piace. Mi piace perché è un atleta di grande talento, un campione dotato di killer instinct; e non mi piace perché, per dirla come mia nonna Irma diceva delle persone di cui non si fidava, “el gà el muso da do musi”. Novak è un vincente, non si discute, e dalla prestazione con Chardy escono aumentate le sue possibilità di bissare il successo del 2008. Anche se alcuni suoi atteggiamenti appaiono un bici forzati, al punto da sembrare pianificati (ma non importa).
Invece, ho rivisto il Djokovic che ha conquistato Melbourne docidi mesi fa, e che legittimò la sua ascesa per tutta la primavera scorsa: a inizio match col francese, Nole ha iniziato ad un ritmo definito, che Chardy è bene o male riuscito a tenere, fino al 5-6. A quel punto, come accaduto nella finale con Tsonga, Djokovic ha cambiato marcia: ha alzato il ritmo e..... au revoir Jeremy: break, primo set, e poi soli altri quattro game lasciati al rivale. Per cui, le quotazioni di Nole per la vittoria si impennano, o per dirla nei termini dei bookies, la quota precipita.
All’estremo di Djokovic, rispetto al ranking cioè, metto Canas. O meglio quel che resta di Canas, il Camoranesi del tennis. Mi spiego: match con Gonzalez, terzo set, 2 giochi pari, servizio Canas, 15-30. Lo scambio si svolge sulla diagonale di sinistra, con Willy che sventaglia di diritto sullo rovescio di Gonzo (che và di back). Una-due-tre-quattro volte avanti così con Canas a spingere (?) e Gonzo a respingere, finchè Canas è costretto anche lui ad un rovescio tagliato sulla stessa diagonale, Gonzalez di sposta e……BOOOOM missile di diritto down the line. Per la serie (argentina) “Una volta era un diritto (guerriero)”. Poveraccio Guillermo.
E infine Igor Andreev, A me piace Andreev. Mi piace perché è una atleta eccellente, un tennista più che discreto (?) e un’agonista straordinario: oggi ha vinto 6-4 al quinto set, dopo essersi trovato due set avanti, non aver colto la chance per chiudere straight sets, aver perso il terzo e chiamato il trainer per farsi massaggiare ripetutamente i muscoli addominali. Ora, chi gioca a tennis potrà dire “tutto qui?”. Beh, sarebbe già abbastanza ma manca il dettaglio che Gulbis nel decider era 4-3 e servizio.
Per come ha portato a casa il match con l’iper-valutato Ernests (“Ernesto spara-lesto” ?), mi ha fatto ricordare il Manchester United nella finale di Coppa dei Campioni del 1999 al Camp Nou contro il Bayern Monaco: Never say never. E mi piacerebbe saperlo scrivere in russo.
Negli ultimi due giorni di incontri, ho preso molti appunti. Riguardandoli mi rendo conto che la maggior parte non merita la fatica di digitare sulla tastiera del mio laptop. Per cui mi risparmio le vostre per considerazioni tipo sulle condizioni climatiche nel Melbourne Park (‘fa molto caldo, sì, perché la temperatura è sopra i 30-35 gradi; ma il tasso di umidità è molto basso, inferiore al 20%. E chi ha fatto sport d’estate con l’umidità superiore al 60-70%, pensa che ‘sti tennisti si lamentano non poco’). Cose di questo genere sarebbe meglio che restassero dove sono.
Invece qualche nota positiva l’ho scritta, e hanno per protagonisti Canas, Djokovic e Andreev. Per rispetto delle gerarchie di classifica inizio con Nole. Durante la partita con Chardy, in due episodi Novak ha mostrato di che pasta è fatto. Prima di procedere premetto che il mio sentimento su Djokovic è ambivalente: mi piace e non mi piace. Mi piace perché è un atleta di grande talento, un campione dotato di killer instinct; e non mi piace perché, per dirla come mia nonna Irma diceva delle persone di cui non si fidava, “el gà el muso da do musi”. Novak è un vincente, non si discute, e dalla prestazione con Chardy escono aumentate le sue possibilità di bissare il successo del 2008. Anche se alcuni suoi atteggiamenti appaiono un bici forzati, al punto da sembrare pianificati (ma non importa).
Invece, ho rivisto il Djokovic che ha conquistato Melbourne docidi mesi fa, e che legittimò la sua ascesa per tutta la primavera scorsa: a inizio match col francese, Nole ha iniziato ad un ritmo definito, che Chardy è bene o male riuscito a tenere, fino al 5-6. A quel punto, come accaduto nella finale con Tsonga, Djokovic ha cambiato marcia: ha alzato il ritmo e..... au revoir Jeremy: break, primo set, e poi soli altri quattro game lasciati al rivale. Per cui, le quotazioni di Nole per la vittoria si impennano, o per dirla nei termini dei bookies, la quota precipita.
All’estremo di Djokovic, rispetto al ranking cioè, metto Canas. O meglio quel che resta di Canas, il Camoranesi del tennis. Mi spiego: match con Gonzalez, terzo set, 2 giochi pari, servizio Canas, 15-30. Lo scambio si svolge sulla diagonale di sinistra, con Willy che sventaglia di diritto sullo rovescio di Gonzo (che và di back). Una-due-tre-quattro volte avanti così con Canas a spingere (?) e Gonzo a respingere, finchè Canas è costretto anche lui ad un rovescio tagliato sulla stessa diagonale, Gonzalez di sposta e……BOOOOM missile di diritto down the line. Per la serie (argentina) “Una volta era un diritto (guerriero)”. Poveraccio Guillermo.
E infine Igor Andreev, A me piace Andreev. Mi piace perché è una atleta eccellente, un tennista più che discreto (?) e un’agonista straordinario: oggi ha vinto 6-4 al quinto set, dopo essersi trovato due set avanti, non aver colto la chance per chiudere straight sets, aver perso il terzo e chiamato il trainer per farsi massaggiare ripetutamente i muscoli addominali. Ora, chi gioca a tennis potrà dire “tutto qui?”. Beh, sarebbe già abbastanza ma manca il dettaglio che Gulbis nel decider era 4-3 e servizio.
Per come ha portato a casa il match con l’iper-valutato Ernests (“Ernesto spara-lesto” ?), mi ha fatto ricordare il Manchester United nella finale di Coppa dei Campioni del 1999 al Camp Nou contro il Bayern Monaco: Never say never. E mi piacerebbe saperlo scrivere in russo.
1 commenti:
jiewu98
oluoba66
bacailuona
xinxilan01
moxige
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